Stehplätze

Cronache settimanali dalla Bundesliga, dove negli stadi resistono i settori per i posti in piedi.

A cura di Andrea Burzacchini

10.11.2019 – Giornata #11 – Della depressione nel calcio, dieci anni dopo

10 novembre 2009. La Germania sta vivendo con gioia le celebrazioni dei vent’anni della caduta del Muro, i partiti conducono le consultazioni che porteranno al secondo Governo Merkel, quando una notizia improvvisa manda il Paese sotto shock: Robert Enke, portiere dell’Hannover e della Nazionale si è suicidato, gettandosi sotto un treno, a pochi passi da casa.

Da alcune settimane non riusciva a giocare; un virus intestinale che non riusciva ad essere chiarito dai medici lo teneva lontano dai campi di gioco. Enke non era un calciatore comune. Nutriva forti interessi fuori dal mondo del calcio e si dedicava al volontariato. Tre anni prima aveva perso la figlia di due anni, affetta da una rara malattia; dieci mesi prima, assieme alla moglie Teresa, aveva adottato una bambina di pochi mesi.

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(Foto: Udo Weger)

Pochi giorni dopo il suicidio, la moglie Teresa rivelò la verità: depressione. Il marito ne soffriva dal 2006, ovviamente senza averne fatto parola con nessuno. Un tabù si era rotto: la parola che non si poteva dire, in modo particolare nei settori da “uomini (o donne) duri” (calcio, sport, alta finanza…), veniva finalmente pronunciata. Grazie all’impegno della federazione calcistica tedesca DFB e della vedova, il mondo del calcio tedesco (ma non solo) diedero vita in quegli anni ad attività formative e di supporto destinate ad affrontare il problema, che improvvisamente veniva rivelato: la depressione – anche e soprattutto nei settori ad alta tensione e pressione – esiste, deve essere riconosciuta, ammessa, e può essere curata. 

Non tutti furono contenti della discussione; alcuni sportivi di successo reagirono con qualche sufficienza, affermando che, sì, la cosa può essere un problema, ma che in fondo, “non tutti riescono a vivere sotto pressione”. Teresa Enke, la moglie, creò una fondazione, la Robert-Enke-Stiftung, con la missione di sostenere progetti e iniziative per aiutare gli affetti da depressione e i bambini ammalati di cuore.

Lo scorso fine settimana in tutti i campi da calcio tedeschi, dalla Bundesliga alla Kreisliga si è ricordato Robert Enke con un minuto di silenzio.

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Dopo dieci anni l’accettazione sociale della malattia è senz’altro migliorata. Non viene più considerata un tabù, altri sportivi o persone di successo hanno ammesso di soffrirne. Se però a questo si sia accompagnata una reale indagine su come il mondo del calcio o dello sport agonistico, in ogni sua forma, possa influenzare la vita delle persone affette, è ancora in discussione. Proprio sabato scorso, il direttore sportivo del Borussia Dortmund, Michael Zorc, non ha trovato nulla di meglio da dire ai propri calciatori di giocare da “uomini veri”. Lothar Matthäus, grande calciatore ma con carriera da allenatore o dirigente del tutto fallimentare ha tradotto “giocare da uomini veri significa non essere dei conigli impauriti”.

Ecco, sempre qui siamo. La mancanza di sicurezza è – così ci fanno sapere – una forma di debolezza.

Numero di gol della giornata: 32 (3,56 di media a partita), 16 in casa e 16 in trasferta
Stadi esauriti: 5 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 90%
Sorpresa della giornata: sotto i miei occhi, a Friburgo, rissa finale a causa di un “abbattimento” dell’allenatore del SC Freiburg, Christian Streich, da parte di David Abraham, capitano dell’Eintracht Frankfurt, all’ultimo minuto, mentre recuperava il pallone. Nella rissa seguita, oltre a Abraham, veniva espulso Vincenzo Grifo, attaccante del Friburgo e della Nazionale Italiana. I protagonisti hanno immediatamente cercato, subito dopo il caso, di riportare l’episodio entro i giusti binari.
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03.11.2019 – Giornata #10 – Il primo derby, 30 anni dopo la caduta del Muro

