Salvate il soldato AKK

Cosa significa la nomina della leader CDU al Ministero della Difesa

Avete presente i seggiolini eiettabili?

Sicuramente li avete visti in almeno due occasioni. Si tratta di quei dispositivi di sicurezza degli aerei da combattimento, che i piloti azionano per salvarsi quando il velivolo, magari colpito da un caccia nemico, sta precipitando.

C’è però un altro frangente in cui li avrete visti all’opera: il seggiolino eiettabile è infatti anche una delle diavolerie ingegneristiche di cui è infarcita la Aston Martin di James Bond, che con la semplice pressione di un pulsante può liberarsi di ospiti sgraditi catapultandoli fuori dall’auto.

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In questo senso, il seggiolino eiettabile racchiude in sé i due poli opposti di uno stesso campo semantico, quello che copre lo spazio dalla sicurezza al pericolo: è al tempo stesso un meccanismo salvavita e un’arma potenzialmente letale.

Schleudersitz, cioè appunto seggiolino eiettabile, è anche il modo in cui ironicamente i tedeschi si riferiscono all’incarico di Ministro della Difesa: ed è esattamente con questa chiave di lettura, cioè come un seggiolino eiettabile, che va letta la nomina di Annegret Kramp-Karrenbauer a quel Ministero.

L’elezione di Ursula von der Leyen alla Presidenza della Commissione Europea ha lasciato vacante una delle poltrone meno desiderabili di Germania, quella di un dicastero da sempre estremamente complicato da gestire. È anche comprensibile: per evidenti ragioni storiche, i tedeschi hanno un rapporto piuttosto difficile con l’esercito e le forze armate, e di solito il Ministro responsabile diventa in breve tempo una delle figure meno apprezzate dell’arco politico – la stessa von der Leyen era la meno popolare fra i Ministri dell’attuale governo, con sondaggi secondo cui addirittura l’80% degli intervistati trovava il suo lavoro insoddisfacente. Non a caso i volontari per la successione scarseggiavano: Markus Söder, leader della CSU, ha fatto sapere che i bavaresi al momento sono contenti dei loro Ministeri, e la stessa AKK in un primo momento aveva escluso un proprio ingresso nel governo, sostenendo che ci fosse già abbastanza da fare nella CDU. 

Ma allora come mai l’attuale leader conservatrice ha deciso alla fine di accettare?

Per ipotizzare una risposta dobbiamo separare quei due significati di seggiolino eiettabile che ricordavamo all’inizio: un dispositivo salvavita da una parte, un colpo potenzialmente letale dall’altra.

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(Foto: CLEMENS BILAN/EPA-EFE/REX)

Da parecchi punti di vista, questo per AKK è un (ultimo?) disperato tentativo di mantenere non tanto la guida della CDU, quanto ciò che ne dovrebbe automaticamente seguire: la candidatura al Cancellierato per le prossime elezioni nel 2021. Sono ormai davvero numerose le occasioni in cui l’erede designata di Merkel, per un motivo o per l’altro, ha mostrato preoccupanti segni di inadeguatezza: dalle battute omofobe a cedimenti semi-autoritari sulla libertà di espressione, fra i conservatori si fa sempre più strada il timore di aver puntato sul cavallo sbagliato, tanto che l’ipotesi di una candidatura alternativa a quella della leader non è più un’ipotesi così remota. Certo, manca ancora molto tempo e nulla è ancora deciso: la speranza di AKK è quindi di riuscire là dove in molti (o meglio: quasi tutti) hanno fallito, ottenere qualche risultato decente in un Ministero complicato e al tempo stesso rimpolpare il proprio curriculum con un’esperienza di governo, in modo da aumentare la propria credibilità quando verrà il momento di pesare i nomi in ballo. La sfida però è davvero immane: costantemente sottofinanziato e con eterni problemi di budget, che si riflettono anche sull’equipaggiamento dei soldati tedeschi impegnati nelle missioni all’estero, il Verteidigungsministerium (Ministero della Difesa) è anche da tempo alle prese con numerosi scandali, come ad esempio quelle delle infiltrazioni da parte di movimenti di estrema destra, e davvero non sembra il trampolino ideale per rilanciare una carriera politica in pericolo. Si aggiunga il fatto che, a quanto sembra, i tedeschi sono già molto scettici sulla nomina – addirittura anche gli stessi sostenitori della CDU – e il quadro appare piuttosto desolante. E tuttavia questa è una mano disperata che AKK deve per forza giocare, se vuole mantenere viva la speranza di ereditare da Merkel non solo la leadership del partito ma anche la guida del Paese. Per lei, questo incarico è un dispositivo salvavita – dalla efficacia perlomeno dubbia, ma l’unico di cui disponga al momento.

Per tutti gli altri, però, si tratta invece di un seggiolino eiettabile nel senso jamesbondiano del termine: un marchingegno che permette di sbarazzarsi in fretta di una presenza ingombrante e poco gradita. Mettere AKK al Ministero della Difesa, insomma, è il modo non molto elegante con cui la CDU – e forse anche Merkel, il cui acume tattico evidentemente gode ancora di grande considerazione nel partito – intende far capire alla sua leader che, per il futuro, si sta iniziando a guardare altrove. Se questo cambio in corsa verrà effettivamente portato a compimento dipende ora da AKK e dalla sua performance alla guida delle forze armate; c’è da dire però che il contesto pare già ben apparecchiato per un fragoroso fallimento. Cosa succederà a quel punto, naturalmente, per ora è solo materia di speculazione purissima: su chi si sceglierebbe di puntare? Su Jens Spahn, il giovane Ministro della Salute già sfidante di AKK lo scorso dicembre, che secondo molti osservatori sta svolgendo un egregio lavoro e il cui nome era circolato anche in questi giorni come successore di von der Leyen? Oppure sulla stessa neoeletta Presidente della Commissione Europea, che però dovrebbe lasciare Bruxelles neanche a metà del suo mandato?

La discussione ufficialmente non è ancora iniziata, ma c’è da scommettere che fra gli strateghi della CDU sia invece già in corso da tempo, e tutto lascia credere che difficilmente vedremo in giro l’hashtag #AKK2021.

 

Edoardo Toniolatti

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