L’insostenibile pesantezza della leadership

La difficile situazione in cui si trovano Andrea Nahles e Annegret Kramp-Karrenbauer all’indomani delle Europee

La doppia, dolorosissima sconfitta che la SPD ha rimediato nelle Europee e nelle elezioni locali a Brema domenica scorsa ha scatenato nel partito un vero e proprio terremoto, le cui conseguenze non sono ancora del tutto chiare.

L’unica certezza è che al centro del vortice c’è Andrea Nahles, la leader eletta nell’aprile del 2018 che si ritrova ora a dover gestire una delle fasi più difficili nella storia dei socialdemocratici. Già domenica sera il Segretario Generale, Lars Klingbeil, assicurava che un risultato così catastrofico avrebbe per forza avuto conseguenze, e Nahles ha scelto di giocare d’anticipo. Oltre alla leadership, infatti, è suo anche il ruolo di Fraktionsvorsitzende (capogruppo) al Bundestag, incarico cruciale perché garantisce il controllo dell’opposizione parlamentare: e sebbene il mandato per questa seconda carica scada naturalmente solo a settembre, Nahles ha deciso di anticipare tutto e convocare una votazione per individuare il nuovo capogruppo già la prossima settimana, con l’intenzione di “fare chiarezza” – e ha anche già dichiarato che intende presentare la sua candidatura. Una mossa orientata a riaffermare la propria posizione di vertice, brutalmente scossa dai risultati di domenica, ma forse con poche chance di successo: secondo un sondaggio dell’istituto Civey, infatti, ben due sostenitori SPD su tre gradirebbero un passo indietro di Nahles addirittura dalla leadership.

Nahles_Rücktritt
“Secondo la sua opinione, Andrea Nahles dovrebbe dimettersi dalla guida del partito a causa della sconfitta alle Europee?” Il 43,9% ha risposto “Sì, assolutamente”, e il 22,3% “probabilmente sì”.

Dalla parte di Nahles gioca però un elemento non secondario: il fatto, cioè, che non c’è traccia di salvatori della patria all’orizzonte. Finora non sono emersi candidati alternativi, e certo nessuno sgomita per prendersi sulle spalle un partito ai minimi storici, ma potrebbe non bastare. Abbiamo visto, poco più di un anno fa, quanto in fretta è stato travolto Martin Schulz, passato praticamente in una settimana dal vertice alle retrovie: non è affatto detto che Nahles riesca ad evitare un simile destino.

Proprio Martin Schulz era emerso, nei giorni scorsi, come possibile successore alla guida del drappello parlamentare dei socialdemocratici, ed ha concesso un’intervista alla Zeit in cui cavalca con maestria tutta l’ambiguità richiesta dalla situazione. Da un lato si chiama più o meno esplicitamente fuori dai giochi, dall’altro critica Nahles per aver deciso in fretta e furia di far votare per il capogruppo (“dovremmo restare calmi e prendere le giuste decisioni nei tempi giusti”) e per aver scelto di ricandidarsi, e in più sferza il suo partito per la mancanza di coraggio e la scarsa volontà a “dare una buona volta una lavata di capo ai capitalisti” – parole che suonano come musica per le orecchie di militanti sempre più insofferenti alla convivenza con la CDU nel governo di Grosse Koalition.

Alcuni ipotizzano una soluzione di compromesso: Nahles rinuncia al ruolo di capogruppo ma rimane leader del partito, e per tranquillizzare l’alleato di governo e scongiurare un ritorno alle urne viene fatta entrare nella compagine dei ministri, magari al Lavoro – dicastero che ha già occupato nella scorsa legislatura. In questo modo sarebbero – attenzione, è un eufemismo – tutti contenti: i militanti che spingono per un ricambio almeno parziale, i vertici SPD terrorizzati dalla prospettiva di elezioni anticipate, e la CDU che, dal canto suo, ha anch’essa pochissima voglia di tornare a votare. Già, perché non dimentichiamocelo: saranno pure il primo partito e avranno strappato Brema a 70 anni di ininterrotto dominio rosso, ma anche per i cristianodemocratici questo weekend elettorale è stato decisamente amaro.