Chi segue questa rubrica dal primo numero sa che quest’anno ha debuttato in Bundesliga la seconda squadra di Berlino, l’Union Berlin di Köpenick, storico Bezirk di Berlino Est. Che il primo derby ufficiale nella Bundesliga tra questa e la prima squadra di Berlino (Hertha Berlin, della parte ovest della città) cadesse proprio all’inizio della settimana per i festeggiamenti di 30 anni dalla caduta del Muro, è stato un bel gioco del destino. Molti giornali l’hanno ovviamente notato e hanno dato la stura ai cliché del caso: rivalità, rivincita, poveri contro ricchi, eccetera. La Gazzetta dello Sport non ha potuto che evitare uno scontato quanto banale “Berlino di nuovo divisa”.

Ma è davvero così? È davvero Est contro Ovest? Si può parlare, oggi, di Berlino Ovest e Berlino Est?

Non si può. Se a livello nazionale i maggiori indicatori socio-economici continuano a segnare il confine tra le due ex Germanie, a Berlino la situazione è molto più diversificata: anzi, i quartieri radical-chic, come Prenzlauer Berg, Friedrichshein, Mitte e perfino Neu-Kölln appartengono alla vecchia Berlino Est, mentre diversi quartieri a ovest sono popolari. I giovani nati negli ultimi tre decenni vivono ben altri confini rispetto a quello del Muro. Il tifo calcistico, poi, è completamente indipendente dalla zona della città in cui si è nati.

La Hertha Berlin, alte Dame (vecchia Signora!) del calcio tedesco, è stata per lungo tempo l’unica squadra di livello nazionale e ha quindi raccolto le simpatie dell’intera città; simpatie o frustrazioni, dal momento che negli ultimi vent’anni i risultati sono stati estremamente scarsi. Addirittura qualche anno fa la Germania si è trovata ad essere l’unica nazione d’Europa senza una squadra della capitale nella massima serie.

C’è addirittura qualcosa in più. La Hertha Berlin era già amata dai berlinesi dell’est da ben prima della caduta del Muro. 

Nel gennaio del 1990 le due squadre giocarono una partita amichevole per celebrare lo storico evento appena avvenuto. Il biglietto costava 5 marchi, non importa se della valuta occidentale o quella orientale, destinata ad essere abolita. Le due tifoserie cantavano “due campioni sulla Spree” e un gol (vinse Hertha 2-1) venne segnato da Axel Kruse, che qualche anno prima era fuggito a ovest.

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(Foto: dpa)

Purtroppo sabato scorso le cose sono state molto meno pacifiche. Forse sovraeccitati dall’eco mediatica dell’evento e favoriti dalle blande misure di sicurezza del piccolo stadio dell’Union, gli ultras della Hertha hanno lanciato diversi razzi in campo e verso le tribune; la partita è stata sospesa per parecchi minuti, mentre numerosi ultras dell’Union sono entrati in campo con atteggiamento minaccioso. Fortunatamente il portiere dell’Union, il polacco Rafael Gikiewicz ha affrontato a muso duro i suoi tifosi ricacciandoli in tribuna. “Mia moglie mi ha detto che sono un idiota e che avrei potuto farmi male” ha dichiarato l’estremo difensore; e rispondendo alla domanda se si fosse impaurito quando uno degli esaltati lo aveva preso per il collo “Ma figuriamoci! Era alto un metro e cinquanta!”.

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(Foto: dpa)

Altro che Berlino divisa!

