Arcobaleno tedesco

Come la politica e la società tedesca partecipano al Gay Pride

Immaginate di andare al Gay Pride in Italia.

Colori, pailettes, gente che balla per strada e tanto divertimento. Inizia la sfilata di carri, e ne vedete uno che sfoggia una bandiera strana, verde-bianca-rossa, con in mezzo qualcosa scritto in bianco. Aguzzate lo sguardo, vi sembra di riconoscerla, poi guardate meglio: cribbio (cit.), ma è una bandiera di Forza Italia! C’è un carro di Forza Italia al Gay Pride?!? Com’è possibile?

Eppure non ci si può sbagliare: quella è proprio la bandiera di Forza Italia, e il carro su cui è issata è proprio quello “ufficiale”, che partecipa al Gay Pride a nome del partito.

Spostatevi qualche centinaio di chilometri più a Nord, in Germania, e questa immagine incredibile non solo diventa possibile, ma è già ordinaria realtà. In occasione del Gay Pride, che qui si chiama Christopher Street Day (abbreviato in CSD) e di solito si tiene a luglio, i partiti politici partecipano con i loro carri alla sfilata. E non solo quelli “progressisti”, eh, non è solo una cosa da SPD, Linke o Grünen: tutti i partiti sono presenti, anche la FDP e la CDU, persino la CSU.

Per dire: nella foto qui sotto, quello a sinistra è Joseph Schmid, deputato CSU al Landtag bavarese, al Christopher Street Day di Monaco del 2016.

Schmid

E questo, invece, è il camion della CSU.

CamionCSU

Beh, tutti tutti no, direte voi: non hai citato AfD.

Vero, ed effettivamente il carro di AfD finora non si è visto. Tuttavia, date un’occhiata a questo articolo di due anni fa. È un’intervista a Mirko Welsch, ex-portavoce degli omosessuali nel partito che nel marzo del 2017 decise di uscire perché, a suo dire, si stava andando troppo a destra, finendo dalle parti di “deficienti nazionalisti” (völkisch Idioten) con cui la convivenza politica era evidentemente diventata impossibile, soprattutto per chi ha  cuore i temi dei diritti civili per gli omosessuali. Ora, d’accordo, Welsch è uscito e gli alternativi vanno sempre più a destra, ma quello su cui vorrei richiamare la vostra attenzione è che in un partito come AfD c’era un portavoce ufficiale degli omosessuali. Mi potreste per cortesia indicare il pari ruolo della Lega, o di Fratelli d’Italia?

CDU
Intanto, altri carri: quello della CDU al CSD di Stoccarda, nel 2009…
(Foto: flicks/Jörg Kanngießer / © by 2.0)
SPD
… quello della SPD a Berlino l’anno scorso…
Verdi
… militanti dei Grünen a Mainz nel 2014…
(Foto: Gisela Kirchstein)
Linke
… uno stand della Linke a Rostock, nel 2013…
FDP
… e uno stand della FDP a Ulm, nel 2016.

Quando si parla di Gay Pride, o di Christopher Street Day, c’è una differenza sostanziale che separa l’Italia dalla Germania.

In Germania, il Christopher Street Day non è una festa di una parte, ma di tutta la società. Tutti partecipano, e si uniscono nel celebrare le conquiste di diritti civili della comunità lgbtqi. Ogni ambito della società, non solo quello impegnato politicamente: alle sfilate partecipano le squadre di calcio e le associazioni sportive, le aziende più famose, persino le università.

Christopher Street Day Day 2016
Questo ad esempio è il carro dei tifosi dell’Eintracht Frankfurt, la squadra che ha di recente eliminato l’Inter dall’Europa League, al CSD del 2016 (Foto: © A2/Peter Hartenfelser)
Vodafone
Questo, invece, quello di Vodafone a Stoccarda, l’anno scorso   (Foto: ©Alfred Denzinger / www.beobachternews.de)
colonia
Università della Sport di Colonia, 2016 (Foto: Lucas Scheid/Kölncampus)

Il Christopher Street Day in Germania è una festa soprattutto inclusiva, che in qualche modo va oltre il “semplice” orgoglio identitario. Il punto non è solo, né tanto, rivendicare il proprio essere lgbtqi: piuttosto, si tratta di fare festa tutti insieme, senza ghettizzazioni di sorta, per celebrare la frontiera dei diritti che si sposta sempre più in avanti, un pezzetto alla volta, in maniera irreversibile.

È quindi difficile immaginare una cosa come il Congresso Mondiale delle Famiglie in Germania – dove infatti la manifestazione non si è mai tenuta, mentre sarà a Verona questo fine settimana – soprattutto a causa delle posizioni di alcuni partecipanti di spicco, diciamo così un po’ problematiche.

Intendiamoci, anche qui ci sono manifestazioni di tenore piuttosto rétro sul tema della famiglia. Ad esempio il Christival, incontro organizzato dalla Deutsche Evangelische Allianz (“Alleanza Evangelica Tedesca”) che si tiene dal 1976 a intervalli irregolari. Però il rapporto che la politica e la società intrattengono con questi eventi è abbastanza diverso.

E per capirlo basta ripensare a quello che successe nel 2008 – come su Facebook ha raccontato Paola Concia – quando all’edizione di Christival a Brema doveva partecipare Ursula von der Leyen, attuale Ministro della Difesa e allora Ministro della Famiglia nel primo governo Merkel, ed esponente di punta della CDU.

Il problema è che quella volta uno dei seminari che si sarebbero dovuti tenere aveva per titolo Homosexualität verstehen – Chance zur Veränderung (“Comprendere l’omosessualità – Opportunità per il cambiamento”, ma il termine Veränderung significa anche “conversione”) – formula che ricorda molto da vicino quelle “terapie di conversione” che dovrebbero modificare l’orientamento (omo)sessuale delle persone e “guarirle”. Tanto che Volker Beck, deputato dei Grünen e storico attivista per i diritti degli omosessuali, invitò la stessa von der Leyen a impedire lo svolgimento di un seminario del genere o quantomeno a ritirare il suo patrocinio, e la sua partecipazione. E von der Leyen così fece: esaminò la faccenda, e alla fine il seminario non si fece – mentre fu rilasciata una risposta ufficiale alla richiesta di chiarimenti di Beck, in cui si ricordava che “il governo non sostiene né l’opinione che l’omosessualità richieda una terapia, né che esista una terapia per l’omosessualità”.

Ah, e se ve lo state chiedendo: sì, Ursula von der Leyen era uno dei 75 deputati CDU che nel giugno 217 votarono a favore dello Ehe für alle, il matrimonio egualitario.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet 

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