Poi magari sarà tutta una tempesta in un bicchier d’acqua, ma per ora l’impressione è che la giornata id ieri, 29 gennaio 2025, finirà nei libri di storia come uno spartiacque della politica tedesca, una data storica rispetto alla quale c’è un prima e un dopo.
Ieri pomeriggio, infatti, una delle proposte in cinque punti sul tema dell’immigrazione e della gestione dei rifugiati avanzata da Friedrich Merz, il capo della CDU e probabile prossimo Cancelliere, è stata approvata al Bundestag con i voti di AfD. È la prima volta, a livello nazionale, che una mozione passa al Parlamento Federale grazie al sostegno diretto ed esplicito del partito di estrema destra. Ed è una prima volta gravida di conseguenze.
Un paio di considerazioni, in ordine sparso.
Il piano in cinque punti di Merz è molto restrittivo, per usare un eufemismo. In maniera molto concisa, può essere riassunto così: 1) controlli permanenti a tutti i confini tedeschi; 2) respingimento immediato per tutti coloro che non hanno documenti di ingresso nel Paese validi, anche se hanno fatto richiesta di asilo; 3) detenzione per le persone obbligate a lasciare la Germania; 4) aumento dei rimpatri, anche verso Siria e Afghanistan, e costruzione di centri per il rimpatrio dedicati; 5) arresto e detenzione per gli immigrati che abbiano trasgredito alle leggi o siano considerati ni qualche modo “pericolosi”, fino all’espatrio volontario o all’espulsione.
La proposta segue alcune settimane in cui Merz ha decisamente cambiato marcia sul tema dell’immigrazione, dopo i fatti di Magdeburgo e di Aschaffenburg, probabilmente con l’intento di scippare il tema ad AfD e capitalizzare su una questione che ormai da tempo è diventata cruciale in Germania. Nei giorni scorsi il capo della CDU aveva dichiarato di voler presentare la mozione al Bundestag invitando i partiti democratici a votarla, proprio per evitare che passasse coi voti decisivi ad AfD – come è poi successo. Ma una roba così, per di più in piena campagna elettorale, SPD e Grünen potevano votarla?
Friedrich Merz si è preso una responsabilità gigantesca, che rischia di farlo passare alla storia come quello che ha “aperto la porta” del governo nazionale ai neonazisti. Hai voglia a spiegare e argomentare, come lui e molti altri nella CDU stanno facendo in queste ore, che “una proposta giusta è giusta anche se la sostengono le persone sbagliate”: oggi il capo della CDU è soprattutto l’uomo che, dopo aver giurato e spergiurato che sotto la sua leadership non ci sarebbe stata mai alcuna collaborazione con AfD, fa passare una sua mozione con i voti degli alternativi. Uno dei termini con cui sta venendo più spesso apostrofato sui social media tedeschi è Verräter, “traditore”.
Quello che stupisce, poi, è ciò che sembra autentica miopia politica. Il piano è di spostarsi molto a destra sul tema dell’immigrazione per sottrarre consenso ad AfD e ridurne il sostegno, ma se c’è una cosa che la storia insegna – quella tedesca sul tema, ma anche quella generale – è che questa cosa qui non funziona praticamente mai. L’unico effetto è quello di spostare più a destra il centro del dibattito, facendo diventare “moderate” posizioni che fino all’altro ieri erano “estreme”, e in ultima analisi favorendo chi quelle posizioni estreme le sosteneva già l’altro ieri. Non è un caso che gli ultimissimi sondaggi vedano per la prima volta la CDU sotto il 30% e AfD di nuovo sopra il 20%: perché come diceva quello, fra l’originale e l’imitazione la gente alla fine sceglie sempre l’originale.
E infatti a festeggiare ieri è stata soprattutto AfD. Alice Weidel, candidata alla Cancelleria degli alternativi, l’ha definito “un giorno storico per la Germania”, e le hanno fatto eco numerosi altri leader e parlamentari del partito, che hanno inneggiato a una “nuova era” che inizia ora il Paese.