Numero di gol della giornata: 35 (3,89 di media a partita), 27 in casa e 8 in trasferta
Stadi esauriti: 5 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 95%
Sorpresa della giornata: Il Bayern che perde 5-1 a Francoforte causando il licenziamento dell’allenatore Nico Kovac da parte della nevrotica dirigenza Rummenigge/Hoeneß, che continuano a non sopportare ogni collaboratore che non si inchini al loro volere (vedi Ancelotti, vedi Van Gaal, vedi Guardiola, eccetera). Curiosamente la disfatta è iniziata con un fallo da ultimo uomo di Boateng dopo otto minuti, dapprima giudicato in area (rigore + ammonizione), e poi corretto fuori area dalla VAR, con conseguente punizione, ma abbinata all’espulsione.

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27.10.2019 – Giornata #9 – Lode alla Coppa di Germania

[Disclaimer: il presente articolo esce con grande ritardo non solo a causa della nota pigrizia dell’autore, ma anche perché è dedicato alla DFB Pokal, la Coppa di Germania, che martedì e mercoledì scorsi ha celebrato il secondo turno, i sedicesimi di finale]

Fango. Campi di periferia. Neve. Fari che non funzionano. Tribune allestite all’ultimo momento. Posti mai sentiti nominare. Calci di rigore. È la DFB Pokal, soprattutto nei primi due turni, ma non solo. Forse la manifestazione del calcio tedesco che più assomiglia al “calcio vero”.

Intanto il formato. Partecipano le 36 squadre di 1° e 2° Bundesliga, le prime dieci classificate della 3° Liga, completate dalle 18 vincitrici delle Coppe Dilettanti di ogni Federazione Regionale (la squadra campione del Baden, quella della Baviera, quella del Brandeburgo, e così via). Non è raro, quindi, vedere squadre della sesta o settima serie, giocare d’estate contro il Bayern o il Dortmund. Il torneo è ad eliminazione diretta (il vincitore avrà quindi vinto sei partite) ma, a differenza di quanto accade per la Coppa Italia o la FA Cup, le partite sono tutte secche (non c’è andata e ritorno nemmeno nei quarti o in semifinale) e, soprattutto non vi è alcun “albero”: a parte il primo turno, nel quale sono esclusi scontri tra due squadre di Bundesliga, vige il sorteggio non guidato – mercoledì scorso, ad esempio, i due Borussia si sono trovati a ripetere lo scontro della Bundesliga di tre giorni prima.

Anche il fattore campo, quindi, è lasciato al caso, con la condizione che se tra le due contendenti ci sono più di una divisione di differenza (1° Bundesliga – 3° Liga, 2° BundesligaRegionalliga, e così via) si gioca a casa della squadra più debole. Questa regola e la tradizione del sorteggio in diretta televisiva ad ogni turno generano spesso delle situazioni divertenti: il presidente del FC Teningen o del SC Gütersloh, che magari è il proprietario del ristorante del paese o il padrone della segheria, ulula di gioia in prima serata dopo che la “fata della fortuna” ha sorteggiato la sua squadra contro il Bayern. Un minuto dopo, ripresosi dalla sorpresa, starà già telefonando al direttore tecnico (il salumiere del Paese) ordinandogli di rimettere a nuovo gli spogliatoi che, zum Teufel, mica possiamo chiedere a Thomas Müller di farsi la doccia fredda e di mettere le scarpette in un armadietto che non si chiude. Ed entro tre settimane voglio le tribune nuove e se il sindaco non le concede, vedi di fargli sapere che la prossima elezione se la scorda.

Storie come queste, insomma. Che piacciono ai tifosi veri, che si prendono uno o due giorni di ferie per attraversare il Paese di martedì o mercoledì per seguire la squadra e vederla giocare (e magari perdere) in un paesino della Turingia. Perché è ovvio, se Lewandoski andrà in trasferta nei Siebengebirge pensando a non lasciare un ginocchio nel campetto ghiacciato e dirà allo stopper locale (figlio del salumiere) “vedi di non farmi male, che alla fine ti regalo la maglia”, le squadre dilettantistiche vorranno invece giocare la partita della vita (“anvedi mai che gli scout del Frankfurt si accorgano di me”). Per questo le società maggiori hanno ripetutamente richiesto alla DFB, la federazione tedesca, di introdurre alcune modifiche “italiane”, quali appunto le teste di serie o la doppia sfida andata e ritorno. Invano. La DFB ha resistito e la Coppa rimane così. E un’altra cosa piace ai tifosi: fino ai quarti di finale, non c’è la VAR.

