Un noto luogo comune vuole che per i tedeschi, politicamente parlando, la cosa più importante sia la stabilità. Dalle urne devono uscire certezze e tranquillità, volti e partiti familiari: come si diceva in un noto slogan della CDU degli anni Cinquanta, Keine Experimente!
Magari questa voglia di già visto non sarà una caratteristica di tutti i tedeschi, ma di quelli che vivono in Assia sembra proprio di sì – almeno a giudicare dai risultati delle elezioni regionali che si sono tenute domenica 8 ottobre.
Governo nero-verde era e probabilmente governo nero-verde sarà: i Grünen hanno perso 5 punti rispetto al 2018, ma in compenso la CDU ne ha guadagnati più di 7, garantendo la maggioranza nel Landtag.

Festeggia la CDU e festeggia il suo candidato, il Ministerpräsident uscente Boris Rhein, che pur da poco alla guida del Land – è subentrato al decano Volker Bouffier a maggio del 2022 – è riuscito in fretta a conquistare il consenso necessario a mantenere l’incarico.

Più che di una vittoria della CDU, però, si tratta forse di una sconfitta degli altri. SPD, Grünen e FDP perdono tutti, i liberali addirittura riescono a entrare nel Parlamento regionale per il rotto della cuffia, a conferma delle enormi difficoltà che i partiti del governo semaforo guidato da Olaf Scholz stanno vivendo ormai da mesi. La mossa vincente dei conservatori è stata probabilmente quella di mantenere toni bassi, puntando a un quieto weiter so (“avanti così”) che per anni è stato alla base dei successi di Angela Merkel a livello nazionale. Nessun bisogno di cambiamenti epocali, di punti di rottura, di nuovi inizi: avanti così, senza strappi né scossoni, in maniera tranquilla e rassicurante.
I cinque punti in meno dei Verdi si spiegano con il trend generale che il partito ecologista sta attraversando da diverso tempo. In difficoltà ovunque, presi a sberle un po’ da tutti, i Grünen sono ormai il parafulmine del governo tedesco, quelli a cui vengono imputati i problemi interni alla maggioranza e costretti ormai nel ruolo di “partito dei divieti” nella narrazione della politica. Qualcosa di simile si può dire anche per la FDP, ormai in picchiata in tutti i sondaggi e collezionista di risultati catastrofici da un’elezione all’altra, sempre a rischio di restare fuori dai Parlamenti.
Discorso diverso per la SPD – almeno in parte. Le difficoltà del governo si riflettono naturalmente sul partito che lo guida, ma qui siamo di fronte a una sconfitta di proporzioni epiche, il peggior risultato nella storia del Land, le cui conseguenze avranno quasi sicuramente ripercussioni profonde anche a Berlino. La candidata dei socialdemocratici era Nancy Faeser, attuale Ministra degli Interni nel governo di Olaf Scholz. Dopo una batosta di queste dimensioni, Faeser si trova in una posizione molto delicata: nell’occhio del ciclone sul tema dell’immigrazione e della gestione dei rifugiati, e molto indebolita dal risultato in Assia. Le risposte date dagli elettori alle domande su di lei sono sconsolanti: solo il 29% la apprezza come Ministra del governo, il 26% è soddisfatto del suo lavoro, e un catastrofico 23% ritiene che fosse la candidata giusta nel Land.

Il doppio ruolo, di candidata Ministerpräsidentin e Ministra degli Interni, certamente non ha aiutato. E inizia quindi a serpeggiare la domanda: in queste condizioni, Faeser può restare al suo posto nel governo? O non dovrebbe piuttosto farsi da parte?
Un’eventualità di questo tipo innescherebbe un meccanismo di cui non è semplice prevedere l’evoluzione. Chi potrebbe andare al posto di Faeser? In una fase come questa, con la fiducia nel partito ai minimi storici, è difficile individuare una figura che da un lato possa essere apprezzata dagli elettori, e dall’altra accetti di cacciarsi in un ginepraio di cui non si vede la fine. L’ultima volta alla SPD è andata bene, tutto sommato: il nuovo Ministro della Difesa Boris Pistorius, subentrato a Christine Lambrecht a inizio anno, è uno degli esponenti più popolari dei socialdemocratici e del governo. Stavolta però la faccenda sembra molto più complicata, anche perché il peso del Ministero degli Interni è decisamente maggiore.
C’è però almeno un altro dato degno di attenzione.
AfD è il secondo partito in un Land occidentale, con uno scarto piuttosto netto su SPD e Grünen. Miglior risultato di sempre a Ovest. Un altro traguardo inedito, in questo 2023 che si sta rivelando ricco di soddisfazioni per il partito di estrema destra. Gli alternativi sono riusciti a mobilitare una buona fetta di chi nel 2018 non aveva votato, e hanno sottratto voti a tutti. Con una piccola sorpresa però: non tanto alla CDU, quanto piuttosto a SPD e liberali.

I sondaggi nazionali continuano a vedere gli alternativi oltre il 22%, ma come dicevamo qui il dato a livello federale vuol dire ancora poco, per il momento. Tuttavia c’è un altro aspetto preoccupante da tenere a mente: il voto a Est del 2024, a cui AfD sembra poter arrivare sulle ali dell’entusiasmo e in perfetta salute. E allora sì che ci sarà da preoccuparsi.
