Verso il 23 febbraio – La Linke

Il partito di sinistra sembrava condannato all’ennesima batosta, e invece è ora spinto da una hype fortissima

Se c’era un partito terrorizzato all’idea delle elezioni, anticipate o regolari che fossero, quello era la Linke.

Condannati nei sondaggi a percentuali imbarazzanti, e sempre più minacciati dall’irrompere sulla scena del movimento di Sahra Wagenknecht, i compagni di sinistra sembravano destinati a finire un’altra volta sotto la soglia del 5%, e a venire travolti dalla propria irrilevanza.

Con questo tragico scenario in mente avevano deciso di impostare la propria campagna elettorale sul “piano B” che già nel 2021 aveva salvato il loro ingresso nel Bundestag. Come saprete, infatti, nella legge elettorale tedesca – anche in quella nuova, sebbene non dalla prima versione – è presente un meccanismo che permette di entrare nel Parlamento Federale anche ai partiti rimasti sotto alla soglia del 5%: vincere in almeno tre collegi con un proprio candidato. Breve ripassino: gli elettori tedeschi hanno a disposizione due voti, il primo (maggioritario) per i candidati di collegio e il secondo (proporzionale) per i partiti. Un partito che riesca a far vincere il suo candidato in almeno tre collegi (quindi con il primo voto) può entrare nel Bundestag anche se non arriva a superare il 5% con il secondo voto. È stato questa clausola a salvare la Linke nel 2021, quando alle elezioni si era fermata al 4,9%. Questa volta, per non rischiare, il partito ha deciso di candidare tre volti notissimi, e molto apprezzati: Gregor Gysi, Bodo Ramelow e Dietmar Bartsch. Gysi, il più celebre, è uno dei padri nobili, ultimo segretario della SED in Germania Est; Bartsch è stato a lungo capo del partito e del suo drappello parlamentare, mentre se siete frequentatori di Kater non c’è bisogno che vi presenti Ramelow, “granduca rosso” di cui abbiamo parlato tante volte. I tre sono accomunati da posizioni tendenzialmente moderate all’interno della Linke, ma anche da un’età che definire avanzata è eufemistico: Bartsch è il ragazzino, a 66 anni, Ramelow è quello di mezzo, a 69 anni, mentre Gysi, settantasettenne, è il vecchio saggio. Tre non-giovani, diciamo, tanto che l’operazione è stata simpaticamente ribattezzata dagli stessi protagonisti Mission Silberlocke, che suona un po’ come il nostro “Pantere Grigie”.

Dietmar Bartsch, Gregor Gysi e Bodo Ramelow (Foto: Bernd von Jutrczenka/dpa)

I tre non-giovani dovrebbero agevolmente accaparrarsi ciascuno il proprio collegio, scongiurando l’ipotesi di restare fuori dal Bundestag.

Poi però è successo qualcosa. Qualcosa che si è coagulato nei giorni immediatamente successivi al fattaccio del 29 gennaio, quando la mozione non vincolante sull’immigrazione di Friedrich Merz è stata approvata con i voti di AfD. E che è esploso il venerdì successivo, quando al Bundestag si votava sulla proposta di legge per la limitazione degli ingressi da Paesi terzi in Germania. A prendere la parola per le dichiarazioni di voto, fra gli altri, anche Heidi Reichinnek, 36enne candidata del partito alla Cancelleria insieme a Jan van Aken.

Heidi Reichinnek al Bundestag (Foto: © IMAGO/ / Imago Images)

Il discorso di Reichinnek è stato brillante, centrato e coinvolgente; e soprattutto, come si diceva una volta, ha rotto l’internet. Nel giro di pochi giorni è diventato virale, ripreso da tutti i giornali e rilanciato innumerevoli volte sui social media, accumulando (al 7 febbraio) quasi 300.000 visualizzazioni su Instagram e quasi 500.000 su TikTok, e trasformando la sua autrice in una star. Reichinnek è diventata nell’arco di una manciata di ore uno dei volti più riconoscibili della sinistra tedesca, e l’eroina della resistenza anti-Merz e anti-AfD.

E l’effetto non è stato confinato ai social media. Nei sondaggi la Linke ha recuperato clamorosamente, tanto da poter puntare a un tranquillo 7%, e soprattutto ha saputo risvegliare l’entusiasmo di elettori e simpatizzanti. Un entusiasmo che si è tradotto in un boom di nuove iscrizioni al partito, il cui numero di tesserati ha superato gli 81.000 stabilendo un nuovo record.

Mica male per chi, fino a poche settimane fa, pensava di andare incontro all’ennesima, disarmante, terribile batosta.

Programma

Il programma della Linke è, come prevedibile, centrato soprattutto intorno ai temi sociali e di tutela delle fasce più deboli. I compagni puntano ad una “crescita economica per tutti”, più sociale e più ecologica, che protegga i lavoratori in un contesto produttivo sempre più complesso e mutevole – ad esempio con l’introduzione di indennità di formazione fino al 90% dell’ultimo stipendio. O con la creazione di un fondo di investimento di 200 miliardi di euro per rilanciare in chiave sociale ed ecologica l’industria tedesca, ancora troppo orientata sul commercio estero e su settori “vecchi” come quello delle automobili a combustibile fossile.