Così gli stadi sono pieni anche nelle partite di Coppa, pieni di fan che al gol della propria squadra incominciano a scandire “Berlin! Berlin! Wir fahren nach Berlin!” (“Andiamo a Berlino”, dove si gioca, sempre, la finale, all’Olympiastadion, davanti al Presidente della Repubblica).

Così è successo martedì e mercoledì scorsi, dove su sedici partite ben nove stadi hanno registrato il tutto esaurito. A conferma delle aspettative, anche questo è stato un tipico “secondo turno di coppa”: tre sfide finite ai rigori e due Regionalligisten (quarta divisione) che hanno superato il turno accedendo così agli ottavi di finale: il FC Saarbrücken, che ha addirittura eliminato il Köln e lo sconosciuto SC Verl, vincitore ai rigori contro Kiel, dopo aver eliminato Augsburg ad agosto; e che senz’altro entro febbraio dovrà ampliare gli spalti della Sportclub Arena, ai bordi del paese.

Viva la DFB-Pokal!

 

I dati seguenti si riferiscono, invece, alla nona giornata della Bundesliga, dove il Borussia Mönchengladbach continua a guidare un campionato quanto mai incerto, con addirittura 10 squadre in 5 punti.
Numero di gol della giornata: 27 (3 di media a partita), 17 in casa e 10 in trasferta
Stadi esauriti: 4 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 85%
Sorpresa della giornata: beh, ovviamente il mio Friburgo che batte il Lipsia 2-1 e sale al terzo posto in classifica.
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20.10.2019 – Giornata #8 – I soldi non fanno gol? (Magari!)

Il gol dell’islandese Finnbogason al 93° minuto, che ha consentito all’Augsburg di pareggiare 2-2 il derby bavarese col Bayern München, ha causato un altro record curioso di questo curioso inizio di Bundesliga: nell’ottava giornata nessuna delle prime sette squadre in classifica ha vinto. La conseguenza è la classifica sempre più corta: a praticamente un quarto di campionato la parte sinistra della Tabelle (qui la TV mostra sempre la classifica su due colonne) è interamente contenuta in due punti, dai 16 di Mönchengladbach e Wolfsburg ai 14 di ben quattro squadre.

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“Che meraviglia!” pensa ora lo sportivo, colui che non ne può più di vedere campionati già decisi a marzo e che rimpiange gli anni in cui un qualche outsider arrivava a giocarsi il campionato contro gli squadroni. “Qui in Germania, grazie alla cultura sportiva, i posti in piedi negli stadi (non si chiama così quella rubrica su Kater?) e gli allenatori pedagoghi, assistiamo finalmente ad un ritorno della concorrenza, vera anima dello sport!”. È vero, allora, che “Geld schießt keine Tore!” (i soldi non fanno gol), come diciamo noi tifosi delle squadre minori?

No, spoileriamo subito il messaggio dell’articolo. Questa situazione è una Momentaufnahme, una fotografia del momento, dovuta a diversi fattori coincidenti, ma che (temiamo) finirà per svanire nelle prossime giornate. E ben difficilmente con una fuga del Frankfurt, o addirittura del Freiburg.

La Bundesliga ha avuto negli ultimi anni esattamente lo stesso andamento delle altre leghe europee maggiori. Come in Serie A, Premier League, Ligue 1 e Primera Division, l’introduzione della ripartizione dei diritti televisivi secondo il successo (metà anni ’90), la sentenza Bosman (1995), la riforma di Champions ed Europa League e l’ingresso dei grandi investitori hanno fatto sì che la forbice tra le società più ricche e le altre aumentasse sempre di più.

Alcuni dati sono davvero impressionanti.

