Stehplätze

Cronache settimanali dalla Bundesliga, dove negli stadi resistono i settori per i posti in piedi.

A cura di Andrea Burzacchini

 

15.09.2019 – Giornata #4 – Il derby di Amburgo

I derby veri (entro i confini della stessa città) in Germania non sono tanti: la seconda squadra di Monaco, il München 1860 manca da troppi anni dai piani alti del calcio tedesco, mentre a Berlino solo da quest’anno la Union è approdata alla massima serie; anche per questo si utilizza il termine derby con una certa tolleranza, come il Revierderby, tra le due grandi squadre della Ruhr, Dortmund e Schalke, e il Rheinisches Derby tra il FC Köln e il Borussia Mönchengladbach.  

Lunedì sera, nella Zweite Bundesliga, si è giocato un derby importante, che non ha avuto luogo spesso nella storia del calcio tedesco: quello di Amburgo, seconda città della Germania, tra il HSV Hamburg ed il FC Sankt Pauli. Mentre il HSV (che in Italia chiamiamo “l’Amburgo” e lo associamo all’inaspettata sconfitta della Juventus nella finale di Coppa dei Campioni nel 1983), è stata retrocessa per la prima volta in seconda divisione due anni fa, il Sankt Pauli è una classica Fahrstuhlmannschaft, una “squadra ascensore”, che conosce retrocessioni e promozioni. Le due squadre non possono essere più diverse: l’HSV rappresenta in un qualche modo i “poteri forti” della ricca città, la borghesia anseatica e la maggioranza silenziosa, il Sankt Pauli è la patria della sinistra (della sinistra antagonista) della città. Sankt Pauli è il quartiere alternativo di Amburgo, attraversato dalla famosa Reperbahn, la strada “a luci rosse”, la città spontanea e tollerante, aperta e innovativa. Da sempre, per altro: i Beatles hanno iniziato qui la loro storia. La società è stata la prima società di calcio tedesca ad inserire nel suo statuto quelle clausole antirazzista, antifascista e antisessista, che ora sono presenti negli statuti di quasi tutte le società; tali valori non vengono solo proclamati, ma anche praticati: qualche anno fa, uno degli sponsor della squadra, il giornale per uomini Maxim, fu costretto dagli ultras a modificare la pubblicità dello stadio, giudicata troppo sessista. Numerosissime sono le campagne sociali “dalla parte degli ultimi” promosse dai tifosi e, non di rado, condivise dal management. I tifosi, che sfoggiano il teschio dei pirati, come simbolo della lotta dei “poveri contro i ricchi” non esitano a manifestare la loro chiara opinione sulla politica nazionale ed internazionale, come si vede nella foto sottostante.

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(Foto: ethickick.blogspot.it)

Come si può immaginare, tra le due squadre la rivalità è molto forte. Ciononostante gli incidenti di una qualche rilevanza si sono contati sulla punta delle dita. Addirittura ci sono anche (rarissimi) casi di cittadini di Amburgo che si dichiarano tifosi di ambo le squadre: “Fanno talmente schifo entrambe – sostiene Jan Freitag, redattore del più bel giornale di cultura calcistica in Germania, il mitico 11 Freunde – ed entrambe richiedono tanta capacità di sofferenza ai propri tifosi, che non si può amarne una sola”. Ed espone dalla finestra bandiere e sciarpe di tutte e due le squadre.

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(Foto: 11Freunde)

E lunedì sera? Lunedì sera Davide ha battuto Golia. Il Sankt Pauli, in una partita intensa e combattuta, sospesa per due volte a causa dei bengala lanciati da entrambe le tifoserie, ha superato per 2-0 l’Amburgo, fino ad allora meritatamente primo in classifica, e togliendogli il primato.
Questa notte, nelle strade del Kiez (altro modo per definire un quartiere, in modo particolare St. Pauli) si festeggerà a lungo.

Numero di gol della giornata: 27, 12 in casa, 15 in trasferta
5 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 88%
Sorpresa della giornata: beh, il mio SC Freiburg che espugna il campo dell’Hoffenheim, una delle società più ricche della Bundesliga e raggiunge il terzo posto davanti al Bayern, è proprio una bella sorpresa.

