Nonostante il gran risultato alle elezioni europee del 9 giugno, AfD sembrava arrivare al suo congresso, previsto per lo scorso fine settimana a Essen, in Nordreno-Vestfalia, con più di una preoccupazione.
La discutibile campagna elettorale, resa pure più difficile dai continui scandali che hanno coinvolto soprattutto il candidato capolista Maximilian Krah, ha indispettito più di qualcuno tra gli alternativi, convinti che senza tutto questo clamore il successo sarebbe stato ancora più rotondo. Nel mirino sembrava esserci soprattutto Tino Chrupalla, co-leader del partito insieme ad Alice Weidel, considerato molto vicino a Krah e uno dei suoi principali sponsor. Nei confronti di Krah vige ormai una specie di damnatio memoriae, e nonostante alcune frasi di circostanza – pronunciate soprattutto da Alice Weidel – e qualche maglietta a suo sostegno indossata da un paio di delegati l’impressione è che ci si voglia dimenticare in fretta del capolista, e di tutto il processo che ha condotto alla sua nomina.

Proprio la vicinanza a Krah era la critica principale mossa a Chrupalla, insieme ad accuse di gestione caotica e poco pulita delle candidature. Già due anni fa, nel Parteitag che si era tenuto a Riesa in Sassonia, Chrupalla era stato rieletto alla leadership con uno strettissimo 53%, e stavolta la disfatta sembrava davvero probabile.
Invece, sorpresa. Il co-leader viene confermato con quasi l’83% dei voti a favore, addirittura più di quelli con cui è stata rieletta Alice Weidel, ferma al 79,77%. Un risultato realmente inaspettato, che però, se andiamo a vederlo da vicino, ci aiuta a farci un’idea dei mesi che gli alternativi hanno davanti, delle loro priorità e della strategia che intendono perseguire da qui in avanti.

Come prima cosa, è chiaro che AfD ha ben appreso la lezione più importante da trarre dall’esperienza del governo semaforo attualmente in carica, e cioè: più ti fai vedere preda di scontri interni e guerre intestine, meno la gente ti vota. Le tensioni che da mesi e mesi sconquassano la vita della coalizione fra SPD, Grünen e FDP – ormai a un nuovo, pericolosissimo livello di guardia con la piega che sta prendendo la discussione sul bilancio per il 2025 – offrono a tutti gli altri partiti un manuale dettagliatissimo su cosa fare se si vuole perdere anche il più remoto briciolo di popolarità. L’armonia, che sia reale o meramente di facciata, è fondamentale, e non va messa in pericolo. Quindi, si archivi in fretta la parentesi Krah, si professino concordia d’animo e comunione d’intenti e si remi tutti dalla stessa parte, almeno pubblicamente.
Armonia e unità sono ancora più importanti – secondo punto – in vista del prossimo grande appuntamento elettorale che attende AfD: le elezioni locali a Est. A settembre si vota in Turingia, in Sassonia e in Brandeburgo, e gli alternativi si preparano a fare filotto, visto che sono davanti nei sondaggi in tutti e tre i Länder. Le europee hanno consolidato il predominio del partito nella parte orientale del Paese, e vincere alle prossime elezioni vorrebbe dire lanciare un segnale stavolta davvero impossibile da ignorare. E attenzione: vincere non vuol dire necessariamente arrivare al governo regionale, visto che come sappiamo per quello serve sempre fare coalizioni e con AfD non si vuole coalizzare nessuno. Ma con il 28% o il 30% si può bloccare un Landtag (il Parlamento regionale), e influenzare in maniera decisiva la politica locale – e di conseguenza quella del Bundesrat, il Senato Federale. Soprattutto, con queste percentuali tutto il discorso del Brandmauer, del “muro di contenimento” contro l’estrema destra, è morto e sepolto.
Infine, questo congresso certifica che i leader saranno pure Chrupalla e Weidel, ma chi davvero ha il partito in mano è l’ala più radicale, e in particolare il suo leader ufficioso, Björn Höcke – capolista e candidato Ministerpräsident in Turingia. È da lui che viene il sostegno a Chrupalla, che gli ha consentito di restare in sella con una percentuale inaspettata, è lui a tracciare la linea del partito sulle questioni più rilevanti – tanto che ormai non si può più neanche dire che i congressi come quello dello scorso fine settimana servano a discutere posizioni e dibattere proposte: l’unico tema è quello del personale, di chi scegliere per fare cosa, ma la direzione anche ideologica verso cui punta il partito sembra chiara e inesorabile. La percezione di forza che gli estremisti di AfD riflettono è tale che al loro trattamento è sottoposto persino uno dei simulacri più intoccabili, simbolo di unità nazionale e tradizionale occasione di post acchiappalike: la nazionale di calcio, impegnata in questi giorni nell’Europeo casalingo. Mentre i politici degli altri partiti fanno a gara a farsi le foto con la maglia della Mannschaft, a fotografarsi allo stadio e a festeggiare vittorie e passaggi del turno, i duri e puri di AfD snobbano una nazionale troppo “woke”, troppo “arcobaleno” e non abbastanza “tedesca” – leggasi ovviamente “bianca”.
Che poi però quando gioca la Germania, anche se è durante il congresso, facciamo in fretta a chiudere che vogliamo vedere la partita, per favore.