Come è possibile aspettarsi un torneo minimamente equilibrato se il valore di mercato medio dei giocatori della società più ricca (il Bayern, ovviamente) è già il doppio di quello della terza (Leverkusen), cinque volte maggiore della settima (Frankfurt) e 35 volte maggiore i quello delle due neo-promosse, come si può vedere nella tabella pubblicata da transfermarkt.de?

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O se per quanto riguarda gli stipendi di calciatori ed allenatore, il Bayern due anni fa (alla stagione 2017/2018 si riferisce la tabella di 11 Freunde che pubblichiamo qui sotto) spendeva quasi il doppio di Schalke, il quadruplo di Leipzig e otto volte quello che spende il Freiburg? Certo, questo rende i due pareggi con cui i giocatori di Friburgo hanno bloccato i bavaresi nella scorsa stagione particolarmente saporiti, ma fino a quando ci si può accontentare di godere delle eccezioni?

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Ovviamente si potrebbe continuare con i dati dei diritti televisivi, il numero degli impiegati, il budget per le spese di rappresentanza e qualsiasi criterio legato al denaro.

E non è quindi un caso se mentre nel decennio 1990-1999 cinque squadre diverse hanno vinto la Bundesliga (Bayern tre volte), nel decennio 2000-2009 ancora cinque squadre si sono laureate campioni ma con il Bayern vincitrice nelle restanti sei edizioni, in quest’ultimo decennio (2010-2019) solo due società hanno vinto la Bundesliga (due volte il Dortmund e otto…vabbè, lo sapete).

È sport questo? Credo di no. È la fine di una reale concorrenza, che (a-ha!) dovrebbe teoricamente essere l’anima di una società basata sul libero mercato. E che paradosso che invece, proprio negli Stati Uniti, grazie al “socialistissimo” salary cap i campionati di hockey, baseball, basket e football continuano ad essere indecisi fino in fondo e a presentarci ogni anno altri vincitori.

Da quel che si capisce o si intuisce, non possiamo aspettarci miglioramenti nei prossimi tempi, anzi. E allora per adesso accontentiamoci di questa strana situazione dell’ottava giornata, sperando che duri il più possibile. Ben sapendo, con realistico pessimismo che purtroppo, Geld schießt Tore, i soldi fanno gol. Quasi sempre.

 

Numero di gol della giornata: solo 20 (2,22 di media a partita), 16 in casa e 4 in trasferta
Stadi esauriti: 7 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 95%
Sorpresa della giornata: eh, ci abbiamo fatto sopra l’articolo, le prime sette che non vincono.
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06.10.2019 – Giornata #7 – Borussia chi?

– Il Borussia è primo in classifica!

– E allora? Negli ultimi anni non è successo di rado, hanno vinto anche due campionati…

– No, non il Borussia Dortmund, dico il Borussia Mönchengladbach!

– Ah, ma quelli vincevano negli anni ’70, come il Nottingham Forest…

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Foto: borussia.de

Vero, il Borussia Mönchengladbach ha dominato gli anni ’70 in Germania (vincendo la metà dei campionati) e in Europa, con due Coppe UEFA e una Coppa dei Campioni. Poi la squadra ha perso d’importanza arrivando fino a giocare alcune stagioni nella Zweite Bundesliga tra il 2000 e il 2010, per rinascere nel corrente decennio, giungendo a giocare addirittura in Champions League.

Con i suoi 260.000 abitanti Mönchengladbach è una cosiddetta Großstadt (le città superiori ai 100.000 abitanti) in Nordrhein-Westfalen, tra il Reno e il confine olandese, a circa 15 chilometri da Düsseldorf e a 40 dalla rivale Köln. Meno attraente di altre città della zona, aveva una fiorente industria tessile, che ha faticato a competere negli anni della globalizzazione; la disoccupazione è maggiore rispetto alla media della regione e il reddito medio inferiore.

