Ogni scherzo vale?

Annegret Kramp-Karrenbauer e il Carnevale, l’omofobia e l’inversione del potere

Se pensate che i tedeschi siano un popolo serioso che non ha senso dell’umorismo e non si sa divertire, probabilmente non vi siete mai trovati in Germania durante il Carnevale.

Forse nessun’altra festa ha per i tedeschi così tanta importanza: attesa tutto l’anno e celebrata in grande stile praticamente ovunque, in Germania il Karnival (o Fasching, o Fastnacht a seconda della regione) è una cosa dannatamente seria – tanto da meritarsi lo status di fünfte Jahreszeit, “quinta stagione”.

Il più famoso e visitato è senza dubbio quello di Colonia.

L’apertura ufficiale avviene addirittura a novembre, con una cerimonia nella piazza dell’antico mercato la mattina dell’11 del mese, alle 11 e 11; il Karnival vero e proprio, però, inizia il giovedì precedente il mercoledì delle ceneri, sempre alle 11 e 11 di mattina, e da lì per i coloniesi (e il milione e mezzo di persone che ogni anno in media si riversa in città per l’occasione) inizia una sei-giorni di festa in maschera, parate di carri allegorici e fiumi di Kölsch, la tipica birra locale. Il tutto culmina poi il martedì sera, con il rituale del Nubbelverbrennung, il rogo del Nubbel, cioè un pupazzo di paglia che svolge un po’ la funzione di capro espiatorio e durante i giorni precedenti viene appeso sulle insegne delle Kneipe, i locali dove si va a bere.

Non c’è però solo Colonia: grandi celebrazioni per Carnevale si trovano più o meno in ogni città tedesca, a Bonn, a Berlino, a Düsseldorf, a Mainz, e tutti quanti partecipano, festeggiando e mettendosi in maschera. Anche chi magari non ci aspetteremmo: i politici, ad esempio.

Per citarne uno, Markus Söder, leader della CSU e governatore della Baviera, ogni anno sfoggia travestimenti sensazionali in occasione della Fastnacht in Franken (la Franconia, zona settentrionale della Baviera di cui è originario); e fece molto ridere, un paio d’anni fa, il costume scelto da Katrin Göring-Eckart, all’epoca candidata dei Grünen alla Cancelleria, che si presentò al Carnevale di Colonia travestita da Martin Schulz.

Fastnacht in Franken
Marcus Söder travestito da Shrek di fianco a Horst Seehofer (Foto: DPA)
KGE
Katrin Göring-Eckart, a destra, vestita da Martin Schulz (Foto: DPA)

Stavolta a Carnevale si è però parlato soprattutto di Annegret Kramp-Karrenbauer, la nuova leader della CDU eletta al vertice dei cristiano-democratici a inizio dicembre.

AKK ha partecipato quest’anno allo Stockacher Narrengericht, il “tribunale dei matti” che si tiene a Carvevale a Stockach, piccola cittadina nel sud del Baden-Württemberg, e in cui tradizionalmente una personalità di rilievo della politica locale o nazionale viene “messa sotto accusa” e deve quindi difendersi, naturalmente sempre nello spirito dei festeggiamenti in corso.

“Sotto processo” nel tribunale dei matti sono passati nomi illustrissimi della politica tedesca: l’ex Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, il notissimo leader dei Verdi Joschka Fischer, l’attuale Presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier, anche Angela Merkel nel 2001, quando ancora non era die Kanzlerin.

Questa volta ad essere “incriminata” è stata AKK, che quindi si è presentata sul palco per la sua arringa di difesa.

AKK
(Foto: Patrick Seeger/DPA)

Nel suo appassionato intervento, trasmesso in tv, AKK ha anche speso qualche parola per Berlino, terra di pericolosissimi snob “bevitori di latte macchiato”, e per il trend che si sta diffondendo in alcuni locali della capitale: quella di una terza toilette, per il cosiddetto “terzo genere”. Come forse saprete, lo scorso dicembre il Bundestag ha approvato l’introduzione di una terza opzione di genere fra quelle disponibili per i documenti ufficiali: oltre a “uomo” e “donna” sarà possibile registrarsi come divers, una classificazione extra dedicata alle persone intersex e a chi non si riconosce nella scelta binaria maschio/femmina.

Ad AKK questa cosa dev’essere sembrata un’inutile esagerazione dettata dalla moda del momento, ed ha quindi deciso di farci su una battuta: durante la sua difesa, ha detto che in realtà la terza toilette serve solo “a quegli uomini che non hanno ancora deciso se preferiscono fare pipì in piedi o seduti”.

La frase ha naturalmente suscitato enormi polemiche; in Italia ne ha scritto il Foglio, raccontando che la gaffe di AKK ha fatto indignare le organizzazioni lgbt e chiedendosi in conclusione: ma non è che tutto questo “polverone” (cit.) sia dovuto più che altro al politically correct imperante in Germania?