Ma per proteggere chi guadagna di meno bisogna colpire chi guadagna di più: e dunque ben venga un aumento delle tasse per i redditi più alti, e l’introduzione di una patrimoniale, che sarebbe progressiva per i patrimoni sotto il miliardo di euro – quelli superiori a questa soglia, invece, sarebbero tassati a una quota fissa del 12%. Ma l’intero sistema delle aliquote sarebbe da rivedere, secondo la Linke: 53% per i redditi sopra gli 85.000 euro, e un generale aggiustamento dell’attuale squilibrio fra la tassazione sui redditi da lavoro (tassati fino al 45%) e quella sui redditi da capitale (al 25%). Si propone anche un aumento dell’IVA, da cui però resterebbero esclusi beni di base come specifiche categorie di alimenti, prodotti per l’igiene e i biglietti dei mezzi pubblici. Dev’essere messo un tetto all’aumento degli affitti, e il salario minimo va aumentato.

Lo Schuldenbremse, il freno al debito totem di intere generazioni di economisti tedeschi, dev’essere stralciato, e le istituzione economiche nazionali e continentali devono essere democratizzate attraverso il controllo del Parlamento (quello Federale e quello Europeo rispettivamente).

Sul tema cruciale di questa campagna elettorale, quello della migrazione, la Linke vuole tracciare un solco netto fra sé e il blocco conservatore, chiedendo una legge “aperta e solidale” che non dovrebbe incentrarsi solo sul “valore economico” dei migranti per le industrie tedesche. Nessun passo indietro sul diritto d’asilo, che anzi dovrebbe essere riconosciuto anche in caso di fuga dovuta a danni climatici e ambientali e povertà.

Ma è soprattutto su un punto che tutti gli osservatori puntano lo sguardo: la questione ucraina. La Linke è stata in questi anni fra i partiti più ambigui nel condannare l’invasione russa, sottolineando sempre la corresponsabilità della NATO e degli Stati Uniti – perché da quelle parti il pregiudizio anti-americano è sempre stato duro a morire – e rifiutando ogni invio di armi. La posizione delineata nel programma è solo parzialmente diversa. Si condanna fermamente l’invasione russa, ma si continua a sostenere la necessità di un cambio di strategia – più diplomazia e meno armi, mettendo in campo iniziative congiunte con altri Paesi per costringere la Russia a trattare, magari con l’introduzione di sanzioni mirate. Ancora niente armi, insomma, ma almeno il diritto degli ucraini all’indipendenza e alla sovranità territoriale è riconosciuto.

Prospettive

Anche grazie alla formidabile hype che la circonda, la Linke dovrebbe riuscire a concretizzare quelli che, probabilmente, sono i suoi due obiettivi principali per queste elezioni: restare nel Bundestag, e soprattutto rendere pan per focaccia a Sahra Wagenknecht, che pensava di svuotare il suo ex-partito e invece, dopo una serie di piccoli trionfi nelle elezioni regionali a Est, sembra destinata a restare col cerino in mano.

Il post-voto, e in generale il futuro, sono però pieni di incognite. Sulla carta i compagni hanno ora in mano tutti gli elementi principali per costruire un’alternativa politica di successo. Uno spazio da occupare, riprendendo di forza lo spazio alla sinistra della SPD dalle grinfie di Wagenknecht; una strategia comunicativa efficace, che da certi punti di vista può essere riassunta in “ora siamo diversi, rinnovati, e i pazzi sono andati tutti quanti con Sahra”; e una leader, Reichinnek, in grado di catalizzare attenzione, entusiasmo e popolarità, soprattutto fra i giovani. Ma se c’è un’arte di cui la Linke ha saputo mostrarsi maestra, è proprio quella di lavorare meticolosamente e senza scrupoli alla propria implosione, alimentando continue faide interne e scontri estenuanti.

Riusciranno stavolta i compagni a resistere alla tentazione?

Curiosità e cose buffe

Il Deutsche Bundesjugendring (“Consiglio Tedesco Federale per la Gioventù”, DBJR) è un’associazione composta da numerose organizzazioni giovanili tedesche, con sede a Berlino. Si occupa soprattutto di avvicinare i giovani alla politica e alle istituzioni, tedesche ed europee, coinvolgendo bambini e ragazzi in progetti mirati. Tra questi figura la Kinder – und Jugendwahl U18, il voto per i bambini e i ragazzi sotto il 18 anni, che è esattamente ciò che sembra: elezioni (a vari livelli, dal comunale al nazionale) a cui prendono parte, come elettori, i minori di 18 anni. Uno strumento utile non solo per far capire meglio ai giovani come funzionano gli strumenti base delle democrazie rappresentative, ma anche per osservare che impatto hanno su di loro i temi delle campagne elettorali, e quali partiti sono meglio attrezzati per catturarne attenzione e supporto.

Il DBJR quest’anno ha organizzato anche la sua versione vietata ai maggiori delle elezioni politiche, a cui hanno partecipato circa 166.000 giovani elettori sparsi in tutto il paese, e il risultato per la Linke è trionfale: primo partito con il 20,8%, seguita in ordine da SPD, Union, AfD e Grünen. Certo la rappresentatività è quel che è, come notano gli stessi organizzatori dell’iniziativa, per diverse ragioni, come ad esempio le diverse quote di partecipazione nei diversi Länder, ma si tratta comunque di un bel segnale per i compagni di sinistra.

Una delle ragioni di questo successo ha probabilmente a che fare con il grande impegno che i compagni della sinistra stanno profondendo sui social media, con una presenza capillare, post mirati ad alto tasso di viralità e un linguaggio particolarmente efficace. In particolare la Linke è fortissima su TikTok, dove durante ha campagna elettorale ha raccolto di gran lunga il numero più alto di likes – quasi 13 milioni.

Edoardo Toniolatti

@EdoToniolatti

Qui di seguito le schede uscite finora:

L’Union

La SPD

AfD

I Grünen

La FDP

1 commento su “Verso il 23 febbraio – La Linke”

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