In questo senso i Fohlen (i puledri, da come i giocatori del Borussia sono soprannominati dagli anni ’70, per la giovane età di quella squadra vincente) hanno seguito il destino economico della regione, come è accaduto anche in zone. Il caso più emblematico è il famoso bacino estrattivo e metallurgico della Ruhr. Se negli anni ’50, ’60 e ‘70 esprimeva diverse squadre di successo nella massima serie, (oltre ai sempiterni Dortmund e Schalke, anche Bochum, Duisburg, Oberhausen, Essen), la crisi del settore e la crescente commercializzazione del calcio hanno causato un netto declino delle squadre locali: là dove il calcio rappresentava il principale diversivo per il proletariato della regione e quindi una vera e propria cultura popolare, nel momento in cui per resistere ad alti livelli si richiedeva sempre più denaro ed investimenti, la crisi economica ha corrisposto a una crisi di risultati.
E così nel nuovo secolo i successi delle squadre delle zone industriali o minerarie sono stati sostituiti da società rappresentanti realtà geografiche più legate alle nuove economie, basate sui servizi: non è un caso che negli ultimi due decenni abbiano successo realtà come Freiburg, Mainz, Augsburg, Hoffenheim, Düsseldorf.

Lo stesso per altro è accaduto in Inghilterra dove le città del Sud come Brighton, Southhampton, Portsmouth, Bournemouth hanno sostituito squadre storiche dell’industrioso nord come Leeds, Birmingham e Nottingham.

Anche a Mönchengladbach, che è in Nordrhein-Westfalen, ma al di fuori del Bacino della Ruhr, è successo lo stesso. Durante la crisi economica dei primi anni del secolo, la squadra è retrocessa in seconda divisione. Il rilancio della città verso nuove forme di economia è stato accompagnato da una risalita della squadra, che dal 2012 rimane sempre nella parte alta della classifica, e ha giocato due stagioni in Champions League.

È positivo ed inevitabile che i centri del calcio si spostino a seconda degli sviluppi economici e sociali di un Paese, ma è altrettanto bello ed importante che squadre di grande tradizione siano parte del calcio moderno.

E sabato prossimo la Bundesliga riprenderà con il duello dei due Borussia a Dortmund.

PS: Borussia, se qualcuno se lo domandasse, è il nome latino della Prussia.

 

Numero di gol della giornata: 29 (3,22 di media a partita), 17 in casa e 12 in trasferta
Stadi esauriti: 5 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 88%
Sorpresa della giornata: il Bayern che perde in casa (1-2 contro Hoffenheim) è proprio una bella sorpresa
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29.09.2019 – Giornata #6 – La fine del fattore campo?

Se Claudio Pizarro, il più vecchio giocatore della Bundesliga, avesse segnato uno dei suoi gol allo scadere, dopo essere entrato all’88° minuto di Dortmund-Bremen, sarebbe stato responsabile di un record straordinario: tutte le partite della sesta giornata della Bundesliga si sarebbero concluse con la vittoria della squadra in trasferta. E invece la partita al Westfalenstadion (Signal Iduna Park chiamatelo voi!) è finita 2-2 e il Borussia ha conseguito l’unico punticino realizzato in casa nelle nove partite in programma.
Fa comunque decisamente impressione: nove partite, otto vittorie in trasferta, un pareggio.

Già nella prima giornata i punti “corsari” erano stati maggiori di quelli in casa e quest’anno il trend è fin qui davvero particolare: sulle 54 partite giocate finora, 23 hanno visto la vittoria della squadra ospite, 20 di quella in casa, solo 11 pareggi.
Certo, il campionato è appena iniziato ed è presto per parlare di una tendenza. Allora sono andato a cercare le statistiche storiche ed ho scoperto una cosa interessante. Confrontando l’andamento dei campionati di Bundesliga dall’introduzione della regola dei 3 punti per la vittoria (1994/95), si può notare una non lieve diminuzione delle vittorie in casa (terza colonna, in alcune stagioni degli anni ’90, oltre il 50%) e un corrispondente aumento di quelle in trasferta (ultima colonna).