 

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01.09.2019 – Giornata #3 – Bakary Jatta o Bakery Daffeh? Storia di calcio e fuga

Per raccontare la storia di questa settimana dobbiamo scendere nella Zweite Bundesliga, la “Serie B” tedesca. Qui, per il secondo anno consecutivo, gioca la grande decaduta del calcio tedesco, lo Hamburg Sport Verein, cioè l’Amburgo, che prima di allora era l’unica squadra tedesca a non aver mai lasciato la prima divisione. 

Con quattro vittorie e un pareggio la squadra della città anseatica guida il campionato, che è iniziato l’ultimo fine settimana di luglio. 

L’autore del terzo gol della netta vittoria contro l’Hannover domenica scorsa, a un quarto d’ora dal termine, è stato festeggiato da pubblico e compagni in modo frenetico. Per quale ragione?

Il marcatore, Bakary Jatta ha una storia comune a quella di centinaia di migliaia di giovani africani: è arrivato in Europa nel 2015, scappando dalla fame del suo Paese, il Gambia, dove era nato diciassette anni prima, attraversando il Sahara, resistendo all’inferno dei campi libici, attraversando il Mediterraneo, approdando e lasciando l’Italia. Giunto in Olanda, è riuscito a mettere in mostra le sue doti calcistiche in uno dei tanti progetti di integrazione e formazione, fino a raggiungere Amburgo dove lo HSV gli offre un contratto da professionista alla fine del 2016. È grazie a questo contratto e al fatto di essere “minore non accompagnato” che Jatta ottiene il permesso di soggiorno. Con alterne fortune, il giovane attaccante rimane all’Amburgo, giocando dapprima soprattutto nella seconda squadra (in Regionalliga, la nostra serie D), per giocare poi in prima squadra la scorsa e l’attuale stagione.

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Bakary Jatta festeggiato dai compagni dopo il gol contro l’Hannover. (Foto: © Getty)

Il 7 agosto di quest’anno un’accusa improvvisa: Jatta non è Jatta. Secondo un’inchiesta della Sport Bild, Jatta è l’identità inventata di Bakery Daffeh, calciatore del Gambia di tre anni più vecchio, con diverse presenze nelle nazionali giovanili, di cui non si sa nulla dal 2015. Le supposte prove della Bild includono alcuni testimoni nonché il rapporto dei dubbi espressi nel 2016 riguardo l’età di Jatta, il quale era stato definito “completamente sviluppato biologicamente” dalle autorità tedesche, le quali sottopongono a dubbie indagini ogni giovane che arriva nel Paese, per verificare la condizione di “minore”, più tutelata.

Jatta sarebbe quindi quell’imbroglione di Daffeh, secondo la Bild. 

Tifosi, compagni e società non credono alle accuse e si stringono intorno al giovane. 

Non così invece Nürnberg, Karlsruhe e Bochum (a proposito di decadute), le tre squadre sconfitte dall’Amburgo le scorse settimane. Senza perdere tempo, le tre società hanno ben pensato di approfittarne, chiedendo la vittoria a tavolino nelle rispettive partite.

Di fronte a queste posizioni quantomeno sgradevoli, brilla invece per dignità il comunicato dell’Hannover: “Abbiamo perso perché siamo stati la squadra peggiore. Tutto il resto non ha e non deve avere influenza su vittorie e sconfitte. L’Hannover non presenterà alcun ricorso.”

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A ruota, e con la stessa chiarezza si è schierata la rivale storica e prossima avversaria Dell’HSV, il mitico FC Sankt Pauli. La compagine del noto quartiere di Amburgo ha ricordato che il calcio, il loro calcio non è fatto di carte bollate. Sarà  il campo a decidere.

La dignità di chi ama lo sport.

 

Numero di gol della giornata: 31, 20 in casa, 11 in trasferta
3 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 94%
Sorpresa della giornata: l’Union Berlin realizza la prima vittoria in Bundesliga della sua storia battendo nientepopodimeno che il Borussia Dortmund per 3-1

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24.08.2019 – Giornata #2 – Viva Colonia!

