No, non sarà una festa di sport

Il contesto intorno alla partita fra SC Freiburg e Maccabi Tel Aviv mostra quanto ingarbugliata sia in Germania la questione palestinese, e come spesso istituzioni e organizzazioni tedesche si trovino in difficoltà nell’affrontarla.

No, non sarà una festa di sport la partita di Europa League tra il mio SC Freiburg e il Maccabi Tel Aviv, che si terrà qui a Friburgo domani sera.

La Polizia cittadina ha annunciato che questa sarà accompagnata “dal più grande dispiegamento di forze dai tempi della visita del Papa nel 2011”, (4000 poliziotti, elicotteri, droni, metal detector allo stadio, divieto di portare bandiere nei settori neutrali dello stadio…), ma le attenzioni sembrano mal riposte.
Certo, in Germania l’attenzione verso ogni forma di antisemitismo è (giustamente) altissima e la discussione su ogni questione che riguardi Israele estremamente complicata.
Eppure in questo caso le scelte delle istituzioni e il dibattito sui media sono poco comprensibili.

Foto: SWR

Poco più di un mese fa attivisti del gruppo di associazioni Solidarität mit Palästina hanno pubblicato una petizione online che pur senza grande visibilità ha ottenuto quasi 1500 firme. Gli estensori hanno voluto “dare un segnale che la violenza razzista e la glorificazione del genocidio non hanno posto a Friburgo” e hanno chiesto tre cose: il Comune deve chiedere l’esclusione delle squadre israeliane dalle competizioni sportive, il SC Freiburg devolvere l’incasso della partita alle vittime di Gaza; Comune e società impedire l’accesso allo stadio ai tifosi del Maccabi. Probabilmente la petizione avrebbe potuto essere meno generica e più specifica, concentrandosi soprattutto sul comportamento degli ultras di estrema destra del Maccabi, che nelle tre partite precedenti (Birmingham, Amsterdam e Stoccarda) si sono resi protagonisti di comportamenti vergognosi e criminali. Numerosi video testimoniano di canti che inneggiano alla violenza sessuale, slogan irripetibili che irridono i morti di Gaza e una bella serie di saluti romani. Saluto romano, che in Germania (Hitler-Gruß) è sanzionato, come è giusto, in modo pesantissimo. La sanzione dell’UEFA contro questi episodi (esclusione dei tifosi avversari)  è “condizionata”, cioè verrà applicata eventualmente la prossima volta. Contro tutto questo e contro la pallida reazione delle istituzioni tedesche – gli ultimi episodi sono avvenuti a Stoccarda, addirittura nello stesso Bundesland di Friburgo – avrebbe dovuto essere concentrata la petizione.

La risposta di Freiburg Bündnis gegen Antisemitismus (Alleanza contro l’Antisemitismo) minimizza questi episodi sostenendo che “La petizione si basa sul pericoloso principio della responsabilità collettiva. Prende il comportamento scorretto di singoli gruppi di tifosi, per lo più radicali, come pretesto e ne estende la responsabilità in modo generalizzato a tutti i sostenitori del Maccabi Tel Aviv…” aha! Come se questo nel calcio fosse la prima volta (chiedere a qualsiasi normalissimo sostenitore della Lazio o del Rostock quante volte si è sentito dare del fascista…). Il comunicato arriva addirittura a sostenere che venga applicato una sorta di “doppiopesismo” nei confronti dei supporter di Tel Aviv, quando in realtà sembra vero il contrario: il principio della responsabilità collettiva proprio questa volta non viene applicato!

Il Comune di Friburgo, peraltro gemellato con Tel Aviv, città laica, liberale e di sinistra, dove la popolarità di Netanyahu è bassissima, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

Alla fine la posizione più saggia (e senza dubbio quella meglio esposta) è forse quella dei quattro gruppi Ultras del SC Freiburg (Corrillo Ultras, Immer Wieder Freiburg, Supporters Crew Freiburg e.V., Synthesia Ultras 79). Questi, per la prima volta nella storia, boicotteranno la partita, e coerentemente non rivenderanno i loro biglietti.
Secondo il comunicato, le misure di polizia creano “un quadro complessivo che incide in modo così grave sulle libertà della cultura dei tifosi, da averci spinto a decidere di non assistere alla partita”. Al tempo stesso però avvertono che non tollereranno “che singoli individui sfruttino la nostra assenza per strumentalizzare questo ambito ai fini della propria agenda politica. Ci opponiamo a una deliberata interpretazione distorta della nostra decisione. Siamo consapevoli dei conflitti attuali e della loro portata, che vanno ben oltre le possibilità di presa di posizione di una curva di tifosi nell’ambito di una partita di calcio. Sosteniamo la necessità di contrastare con decisione ogni forma di discriminazione, esclusione ed espressioni e pratiche disumane, indipendentemente dalla loro origine ideologica, sia nei giorni di partita allo stadio sia al di là di essi.”
L’avvertimento è chiaro, sia verso “Solidarietà con Palestina”, sia verso l’”Alleanza contro l’Antisemitismo”.