Tralasciando le valutazioni sul politically correct “imperante” – che assomiglia tanto a quei discorsi sulla “dittatura del pensiero unico” – c’è però almeno un’inesattezza decisiva nel resoconto del Foglio. In Germania non sono state le organizzazioni lgbt a protestare e a chiedere le scuse della leader CDU; in Germania hanno protestato tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Il Segretario Generale della SPD, Lars Klingbeil, ha definito l’uscita di AKK “del tutto irrispettosa”, mentre esponenti dei Verdi e della FDP si sono retoricamente chiesti se sia davvero così difficile, nel 2019, fare umorismo senza prendere di mira le minoranze. Fin qui potremmo dire “Vabbè, si tratta pur sempre di avversari politici, ha senso che reagiscano così”: però dalla stessa CDU sono giunte richieste di scuse, in particolare dalla LSU, l’associazione delle lesbiche e dei gay interna all’Union – a dimostrazione che gli steccati partitici c’entrano poco. Si contano infatti sulle dita di una mano le difese della leader fra i cristiano-democratici: il deputato Johannes Steiniger se l’è presa con questa “cultura dell’indignazione” che non capisce neanche gli scherzi di Carnevale, mentre il Ministro dell’Agricoltura, Julia Klöckner, ha cercato di spiegare che proprio fare ironia sul terzo sesso è segno di un’attitudine non discriminatoria.

Fra i media tedeschi praticamente solo la Bild ha difeso AKK, sostenendo che le polemiche sono tremendamente esagerate visto che si parla comunque di Carnevale, un momento evidentemente difficile “per gli indignati di professione di sinistra, verdi e femministi”; un editoriale sulla Badische Zeitung, invece, sostiene che chi critica AKK non ha capito cos’è il Carnevale, “stato di eccezione con regole proprie” in cui i confini di ciò che si può dire vengono stravolti, e in cui ciò che viene detto non può per definizione essere oggetto di pistolotti moralistici.

Proprio questo punto però ci porta più vicino al cuore della questione, che ha a che fare con una delle caratteristiche essenziali del Carnevale: lo stato d’eccezione, e soprattutto l’inversione dei ruoli. Il rito sociale del Carnevale – ben esemplificato proprio da un’istituzione come il tribunale dei matti di Stockach – è l’inversione delle dinamiche di potere che attraversano la comunità, ciò grazie a cui per un giorno i mendicanti sono re e i folli giudici: una sfida irridente alle gerarchie costituite, per quanto resa sostanzialmente inoffensiva dalla sua durata ben limitata e circoscritta. Nel carnevalesco si realizza il mondo rovesciato, quello in cui il potere è invertito: ma allora come si fa a inscrivere nello spirito del Carnevale quella che è in realtà una prosecuzione dell’ordine esistente, cioè un rappresentante del potere che si fa beffe di chi potere non ha?

C’è anche una questione di contesto, a dirla tutta.

Kramp-Karrenbauer è nota per dichiarazioni piuttosto discutibili sugli omosessuali e sul matrimonio egualitario, che nel 2015 paragonò all’incesto e alla poligamia e contro cui votò nel giugno del 2017. Sappiamo cosa pensa della faccenda, insomma: siamo allora proprio sicuri che stia scherzando, quando prende in giro la terza toilette dei locali di Berlino? Non dimentichiamoci poi che non stiamo parlando di un comedian di cattivo gusto, ma del leader del principale partito politico al governo del Paese, e con ogni probabilità della prossima Cancelliera della Germania: quello che AKK pensa e dice conta, e parecchio, per tutti quanti.

Sicuramente ci saranno mille altri motivi dietro, ma forse non è un caso che proprio un paio di giorni fa, nel pieno delle polemiche, la SPD abbia fatto sapere che, in caso di avvicendamento fra Merkel e Kramp-Karrenbauer alla Cancelleria, loro voterebbero contro, preferendo andare subito a nuove elezioni. Ed effettivamente come farebbero i socialdemocratici, che non perdono occasione per sottolineare il loro apporto all’approvazione dello Ehe für alle, a governare insieme a chi sembra proprio non riuscire ad evitare gaffe dal sapore vagamente omofobo?

Certo, anche Angela Merkel non ha mai nascosto, ad esempio, di essere contraria al matrimonio egualitario e di aver votato contro, ma più o meno tutti hanno riconosciuto come sia stata lei stessa ad orchestrare le circostanze perché il voto sul tema arrivasse al Bundestag in un momento particolarmente propizio, riuscendo da un lato a potersi intestare il passo decisivo per l’approvazione e dall’altro a non scontentare l’ala più conservatrice del suo partito e dei suoi elettori; e neanche ha mai pensato di fare ironie sulla faccenda, ben consapevole delle possibili conseguenze.

Insomma, se c’è una cosa che questa storia ci insegna è che forse, quando si dice che AKK è una “mini-Merkel”, il punto non è che sia uguale a Merkel, ma che ne sia una versione decisamente minore, in sedicesimo. Che l’accento non sia su “Merkel”, ma su “mini”.

 

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet 

 

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