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Annegret Kramp-Karrenbauer e Andrea Nahles (Foto: © Ina Fassbender/Odd Andersen/AFP/Getty Images)

Dalle urne delle Europee la CDU può tirare fuori due notizie e un grave dubbio.

La prima notizia è che l’effetto Merkel non c’è più. La Cancelliera è ancora la figura più amata dai tedeschi, ma la fine della sua lunghissima era politica è ormai diventata un dato acquisito, e dunque non si può più contare su quel surplus elettorale che la sua sola presenza garantiva. La CDU non è più il partito di Angela Merkel, e questo i tedeschi l’hanno capito benissimo.

La seconda notizia però è che, purtroppo, anche l’effetto AKK non esiste. Quando a dicembre scorso è stata eletta alla guida della CDU, Annegret Kramp-Karrenbauer sembrava poter offrire tutto ciò a cui ci si era abituati con Merkel e pure qualcosa di più: il quieto centrismo che da sempre è il trademark della Cancelliera ma anche una maggior vicinanza alla gente, quel pizzico di calore ed empatia che, a detta di tutti, difettava alla figlia del pastore protestante venuta dall’Est. Bene, i risultati delle Europee hanno certificato che quella speranza era in realtà vana: anche la CDU è in caduta libera, salvata sostanzialmente solo dalla CSU di Markus Söder.

La somma di queste due notizie risulta nel grave dubbio che, in queste ore, sta agitando i conservatori tedeschi: siamo sicuri che AKK sia all’altezza del ruolo di Cancelliera?

Oltre allo scarso peso elettorale, infatti, sono ormai sempre più numerose le volte in cui improvvide dichiarazioni di Kramp-Karrenbauer scatenano feroci polemiche e spingono la CDU sulla difensiva. Ricorderete forse l’infelicissima battuta sul terzo genere a Carnevale; il caso più recente, invece, riguarda una risposta a Rezo, lo youtuber che a pochi giorni dalle elezioni ha pubblicato un video molto critico nei confronti della CDU e di cui avevamo parlato anche su Kater. Il video, diventato virale, ha portato altri giovani influencer tedeschi a schierarsi contro la CDU (e anche contro la SPD, va detto), generando in qualche modo un movimento d’opinione che ha “danneggiato” le chance elettorali dei due partiti: o almeno così la vede AKK, per cui sarebbero necessarie delle “regole” su ciò che si dice online – una cosa incredibilmente vicina, come in molti hanno immediatamente notato, a una vera e propria limitazione della libertà di parola. Insomma, senza farci troppo caso la (probabile?) prossima Cancelliera “ha rivelato tutto il suo pensiero autoritario”, e ha dato il via a una vera e propria shitstorm.

AKK_Regeln
La trasmissione satirica Extra3 naturalmente non si è fatta sfuggire l’occasione: “AKK pensa ad una regolamentazione dell’espressione di opinioni. O in altre parole: la donna che ha messo in relazione il matrimonio egualitario con l’incesto e la poligamia non vuole che nessun altro possa dire stronzate.”

Anche per la CDU, quindi, tornare alle urne sarebbe un pericolosissimo salto nel buio. Probabilmente il primo posto non verrebbe messo in dubbio, ma con quali percentuali? Con che autorevolezza si siederebbe AKK al tavolo delle trattative, visti questi precedenti? E come riuscirebbe ad arginare la montante marea verde – nel senso dei Grünen – che si confermano seconda forza del Paese e sono sempre più in traiettoria ascendente?

Insomma, se la Willy-Brandt-Haus piange, la Konrad-Adenauer-Haus non ride. E Berlino osserva con un po’ di preoccupazione.

Edoardo Toniolatti
@AddoloratoIniet

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