La cosa forse più assurda è che tutte queste misure saranno in vigore nonostante da Tel Aviv siano previste poche decine di persone, le quali, leggo nel comunicato della Polizia di stamattina, non verranno nemmeno accompagnate allo stadio! Non c’era la necessità di proteggerli? È verissimo che in Germania le associazioni ebraiche e legate ad Israele hanno subito numerosi attacchi criminali ed è giusto mantenere altissima l’attenzione sull’antisemitismo nonostante gli orrori di Gaza; ed è giusto che la polizia sia allarmata in un caso come questo. Ma trascurare completamente la discussione sul comportamento fascista e criminale dei tifosi del Maccabi che potranno venire nel nostro stadio è totalmente inaccettabile.

Vedremo come andrà a finire quella che per me è già una brutta giornata.
E molto probabilmente allo stadio non andrò nemmeno io.

Andrea Burzacchini

1 commento su “No, non sarà una festa di sport”

  1. Il tema della responsabilita’ collettiva e’ sicuramente piuttosto articolato e scivoloso.

    A mio parere, mentre non e’ semplice identificare ed attribuire parte delle responsabilita’ di una certa azione (o pensiero) ad una intera collettivita’, e’ anche ragionevolmente vero che perseverando nel voler analizzare certi fenomeni in maniera strettamente circoscritta (in questo caso ai singoli Ultras) si continua, imperterriti, a trascurare che certi fenomeni accadono anche (certamente non solo, ma anche) perche’ esistono enabler, facilitatori, che quei fenomeni li tollerano, se non addirittura li permettono (direttamente o indirettamente che sia, anche solo voltandosi dall’altra parte).

    Se io fossi un tifoso e viaggiassi per assistere alle partite, sarei estremamente a disagio se per la mia stessa squadra partecipassero anche razzisti o violenti, e quasi sicuramente non andrei piu’ allo stadio, perche’ sarei perfettamente conscio che, anche se indirettamente, il mio parteciparvi in un certo senso facilita anche la presenza degli ultras estremisti. Non credo che questo aspetto sia facile da comprendere, come anche non lo e’ (per me) da spiegare, e magari risulta anche controintuitivo. Io non andrei allo stadio, e lo renderei noto, pubblico, in una qualche maniera (magari la classica lettera aperta), perche’ la mia non partecipazione sarebbe una forma di attivismo che, io penso, non debba rimanere sconosciuta.

    Io sono fermamente convinto che c’e’ una solida base di correttezza nell’identificare responsabilita’ collettive (quando non addirittura una sorta ci coscienza collettiva che include, come parte del suo esistere, tutte le forme di quella collettivita’, incluse quelle minoritarie ed estremiste), e che la nostra piu’ che ampia impreparazione alla comprensione e riconoscimento di cio’, e’ una di quelle carenze che, di fatto, permettono l’accadere di una marea di cose orrende, siano essi i cori razzisti allo stadio, il consumo di carni e derivati che causano un vero e proprio olocausto animale, o il genocidio a Gaza, che non e’ certo compiuto per unica volonta di un PM o di un ristretto gruppo di governanti, ma che e’ sostanzialmente permesso dalla forte ideologia sionista, impersonata da un intero popolo (il fattore “enabler”).

    Percio’ no, io non vorrei mai che le responsabilita’ di cio’ che accade per “mano” dei tifosi estremisti siano attribuite esclusivamente a quel gruppo di tifosi. Tutta la tifoseria nel suo complesso, e le societa’ calcistiche anche (o soprattutto) hanno le loro brave responsabilita’, dirette o indirette che siano. Non sviscerarle, non renderle chiare, e’ il grosso problema, qua.

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Lorenzo Lucioni Cancella risposta