Il diritto all’indifferenza

Cosa significa essere omosessuali in Italia e in Germania? Ne abbiamo parlato con Anna Paola Concia, ex-deputata italiana che vive e lavora in Germania

Anna Paola Concia, ex-deputata del Partito Democratico e da sempre una delle figure italiane più attive sul tema dei diritti civili, vive e lavora ormai da diversi anni in Germania, a Francoforte: in occasione del Christopher Street Day nella città dell’Assia le abbiamo chiesto di raccontarci cosa significa “vivere” l’omosessualità in Germania e in Italia, a partire dalla sua esperienza in entrambi i paesi.

Kater: Una differenza secondo me molto evidente fra Italia e Germania risiede in quello che definirei il peso dato all’omosessualità nello spazio pubblico. Mi spiego meglio usando come esempio la politica. In Italia, se uno è dichiaratamente omosessuale e decide di fare politica, è inevitabile che questa sua caratteristica – l’omosessualità – diventi la cifra principale del suo agire politico: le lotte per i diritti lgbt diventeranno per forza il suo campo d’azione principale, a prescindere dalle sue competenze e dalla sua formazione, come se l’essere omosessuale per sua natura “pesasse di più” rispetto a tutto il resto. Puoi essere il più grande esperto mondiale di politiche monetarie, ma se sei italiano, omosessuale e decidi di fare politica, finirai inevitabilmente a occuparti di diritti civili e lotta all’omofobia. In Germania invece non è così: basta citare un paio di esempi per far capire la differenza. L’ex leader dei liberali Guido Westerwelle, ex Ministro degli Esteri e morto di cancro nel 2016, e l’attuale Ministro della Sanità Jens Spahn (CDU): entrambi dichiaratamente omosessuali, la loro carriera politica non è mai stata definita dal loro orientamento sessuale, ma dalle loro competenze. E come dimenticare Alice Weidel, leader di un partito certamente non liberale sul tema dei diritti come AfD eppure omosessuale dichiarata. Per riprendere l’esempio di prima: se sei il più grande esperto mondiale di politiche monetarie, sei omosessuale e decidi di fare politica ma sei tedesco, finirai ad occuparti di politiche monetarie. E’ solo una mia impressione o c’è qualcosa di vero? E se è vero, secondo te vale solo in politica o in generale in tutta la società?

Concia: C’è un dato di verità nella tua domanda, e ha a che fare con il nostro paese, ossessionato dall’omosessualità. Se fai politica e sei nelle istituzioni a tutti i livelli e naturalmente sei gay o lesbica alla luce del sole, la tua omosessualità è un “marchio” che ti porti dietro. A me è accaduto quando ero in Parlamento dal 2008 al 2013. È vero, ho fatto una “feroce” battaglia sui diritti di omosessuali e persone trans, è vero ero l’unica omosessuale dichiarata del parlamento, condizione faticosissima, ma come ho sempre ripetuto “non sono omosessuale di professione”, nel senso che ero e sono una professionista, con un curriculum, delle competenze. Quindi, per tornare alla tua domanda, può essere una gabbia dove vieni infilato. Le cose però stanno cambiando anche in Italia per fortuna. Nella scorsa legislatura deputati come Ivan Scalfarotto, anche lui omosessuale dichiarato che ha sempre condotto battaglie sui diritti civili, è stato sottosegretario alle riforme istituzionali e al commercio con l’estero. Presidenti di Regioni importanti sono stati Niki Vendola e Rosario Crocetta, ci sono amministratori locali omosessuali e persone trans. E nessuno di loro, di noi, ha mai smesso di fare battaglie sui diritti civili! La differenza abissale con la Germania a parer mio è quella che ho scoperto vivendoci da cinque anni: ho guadagnato un diritto, il diritto all’indifferenza. Capisco che questa affermazione può sembrare stonata nel nostro paese, ma l’indifferenza, il fatto che la tua omosessualità non abbia nessun rilievo, non sia qualcosa che viene comunque prima di te, prima di tutte le altre cose che sei, ti dà una sensazione di libertà che mi piacerebbe vivessero tutti i miei connazionali omosessuali in Italia. Ovviamente non significa “rimozione” della tua omosessualità, nel modo più assoluto, significa che davvero è qualcosa di naturale, di normale, irrilevante, non sei comunque “diverso”, in senso negativo ovviamente. Scherzando dico sempre che quando sono qui, dimentico di essere omosessuale. Quando sono in Italia, e ci sono spesso per lavoro, sento un leggero peso sulle spalle. Quel “leggero” peso è la risposta ai tuoi dubbi.

Anna-Paola-Concia
Anna Paola Concia

Da certi punti di vista il percorso tedesco e quello italiano verso il riconoscimento dei diritti per gli omosessuali sono comparabili: certo, i tedeschi ci sono arrivati prima e in Italia ancora non esiste il matrimonio egualitario, ma anche in Germania si è trattato di una strada “a tappe”, culminata con lo Ehe für alle dell’estate 2017. Quali sono le differenze principali che ancora esistono fra i due Paesi, secondo te? In cosa la Germania è più avanti (o magari più indietro, chissà) rispetto all’Italia?

È vero, anche in Germania è stata una strada “a tappe”, iniziata prima e che ha portato al matrimonio per tutti due anni fa, di cui abbiamo usufruito anche Ricarda ed io. Anche in Germania ci sono tante cose da fare, e si fanno: il lavoro più importante in Germania è oggi nelle scuole, nella educazione dei ragazzi e delle ragazze sin da molto piccoli al rispetto di tutti. La differenza fondamentale, secondo me, sta proprio in quello che ti dicevo prima: il diritto all’indifferenza che libera moltissime energie positive in chi lo vive e il fatto che i tedeschi non sono ossessionati nella stragrande maggioranza dalla omosessualità e dalla sessualità in generale. Sono teutonici e pragmatici, ottimizzano le risorse, lo fanno sui temi economici ma lo fanno anche sui temi sociali e culturali. Da noi ci si concentra nel dibattito pubblico in modo ossessivo su cose non dovrebbero avere quella rilevanza, e cioè: chi ami tu?

Una cosa che mi ha sempre colpito molto è la partecipazione di tutta la società al Gay Pride (il Christopher Street Day), un evento che in Germania non è confinato alla sola comunità lgbt ma a cui partecipano veramente tutti: partiti politici, aziende e amministrazioni pubbliche, società sportive e chi più ne ha più ne metta. In Italia l’impressione è che non sia così, che il Gay Pride sia ancora una celebrazione molto “esclusiva” e riservata a un gruppo specifico. Probabilmente la differenza risiede nel fatto che, in Germania, l’omosessualità mi sembra sia vissuta come una cosa normale, per certi versi “irrilevante” – sia dagli etero che dagli omosessuali stessi. E’ davvero così?

Nella mia vita ho partecipato a tantissimi Pride in Italia e in Germania (anche al World Pride di New York quest’anno per i 50 anni di Stonewall). In Germania è una festa popolare alla quale partecipano tutti i cittadini, omo, trans ed etero E perché? Perché tutti sanno che rappresenta, appunto, il ricordo dell’inizio delle battaglie sui diritti civili di omosessuali e persone trans, a NYC 50 anni fa. Non ci sono in Germania quelle polemiche inutili e stupide, come ci sono in Italia, sulla opportunità del Pride. Il Pride è di tutti, è della società che è cresciuta, che si è fatta più giusta, che è diventata migliore, e tutti ne fanno parte, quindi tutti partecipano. Semplice eh?

 

Intervista raccolta da Edoardo Toniolatti

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