Verso il 23 febbraio – La SPD

I socialdemocratici sembrano condannati a una batosta di proporzioni storiche

Dal vincitore annunciato allo sconfitto annunciato.

Olaf Scholz, Cancelliere uscente, sembra destinato a portare la SPD a minimi storici, ben sotto la soglia del 20% – il che vorrebbe dire una catastrofe di proporzioni inaudite per i socialdemocratici. La sua ricandidatura, un affare praticamente scontato per i Cancellieri uscenti, si è rivelata una faccenda estremamente ingarbugliata, che ha rivelato tensioni e linee di frattura interne al partito e ha restituito ai tedeschi l’immagine di un leader debolissimo e dai giorni contati, che forse non può essere salvato neanche dallo scivolone di Merz di due settimane fa. Il passo indietro di Boris Pistorius, lungi dall’essere una faccenda chiusa, rivela come in realtà Scholz sia per certi versi già una figura del passato della SPD, un candidato mandato a sbattere per disfarsene e poter poi ricominciare da capo.

Olaf Scholz (Foto: pa/dpa/Jens Krick)

Scholz, però, sembra crederci ancora. E in questo è aiutato da alcune circostanze esterne, va detto. Ad esempio, ci troviamo adesso nel periodo dei dibattiti televisivi, quelli in cui i candidati vengono invitati negli studi delle trasmissioni per discutere, scambiarsi colpi e farsi vedere dai tedeschi a casa. Vista la frammentazione del panorama politico, questa volta il palinsesto è particolarmente ricco, con 7 scontri in 14 giorni e diverse combinazioni di invitati.

(Fonte: reddit)

Il primo si è tenuto domenica 9 febbraio, e ha visto di fronte Scholz e Friedrich Merz – formato classico con da una parte il candidato conservatore e dall’altra quello dei socialdemocratici. La situazione attuale però è tutt’altro che classica, con l’Union intorno al 30% e la SPD che stenta ad arrivare alla metà, più o meno alla pari con i Grünen e staccata di diversi punti da AfD seconda; l’impressione lasciata da una struttura di questo tipo, tuttavia, è che la Cancelleria sia una faccenda ristretta a loro due, Merz e Scholz, soprattutto dal momento che si trattava del primo duello, quindi tendenzialmente il più seguito, quello che in qualche modo imposta il tono anche per gli altri. Un’impressione che naturalmente favorisce Scholz, presentandolo come l’unica alternativa possibile a una Cancelleria Merz – contrariamente a quanto i sondaggi sembrano suggerire.

Il primo dibattito non sembra aver smosso molto – secondo numerosi osservatori si è risolto in un sostanziale pareggio, al massimo in una ridottissima vittoria per Scholz. Quasi tutti però sono rimasti delusi, come spiega bene questo editoriale dello Spiegel, perché si è trattato di uno scontro tutto rivolto al passato, a dibattere di quanto fatto nei mesi scorsi o di quelle che vengono individuate come emergenze del momento, senza però alcuna visione del futuro e dei problemi che la Germania dovrà affrontare negli anni a venire. Non una parola sul cambiamento climatico e la transizione energetica. Giusto un paio di passaggi su Trump e sul ruolo della Germania (e dell’Europa) nel mondo che assisterà al suo secondo mandato. Niente su ricerca, istruzione, scuola. Ora, è vero che a Berlino vale sempre il celebre motto di Helmut Schmidt, Cancelliere socialdemocratico degli anni Settanta (Wer Visionen hat, sollte zum Artz gehen, “Chi ha visioni, deve andare dal medico”), ma quanto visto domenica sera restituisce davvero una sensazione di miseria, di piccolezza, di miopia. Di una politica fatta come se non ci fosse un domani. Come dice l’editoriale, un relitto del passato. Ed è ragionevole ipotizzare che, dal 24 febbraio, fra questi relitti del passato figurerà anche Olaf Scholz.

Programma

Il programma della SPD è piuttosto corposo: 68 pagine, di cui trovate anche una versione estremamente riassunta (di una pagina!) anche in inglese.

La parte del leone la fa l’economia, che occupa le prime 20 pagine. Il problema è però un po’ quello di tutti i programmi elettorali: si trovano meravigliose intenzioni, ma le indicazioni precise scarseggiano. I socialdemocratici vogliono innescare una “nuova ripresa” in Germania, che dia il via a un “Made in Germany 2.0”, ma non è chiarissimo come lo si possa fare: certo, con una “cornice legislativa chiara” e un “forte impulso agli investimenti” (Investitionsturbo), e su quello siamo tutti d’accordo, ma con quali soldi? Con quali coperture? Viene chiaramente citata l’intenzione di ridurre i costi dell’energia e di supportare settori specifici, ma in che modo?
L’unica indicazione, su cui si punta molto, è la creazione di una “Fondo per la Germania” (Deutschlandfond) che mobiliti capitali pubblici e provati per gli investimenti in ambiti energetici e infrastrutturali, a basso impatto burocratico e inizialmente finanziato per 100 miliardi di euro. Una riduzione della burocrazia dovrebbe anche essere ottenuta trasformando le sovvenzioni in settori strategici in premi e bonus fiscali (Made in Germany-Bonus).