In Europa non è un’immagine consueta. Oltre 4500 tifosi che assistono ad una messa (anzi, ad una funzione ecumenica) in onore della propria squadra, concelebrata dal parroco cattolico e dal padre superiore protestante in una delle cattedrali più famose d’Europa, patrimonio UNESCO. Nella lettura, dal libro del profeta Daniele, una capra (guarda caso simbolo della squadra in questione) riesce a sconfiggere un ariete. La celebrazione termina con i fedeli (!) che, accompagnati dall’organo, cantano l’inno della squadra.

Succede a Colonia, per il sesto anno, nel giorno della prima partita casalinga. Si prega per il successo sportivo del FC Köln e per un campionato corretto.

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(Foto: © Erzbistum Köln/Modanese)

Non pochi storcono il naso. “Solo una squadra da carnevale poteva inventarsi una roba del genere”, si legge sui social o nei commenti.

Effettivamente il fatto che questo succeda proprio a Colonia, forse, non stupisce più di tanto. La grande città renana (la quarta in Germania per numero di abitanti) è un posto particolare, denso di contraddizioni. 

Sede del Carnevale tedesco più famoso e di una delle università più antiche d’Europa, nota per la sua grande liberalità – baluardo della cultura gay – e della bella vita nei locali in cui scorrono fiumi di Kölsch, la birra locale “che va giù bene”. Le vestigia romane e le chiese romaniche semidistrutte dai bombardamenti della guerra mondiale ed il sapersi rialzare sicura di sé senza provare invidia per la capitale Bonn e la ricchissima Düsseldorf a poche decine di chilometri. Ma anche sede, nell’ultimo decennio, di realtà vergognose e di orribili episodi. Centro principale dei Salafiti, la corrente reazionaria dell’islam e luogo di nascita degli HoGeSa (Hooligans gegen Salafisten, “hooligan contro i salafiti”), che con la scusa di combattere l’islam reazionario, si presentano come realtà germanica di estrema destra. In questa città la sindaca indipendente Henriette Reker è stata eletta il giorno dopo essere stata accoltellata e quasi uccisa da un estremista di destra e poche settimane dopo, durante la notte di Capodanno, la piazza tra il Duomo e la stazione fu teatro di brutali aggressioni e violenze a giovani donne, senza che la polizia riuscisse a rispondere.

Colonia, Köln, è davvero una città strana.

“Se Francesco Guccini fosse stato tedesco – mi dice ridendo Johanna, un’amica di Köln, che ha vissuto a lungo a Bologna – la sua celebre canzone l’avrebbe chiamata Colonia. Funziona anche da un punto di vista metrico. Il seno è sul piano renano ed il culo sulle Siebengebirge; anche Colonia è rossa e grassa e papale, che il cattolicesimo in Germania arriva fino qua”.

E continua, ormai presa nel suo gioco “i mercati all’aperto e i bistrot sono davvero sulla rive gauche del Reno, con la Kölsch ci si imberiaga non poco, e la generazione dei miei genitori è quella …che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria, e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura“. Conclude Johanna spiegandomi come soprattutto negli ultimi anni Colonia “ha saputo stare in piedi, per quanto colpita” e ricordandomi ridendo che “busona lo è sempre stata e sempre lo sarà”.

Stordito dai parallelismi trovati da Johanna (al telefono non so quante Kölsch abbia bevuto) penso alle similitudini anche nel calcio tra il FC Köln, fondato nel 1901, ed il Bologna FC fondato otto anni dopo. Entrambe squadre dal grande passato, destinate negli ultimi tre decenni a vivere faticose salvezze e anni di purgatorio in seconda divisione. Entrambe con un pubblico vero, storico, critico ma fedele e innamorato dei grandi campioni, come Roberto Baggio in rossoblù e Lucas Podolski in biancorosso.

E allora, Viva Colonia e viva Bologna. 

