Sophie Scholl, la ragazza centenaria

Una bella iniziativa per celebrare il centenario della nascita di Sophie Scholl, il volto più conosciuto della “Rosa Bianca”

Una ragazza sui vent’anni è seduta su un treno; è diretta a Monaco di Baviera, dove inizierà a frequentare l’Università alla quale è iscritta.

Come tante altre studentesse della sua età, vuole immortalare questo momento, così registra una storia su Instagram: sorride in camera, mentre si infila una margherita dietro l’orecchio; non è un gesto di vanità, piuttosto di leggerezza, un modo per contrastare alcuni pensieri avversi, come quello per il fidanzato lontano. La ragazza si domanda quando potrà rivederlo; un attimo dopo, si avvicina il controllore che le chiede il biglietto e la saluta così: 

“Heil Hitler!”

Non è uno scherzo. Siamo nel 1942 e quella ragazza di ventuno anni si chiama Sophie Scholl. Nata nel 1921 nel sud della Germania, questo maggio Sophie avrebbe compiuto cent’anni. La sua storia, quella del fratello Hans e degli altri membri della “Rosa Bianca”, il gruppo di giovani attivisti che fecero circolare le loro idee avverse al regime nazista mediante opuscoli e volantini, e che pagarono per questo con la propria vita, viene ora raccontata in prima persona sul profilo Instagram @ichbinsophiescholl, dove l’attrice Luna Wedler presta il volto a Sophie. L’idea è stata apprezzata per originalità e freschezza e portata avanti con successo dalle emittenti locali tedesche SWR e BR (Südwestrundfunk e Bayerischer Rundfunk). Coerentemente con il media adottato, Sophie si rivolge al pubblico social di Instagram, composto soprattutto da giovani, raccontando i momenti salienti della sua vita e le vicende che l’hanno cambiata: il trasferimento da Ulm a Monaco, come studentessa della Ludwig-Maximilians-Universität, la stessa di suo fratello Hans; le preoccupazioni per Fritz, il fidanzato, soldato della Wehrmacht, in quel momento impegnato sul fronte russo; la partecipazione attiva al gruppo dissidente, culminato con la coraggiosa azione di distribuire migliaia di volantini contro il regime nell’ateneo bavarese, che le costerà l’arresto insieme al fratello il 18 febbraio 1943, il conseguente processo e la condanna a morte solo 4 giorni dopo. Il progetto Instagram, di lungo respiro, seguirà quindi questo sviluppo temporale per chiudersi a febbraio dell’anno prossimo. 

Foto: SWR/Rebecca Rütten/Sommerhaus Film

È impossibile non notare che proprio quel 18 febbraio 1943, mentre Sophie e suo fratello venivano interrogati dalla Gestapo, nel palazzetto dello Sport di Berlino il ministro della Propaganda del regime nazista, Joseph Goebbels, pronunciava il famigerato Sportpalastrede, in cui inneggiava alla totaler Krieg, la guerra totale. Con estrema lucidità, i membri della resistenza tedesca della “Rosa Bianca”, ispirati a valori religiosi e liberali, avevano invece compreso la follia del conflitto mondiale, nonché l’impossibilità della Germania di vincerlo e la catastrofe che ne sarebbe conseguita se non ci si fosse opposti in ogni modo al regime. Profeticamente, vedevano nella Germania federale e nell’Europa unita il futuro della propria nazione e del continente. Nel penultimo volantino redatto e distribuito solo il mese prima, a gennaio del ’43, si legge infatti:

Solo attraverso un’ampia collaborazione dei popoli europei si può creare la base su cui sarà possibile una costruzione nuova. Ogni potere centralizzato, come quello che lo stato prussiano ha cercato di instaurare in Germania e in Europa deve essere soffocato sul nascere. La Germania futura potrà unicamente essere una federazione. Solo un sano ordinamento federalista può oggi ancora riempire di nuova vita l’Europa indebolita. La classe lavoratrice deve essere liberata mediante un socialismo ragionevole dalla sua miserabile condizione di schiavitù. Il fantasma di un’economia autarchica deve scomparire dall’Europa. Ogni popolo, ogni individuo hanno diritto ai beni della terra! Libertà di parola, libertà di fede, difesa dei singoli cittadini dall’arbitrio dei criminali stati fondati sulla violenza: queste sono le basi della nuova Europa.

Foto: Instagram

Anche Sophie Scholl, inizialmente, fu attratta come moltissimi ragazzi dal nuovo regime e fece parte, giovanissima, del gruppo Bund Deutscher Mädel, il ramo femminile della gioventù hitleriana. Tuttavia, abbandonò molto presto l’organizzazione, accorgendosi del carattere repressivo e totalizzante a cui mirava la società prefigurata dai nazisti. Allo stesso modo suo fratello Hans, impegnato come soldato, fu testimone della barbarie indicibile della guerra e ne divenne un deciso oppositore. C’è nei fratelli Scholl la volontà di smascherare le bugie del regime, l’asfissia della propaganda, utilizzando in fin dei conti il metodo più conforme: non le armi, ma la forza della parola scritta. Certamente in Germania la resistenza a Hitler, fiaccata dalla brutale repressione, era composta da gruppi molto eterogenei, che spaziavano dai movimenti clandestini di sinistra a quelli che orbitavano intorno alla Chiesa e all’aristocrazia tedesca, fino alle gerarchie più alte dell’esercito. Le opposizioni al regime furono avversate fin dalla presa del potere, se pensiamo alla quantità enorme di persone che furono assassinate, torturate, messe in prigione o inviate nei campi di concentramento, nonché condannate mediante processi farsa, molto spesso conclusi con verdetti di esecuzione capitale, proprio come capitò ai fratelli Scholl e a Christopher Probst, l’altro membro della “Rosa Bianca” che finì imputato insieme a loro. 

Questa vicenda è diventata certo un simbolo dell’opposizione al nazismo ed è stata raccontata in molte forme, dall’opera lirica al teatro, dai fumetti al cinema. Prima di Luna Wedler, infatti, numerose sono state le attrici tedesche a confrontarsi con questo ruolo: come Lena Stolze, che interpretò Sophie al cinema per ben due volte nello stesso anno, il 1982, nei film Die weiße Rose di Michael Verhoeven e Fünf letzte Tage di Percy Adlon, quest’ultimo incentrato sugli ultimi giorni della ragazza, narrati dalla prospettiva della sua compagna di cella, la militante comunista Else Gebel. La fine di Sophie Scholl è stata raccontata anche da una pellicola più recente, La Rosa Bianca – Sophie Scholl di Marc Rothemund, del 2005, interpretata da Julia Jentsch, un lavoro candidato agli Oscar come miglior film straniero. Interessante anche la versione teatrale Name: Sophie Scholl, nella quale si espone il dilemma di una giovane studentessa di diritto che porta lo stesso nome di Sophie Scholl e deve perciò confrontarsi con la sua figura storica. 

Foto: Instagram

Che valore possiede utilizzare Instagram, diventare followers di Sophie oggi nel 2021?  È un modo per perpetuare i suoi ideali di libertà e partecipare così all’avversione contro ogni forma di dittatura; è anche un tentativo per costituire un “canale diretto” con la ragazza che, all’interno di una ricostruzione storica accurata con pagine di diario, testimonianze, filmati e foto d’epoca, riesce a farci entrare nel suo mondo, rendendoci partecipi alle vicende come se fossimo anche noi testimoni di quell’epoca.

Domenico Ippolito

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