Bisogna però capirsi su cosa intendiamo con “nuova era”. Molti sostengono che, a questo punto, è chiaro che Friedrich Merz si prepara a governare con AfD. A me però uno scenario simile continua a non sembrare realistico, per un motivo molto semplice: è proprio ad AfD che non conviene. Entrare in una coalizione con i conservatori, in qualità di partner di minoranza, vorrebbe dire dover accettare dei compromessi tali da risultare in una specie di suicidio, rinnegando alcuni dei suoi punti centrali ad esempio in tema di Europa o sostegno all’Ucraina. Vorrebbe dire, da certi punti di vista, ripetere l’esperienza della FDP nel governo semaforo: “snaturarsi” al punto tale da perdere una valanga di supporto, consenso ed elettori. E chi glielo fa fare? AfD non ha bisogno di andare al governo, perlomeno non così: è già riuscita ampiamente ad influenzare il dibattito pubblico e quello politico, trasformando la sua posizione sull’immigrazione nel nuovo “centro” e sfruttando gli altri partiti per implementare politiche che non sfigurerebbero nel suo programma.
Poi certo, moltissimi tedeschi oggi sono indignati e furiosi, e sicuramente nei prossimi giorni ci saranno numerose manifestazioni di piazza contro l’estremismo di destra, il razzismo e tutto quanto, però io non dimentico che quei tedeschi che un anno fa scesero per strada a migliaia per protestare contro AfD e i piani di “Remigration” erano poi gli stessi che a larghissima maggioranza (l’83%) concordavano con Olaf Scholz quando il Cancelliere diceva che “bisogna iniziare a rimpatriare in grande stile”.
Ovviamente un accordo CDU-AfD non converrebbe neanche alla CDU. Vorrebbe dire assumersi un’altra responsabilità gigantesca, superiore anche a quella già enorme che si sono assunti ieri. Anche per questo è ragionevole ipotizzare che quanto accaduto al Bundestag non renda necessariamente più probabile un governo CDU-AfD; però il problema, come notava ieri sera il giornalista inglese di stanza a Berlino James Jackson, è che rende molto più difficile un governo senza AfD. Perché quanto successo crea un precedente gravissimo, che complica terribilmente ogni trattativa con i partner potenzialmente più probabili, SPD e Grünen – i quali naturalmente sono incazzati come bisce, e probabilmente di una CDU a guida Merz non ne vorranno più sapere.

Si crea quindi un cortocircuito paradossalmente molto interessante. Friedrich Merz ha vinto una battaglia politica ieri, ma potrebbe essersi reso molto più complicato vincere la guerra – e cioè diventare Cancelliere. Perché per farlo non basta vincere le elezioni, cosa che probabilmente non è in dubbio; bisogna anche trovare una maggioranza in Parlamento, ed è questo passaggio che da ieri pomeriggio è diventato molto più difficile. Come scriveva ieri sera Sascha Lobo (che se frequentate Kater probabilmente avete già sentito nominare), “Fino a un quarto d’ora fa ero assolutamente certo che Friedrich Merz sarebbe diventato il prossimo Cancelliere. Ora non più.”

Ed è ipotizzabile che l’umore nella CDU non sia dei migliori. Nonostante le dichiarazioni di circostanza, è probabile che a molti l’azzardo di Merz non sia piaciuto; senza dubbio sappiamo che almeno a una persona non è piaciuto, e non una persona qualunque.

Infine, una considerazione numerica su quanto successo ieri. Lo Spiegel ha pubblicato un’utile infografica interattiva che mostra chi ha votato cosa. La mozione è passata con 348 voti a favore: quelli di AfD (compatti, solo un parlamentare assente), FDP (che però tra le sue fila conta 8 assenti e 2 astenuti), 6 fraktionslos – cioè non appartenenti a nessun partito – e naturalmente Union (con 8 assenti e addirittura un voto contrario). Contrari in 344: SPD (con 7 assenti), Grünen (con 2 assenti), 2 fraktionslos (fra cui Volker Wissing, il Ministro dei Trasporti del governo semaforo che ha lasciato la FDP) e la Linke (con 2 assenti). Lo scarto fra i Sì e i No, dunque, è stato solo di 4 voti. E sapete, oltre ai 2 della FDP, chi sono gli altri 8 deputati che si sono astenuti, e la cui astensione possiamo dire sia stata decisiva?
Esatto, quelli del BSW – il Bündnis Sahra Wagenknecht.

6 pensieri riguardo “Una giornata storica, per le ragioni peggiori”