Venerdì sera, le profane preghiere dei tifosi/fedeli sembravano davvero fare effetto. Fino al 70esimo minuto le “caprette” conducevano 1-0 contro il Borussia Dortmund, strafavorita. Ma poi Hazard e Sancho si sono inventati il gol del pareggio e negli ultimi minuti non c’è stato nulla da fare contro l’assalto giallo-nero. 1-3 il risultato finale.

 

Numero di gol della giornata: 32 (3,55 a partita), 10 in casa, 22 in trasferta
2 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 84,3%)
Sorpresa della giornata: il numero delle reti in trasferta, più del doppio di quelle in casa

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17.08.2019 – Giornata #1 – La prima volta dell’Union Berlin

Piange Karl Fröhlich.

Piange prima della partita. Perché questo signore di 73 anni non avrebbe mai creduto di riuscire a vedere giocare in Bundesliga la sua Union Berlin, nella sua Alte Försterei. Ma se nel primo caso, “suo” è il normale aggettivo con cui ogni tifoso si riferisce alla propria squadra, lo Stadion An der Alten Försterei è davvero suo. Suo e di quelle altre centinaia di tifosi che dal 2007 al 2009, stanchi dei continui rinvii della indebitatissima città-stato di Berlino, decisero di restaurare il vecchio stadio, ormai a pezzi, nello storico distretto operaio di Köpenick, circa 10 chilometri a est dei fasti di Unter den Linden ed Alexanderplatz.

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(Foto: © camera4)

La Union a quei tempi si arrangiava tra la Dritte Liga e la Regionalliga e pochissimi immaginavano una promozione anche solo nella Zweite Bundesliga, la Serie B tedesca. Dopo la riunificazione la Bundesliga ha ben rappresentato le differenze sociali ed economiche non solo tra Est e Ovest (solo Cottbus e Rostock sono riuscite ad avere qualche anno di permanenza nella Bundesliga), ma anche tra altre zone di vecchio e nuovo sviluppo economico: basti pensare che del famoso Bacino della Ruhr, che fino a due decenni fa poteva presentare fino a sei squadre nella massima serie, dopo la chiusura di pozzi e miniere, solo Dortmund e Schalke sono rimaste a quei livelli.

E invece la storica squadra di Berlino Est, dopo la ricostruzione dello stadio da parte dei suoi fans, si è assicurata una presenza stabile nella seconda divisione e già due anni fa sembrava pronta a tentare il gran salto. Scheiße, wir steigen auf! (“Merda, andiamo in Bundesliga!”) scrissero auto-ironicamente i tifosi in un grande striscione nel marzo del 2017, quando i “biancorossi di ferro” erano al secondo posto. Non ce la fecero.

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Foto: imago/Contrast
Ci sono riusciti tre mesi fa al termine di due drammatici Relegationspiele contro la terzultima della Bundesliga, il pluridecorato e ricchissimo VfB Stuttgart. 2-2 all’andata a Stoccarda e 0-0 al ritorno a Berlino, con ventimila persone in lacrime di gioia e stupore allo stadio.
E ora, al termine della prima partita in Bundeliga della storia del club (peraltro ironicamente proprio contro l’unico altro club di una città dell’ex DDR, quel Red Bull Leipzig, la cui vicenda è ovviamente completamente diversa), le lacrime di  Karl Fröhlich se ne sono andate. La sua squadra ha perso 4-0, contro il “Red Bull Konstrukt, contro cui migliaia di tifosi del “vero calcio” in Germania protestano – ed infatti nel primo quarto d’ora tutti i tifosi berlinesi sono rimasti in silenzio per far sentire la propria disapprovazione.
1. FC Koeln v RB Leipzig - Bundesliga
Uno striscione dei tifosi del Colonia contro il Lipsia, nel marzo del 2017 (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Bongarts/Getty Images)
Ma contrariamente ad ogni autoironia e ogni malasorte, la Union è ora la 56esima società calcistica che gioca in Bundesliga.
Alla fine della partita Karl  Fröhlich  cantava con gli altri ventimila dello stadio tutto esaurito l’inno della squadra.

 

Numero di gol della giornata: 30 (3,33 a partita), 17 in casa, 13 in trasferta
Spettatori: 383.901 (7 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 97,5%)