Il governo Scholz è caduto. E ora?

Cosa ci aspetta nelle prossime settimane, ora che il governo semaforo è caduto.

Tanto tuonò che piovve. Il “governo semaforo” guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz e così chiamato dai tre partner – i rossi del cancelliere, i Verdi ed i Liberali, il cui colore tradizione è il giallo – dopo liti che sembravano non voler cessare mai è arrivato alla sua crisi.

È uno scenario senza precedenti nella storia contemporanea della Repubblica federale, abituata ad una stabilità proverbiale, ad attori politici che stanno ai patti ed a mutamenti prevedibili e guidati. Per alcuni un valore in sé. In realtà questo governo ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che la stabilità politica può essere un valore, ma non lo è sempre e ad ogni costo. Già da tempo, infatti, i tre partner della coalizione governavano più l’uno sotto il naso dell’altro che insieme. Così che Christian Lindner, capo della liberale FDP ed ormai ex Ministro delle Finanze, ha avuto gioco facile a dire Scholz ed il suo governo non avessero già da tempo più alcun sostegno nel paese. Un governo che era in crisi da un pezzo è la radice della crisi di governo esplosa il 6 novembre 2024, lo stesso giorno della rielezione di Donald Trump.

Foto: Kay Nietfled/dpa

Delle cause s’è già scritto. Senz’altro la ragione scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la radicale diversità di vedute in politica economico-finanziaria. In questa coalizione convivevano fin dal primo minuto due visioni radicalmente diverse. Da una parte la politica liberale classica: poco debito pubblico, finanze in ordine, sconti fiscali alle imprese ed ai più benestanti, tagli alle prestazioni sociali ed agli investimenti improduttivi. Dall’altra la politica interventista che con tasse ed anche debito pubblico vuole finanziare tutto quello che viene ritenuto necessario e giusto in questo momento storico. Senza mettere i bisogni “gli uni contro gli altri”, come ha detto il Cancelliere Scholz mercoledì sera, ma facendo la somma ed andando a credito se le entrate fiscali non bastano. Niente di nuovo sotto il sole, in tanti governi al mondo convivono ed hanno convissuto idee diverse, ma questo governo, questa concreta coalizione guidata da Olaf Scholz non è mai riuscita a trovare un minimo comun denominatore in materia economico-finanziaria. E su questo è caduta.

Il primo anno (2022) le cose erano andate bene grazie a qualche “trucco” di bilancio, ma non appena la Corte costituzionale federale ha bloccato una volta per tutte la “finanza creativa” berlinese, definendo incostituzionale la prima legge di bilancio fatta dal governo Scholz, la coalizione ha cominciato a sciogliersi come neve al sole. Fino a mercoledì, quando i toni ormai roventi hanno sciolto quel poco di coalizione ch’era rimasto.

Come si procederà ora? Scholz ha disposto le dimissioni del Ministro delle Finanze Lindner, che è anche capo della FDP, con ciò provocando l’uscita di tutto il partito liberale dal governo. Ora l’esecutivo è un governo rosso-verde senza una maggioranza parlamentare. Due degli altri tre ministri liberali hanno seguito con lealtà il loro partito, rimettendo spontaneamente il mandato ministeriale, uno invece – Volker Wissing, Ministro dei Trasporti – ha deciso di lasciare il partito per rimanere nell’esecutivo e leale a Scholz. La mossa di Wissing non ha tuttavia alcun rilievo complessivo, giacché tranne lui personalmente partito e gruppo parlamentare liberali non hanno scaricato (come forse qualcuno sperava) Christian Lindner, ma al contrario l’hanno seguito compatti.

La Costituzione tedesca (Grundgesetz), proverbialmente tarata sulla garanzia della stabilità di governo, lascia ora le prossime mosse tutte in mano al Cancelliere in carica, Olaf Scholz. Il Parlamento (Bundestag) non ha la possibilità né di sciogliersi da sé né di sfiduciare il Cancelliere, a meno di non proporre un candidato alternativo, ma di candidati e maggioranze alternative in questo momento non ce ne sono. Il Presidente federale, Frank-Walter Steinmeier, non ha possibilità né prerogative costituzionali che gli consentano di agire per primo.