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Anche nella Premier League si nota un andamento simile, anche se l’aumento della percentuale di vittorie in trasferta è a scapito soprattutto dei pareggi, come si vede dal grafico sottostante.

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A questo punto vale la pena interrogarsi sulle cause di questo andamento storico: a me ne vengono in mente due.
La prima è senz’altro la crescente differenza tra le squadre “ricche” e quelle “povere”: se una volta (certo, con solo due punti per la vittoria) era considerato perfetto il campionato in media inglese, con l’obiettivo della vittoria in casa e il pareggio in trasferta, negli ultimi anni fa notizia se squadre come il Barcellona, il Real Madrid, la Juventus, il PSG ed il Bayern non vincono anche in trasferta: e se succede per due o tre volte di fila, si mette in discussione l’allenatore (“con tutte le star che ti ho messo a disposizione, non riesci a vincere a Brescia/Friburgo/Lens/Malaga?”).

Può essere però che esista un’altra ragione. Come suppone 11 Freunde, la più bella rivista tedesca di cultura calcistica, tale tendenza può avere anche un’altra ragione e cioè il maggior confort degli stadi odierni. In stadi più “civili”, insomma, che non hanno più la caratteristica da “catino infuocato” che tanto spaventava gli ospiti (pubblico e calciatori), il fattore campo tende a ridursi. Forse si può perfino aggiungere che anche i viaggi si sono fatti più comodi per i calciatori in trasferta: bus più moderni e alberghi più confortevoli proteggono le squadre ospiti più di anche solo venti o trenta anni fa. L’articolo di 11 Freunde ha un titolo divertentissimo: Un canto d’addio per il fattore campo – minacciato di estinzione, come la SPD.

Resta da vedere se lo stesso trend esaminato in Premier League e Bundesliga è presente anche in altri campionati, a cominciare dalla Serie A: per questo “nomino” Paolo Bruschi, uno dei maggiori esperti e bravissimo scrittore di cose di calcio e società che – ne sono certo – raccoglierà senz’altro la sfida.

Numero di gol della giornata: 30 (3,33 di media a partita), 7 in casa e 23 in trasferta
Stadi esauriti: 5 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 90%
Sorpresa della giornata: beh, ci abbiamo scritto sopra un articolo 🙂
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22.09.2019 – Giornata #5 – A Day at the Stadium: Perché nella Bundesliga gli stadi sono quasi sempre pieni

Ho deciso quattro giorni prima della partita di andare: ho guardato il sito dell’SC Freiburg e visto che c’erano ancora cinque posti liberi. Cinque persone che, comprato il biglietto, si erano resi conto di non poter andare alla partita e lo rimettevano in vendita attraverso la società; online. Online ne ho comprato uno. Prima di entrare allo stadio ho ritirato il mio biglietto e ne ho comprati due per la partita di Coppa fra un mese. Non ho dovuto nemmeno mostrare la carta d’identità; ci andrò con mia figlia o con un amico, vedremo. I biglietti non sono personalizzati, non c’è la tessera del tifoso, anche l’abbonamento stagionale puoi prestarlo a chi vuoi. Tutto questo rappresenta già una bella differenza con l’Italia.

Vado allo stadio in bicicletta, tra il fiume e un quartiere residenziale. A circa un chilometro dallo stadio il traffico automobilistico è deviato; avvicinarsi allo stadio è una passeggiata.

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L’ultimo tratto di strada è infatti riservato agli autobus provenienti dall’intera provincia, e a chi si avvicina a piedi e in bicicletta.

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In realtà la maggior parte delle biciclette percorrono la ciclabile ad alta velocità che costeggia il fiume Dreisam e arrivano dietro la Curva Nord. Nel giorno delle partite sulla ciclabile si va un po’ più piano, tante sono le biciclette che vanno allo stadio.