La SPD vuole lottare per un sacco di cose: un futuro energetico pulito, un’economia stabile, la sicurezza lavorativa, il rafforzamento dei sussidi di disoccupazione e delle istituzioni di concertazione sindacale. La domanda sul come, però, resta aperta.

L’altro tema dominante della campagna elettorale, l’immigrazione, fa la sua comparsa solo verso la fine, e indirettamente, mascherata in una sezione dedicata al “sentirsi al sicuro e a casa in Germania”. L’obiettivo è una distribuzione dei rifugiati in arrivo “realmente solidale”, a livello continentale coordinato, “a cui partecipino tutti gli Stati membri”. E nonostante l’aria che si respira nel Paese, e che in realtà Scholz stesso con alcune sue dichiarazioni ha contribuito a creare, viene affermato con nettezza che “la chiusura delle frontiere e i respingimenti generalizzati al confine contraddicono lo spirito di uno spazio comune di libertà, di sicurezza e di giustizia”. Lasciandosi però una porticina aperta: la reintroduzione temporanea di controlli alle frontiere deve restare “un’eccezione assoluta”. I flussi però andranno regolati con accordi globali, focalizzati sulle opportunità di impiego e formazione e sull’impegno, da parte dei Paesi di terzi, di riprendersi chi dovrà lasciare la Germania. A differenza dell’Union, poi, i socialdemocratici vogliono mantenere i ricongiungimenti familiari per i rifugiati che hanno diritto alla protezione sussidiaria – cioè coloro che non scappano da persecuzioni mirate specificatamente contro la loro persona, ma che comunque nei luoghi di origine rischiano concretamente di subire condanne a morte o tortura. Il che però, effettivamente, dice più dell’Union che della SPD.

Prospettive

La SPD ha davanti a sé due scenari possibili.

O va male, ma talmente male, che non riesce a dare all’Union il sostegno che le serve per formare una maggioranza; oppure va male, ma non troppo male, e riesce a dare all’Union il sostegno che le serve per formare una maggioranza – e dare così vita a una nuova Grosse Koalition che, a quanto pare, sarebbe l’opzione preferita dai tedeschi.

In entrambi i casi il destino di Olaf Scholz è segnato. Andare all’opposizione significa rifondare il partito, con una nuova leadership; e sebbene il Cancelliere uscente non sia tecnicamente il capo dei socialdemocratici, è naturale che verrebbe visto come il principale responsabile della sconfitta, il volto della disfatta, e dunque si troverebbe costretto a farsi da parte. Ma anche in un’ipotetica coalizione con l’Union, come potrebbe mai accettare di fare il Ministro dopo essere stato Cancelliere? La SPD si prepara insomma al post-Scholz, e due sembrano essere i candidati più credibili alla successione. Da un lato c’è Boris Pistorius, Ministro della Difesa uscente e campione socialdemocratico di popolarità; dall’altro Lars Klingbeil, attuale co-leader del partito insieme a Saskia Esken. Pistorius, candidato mancato, autore del nobilissimo passo indietro, ha ora tutto da guadagnare: può comodamente assistere al naufragio di Scholz, godersi il profluvio di “Ah, se avessimo candidato Pistorius!”, e raccogliere intorno a sé le istanze di rinnovamento e le invocazioni di “nuovo corso” della SPD; Klingbeil, dal canto suo, può vantare forse il più intricato ed esteso network fra i Genossen, costruito con certosina dedizione negli anni passati a fare prima il Generalsekretär e poi il co-leader del partito.

Boris Pistorius e Lars Klingbeil (Foto: picture alliance / Noah Wedel/Noah Wedel)

Curiosità e cose buffe

Lo sappiamo bene: uno dei problemi più comuni, nelle democrazie mature, è la bassa affluenza. Diamo talmente per scontati la nostra libertà e i nostri diritti che non prendiamo veramente a cuore il momento cardine della nostra vita di cittadini, e disertiamo le urne. Per controbattere questa perniciosa tendenza la città di Duisburg, governata dalla SPD, ha deciso di offrire un bonus extra a chi approfitterà della possibilità di votare in anticipo. E cosa c’è di meglio per motivare un tedesco di un bel boccale di birra? Gli elettori di Duisburg che si recheranno nelle apposite urne sabato 15 febbraio, fra le 10 di mattina e le due del pomeriggio, riceveranno in regalo uno snack e una bevanda, fra cui spicca la König Pilsener, famosissima birra chiara locale prodotta sin dal 1858.

Edoardo Toniolatti

@EdoToniolatti

Qui di seguito le schede uscite finora:

L’Union

5 pensieri riguardo “Verso il 23 febbraio – La SPD”

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