Scholz, d’accordo con il Vicecancelliere Robert Habeck (Verdi), ha annunciato una via d’uscita che porterà ad elezioni anticipate, un “decorso ordinato” della crisi. Quello di Scholz ed Habeck è tuttavia un calendario che se la prende molto comoda. Intanto per oltre tre mesi, fino alla ripresa dei lavori parlamentari a gennaio 2025, il governo dovrebbe andare avanti così com’è, di fatto congelando la crisi già iniziata, per consentire l’approvazione parlamentare di alcune leggi “indifferibili”. Scholz vorrebbe poi porre il prossimo 15 gennaio 2025 la questione di fiducia in Parlamento, sicuro di perderla, l’unica strada che la Costituzione tedesca conosca per addivenire ad uno scioglimento anticipato del Bundestag ed a nuove elezioni, che dovrebbero svolgersi “entro fine marzo”.

Il ragionamento di SPD e Verdi è chiaro. Per prepararsi alle elezioni ci vuole tempo, i Verdi sono addirittura in questo momento un partito tecnicamente acefalo dopo le dimissioni dei due co-segretari qualche settimana fa, poi vanno preparati i manifesti, gli spot, definite le liste, eccetera eccetera. Socialdemocratici e Verdi hanno bisogno di tempo e il tempo sembrano volerselo prendere, anche a costo di lasciare il paese guidato da un governo senza maggioranza per mesi e con l’esecutivo successivo che, a questo punto, non potrebbe insediarsi prima di maggio 2025.

Il piano rosso-verde, di cui il dimissionato Lindner ha svelato (o sostenuto) che sia nato da un’idea sua, ha però in realtà diversi punti oscuri, per non dire deboli. In primo luogo, per i tre mesi fra ora e metà gennaio si propone di fatto un governo di minoranza, un’esperienza del tutto nuova per la Germania e la cui fattibilità dipende dalla volontà delle restanti forze parlamentari, le quali però certo non hanno alcun interesse a “regalare” a Scholz, Habeck ed i loro qualche mese in più in carica senza che ve ne sia davvero una necessità conclamata. Quali disegni di legge, inoltre, siano infatti “indifferibili” è quantomeno oscuro, anche in considerazione che Scholz come esempi di questa categoria ha citato mercoledì sera due cose che, fra loro, c’entrano come i cavoli a merenda: la legge per l’adeguamento all’inflazione di alcuni importi tributari, un atto prevalentemente tecnico su cui nessuno è in disaccordo, e una esosissima riforma delle pensioni minime, sostenuta dal suo partito ma contestatissima da pressoché tutti gli altri. In terzo luogo, ci sono i conti dello Stato: per il bilancio 2025, che si sarebbe dovuto approvare la settimana prossima, la SPD ha esplicitamente tirato in ballo la possibilità dell’esercizio provvisorio, cioè quel regime di autorizzazione alla spesa pubblica senza un bilancio approvato e dove sono consentite solo uscite non straordinarie e pro-quota rispetto all’ultimo bilancio con approvazione parlamentare. Quindi un governo senza maggioranza parlamentare e pure senza bilancio che dovrebbe tirare avanti, prima con questo Parlamento poi in campagna elettorale, fino a metà dell’anno prossimo.

I partiti all’opposizione e la FDP appena uscita dal governo non hanno tardato a chiedere che Scholz parlamentarizzi la crisi subito, senza aspettare gennaio. La CSU, il partito cristiano-sociale bavarese, ha affermato di avere già dall’estate i manifesti elettorali pronti per la tipografia perché la crisi di governo “era prevedibile”: probabilmente quella della tipografia è una boutade, ma è impossibile negare che la crisi tale fosse e che CDU e CSU siano meglio preparate (ne riparleremo senz’altro). Il capo della CDU e candidato democristiano alla Cancelleria, Friedrich Merz, ha avuto oggi un colloquio con Scholz, rimasto infruttuoso. Opposizioni ed FDP non hanno infatti alcuno strumento formale per costringere Scholz a parlamentarizzare la crisi prima del momento da lui scelto come più opportuno. Certo è però d’altro canto che Scholz, la sua SPD ed i Verdi dovranno rispondere ed argomentare molto bene la scelta di tirare per le lunghe, se effettivamente la vorranno perseguire fino in fondo.

Al più tardi a fine marzo 2025, comunque, la Germania andrà ad elezioni anticipate. Il governo è finito, andate in pace.

Edoardo D’Alfonso Masarié

@edodalfonso

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