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L’altro grande mezzo di trasporto è il tram. La convenzione del Kombiticket permette a chi è in possesso del biglietto della partita di muoversi gratuitamente con i mezzi pubblici (bus, tram, treni) in tutta la provincia da tre ore prima del fischio d’inizio e a ritornare a casa dopo la partita. Il sistema, che vale anche per il teatro comunale e la fiera, si basa su una piccola percentuale sul costo del biglietto (circa il 2%) che la società calcistica devolve all’azienda dei trasporti. Di tutti i biglietti venduti. In questo modo, chiunque vada allo stadio, finanzia la possibilità per l’azienda dei trasporti di finanziare un forte incremento delle corse e di sostenere il mancato guadagno. Si calcola che nei giorni più freddi o più piovosi dell’anno, oltre 15.000 persone arrivino allo stadio con il tram. Che anche sabato scorso, nonostante il sole ed il caldo, erano belli pieni.

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No, certo che c’è anche chi va allo stadio in auto. Di solito non trovano parcheggio, girano come trottole l’intero quartiere sempre più nervosi, parcheggiano a 3 chilometri dallo stadio ed entrano accaldati al ventesimo del primo tempo. Dopo due o tre volte si accorgono di non essere i più scaltri ed imparano.

Lo stadio di Friburgo, lo Schwarzwaldstadium non è certo un arena moderna. Costruito negli anni ’50 ed ampliato a poco a poco, è conosciuto come il primo stadio d’Europa con il tetto coperto da pannelli fotovoltaici; accadde nel 1994, ma questa è un’altra storia.

Qui vogliamo solo sottolineare come nonostante gli ampliamenti successivi (e le scarse finanze della società) non abbiano consentito una costruzione organica, l’atmosfera è davvero accogliente e adatta a uno stadio.

Innanzitutto ci sono i posti in piedi, quegli Stehplätze che danno il nome a questa rubrica. Sono posti in piedi ben 10.000 dei 24.000 dell’intera capienza; permettono di andare alla partita chi non ha voglia o possibilità di spendere più di 15-20 euro, meno di 10 per i minorenni. Oltre a una funzione sociale, hanno anche una funzione estetica o culturale: ci ricordano che lo stadio non è un museo o un centro congressi. Tutt’altro: il pubblico urla, gioisce, si arrabbia, ride, insulta, freme, si dispera. No, non è un museo.

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Allo stadio ci sono persone molto diverse tra loro, per genere, età, classe sociale. Molte famiglie o genitori con figli vanno nel cosiddetto Familienblock, posti a sedere dove i bambini spendono meno e si richiede di non fumare.

Negli stand gastronomici si mangia e si beve; anche bevande alcoliche, normalmente birra d’estate e vin brûlé d’inverno. No, non si va allo stadio per bere, ma il fatto che bere alcool non sia proibito trasmette l’idea di essere in un posto normale.

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La birra (o la coca-cola, l’acqua minerale, il vin brûlé) viene servito in bicchieri di plastica, ma non usa e getta; paghi il bicchiere un euro in più, lo riusi per la seconda birra e alla fine della partita lo riporti ad uno stand, dove ti viene ridato il vuoto a rendere. 

E così alla fine della partita quando gli spalti si vuotano non rimane un tappeto di plastica calpestata; ci guadagna l’ambiente e ci guadagna la società calcistica, che non deve pulire. Anche perché se dimentichi di riconsegnarlo (ah, un euro che cosa vuoi che sia!), ci pensano i tifosi più giovani che, velocissimi, raccolgono i bicchieri dimenticati e con i vuoti a rendere si comprano il biglietto per la prossima partita.

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Accessibilità, reperibilità dei biglietti, sostenibilità, atmosfera, passione, comodità, costi. Forse non basta ma senz’altro aiuta lo stadio a presentarsi così, ogni sabato. Perché andare allo stadio in queste condizioni è proprio bello; anche per uno spettacolo non eccelso, quale è stato SC Freiburg – FC Augsburg 1-1.

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Certo, qui a Friburgo, la sostenibilità ambientale è un valore da oltre trent’anni, ma ho frequentato altri stadi in Germania e credo di poter sostenere che queste caratteristiche siano abbastanza comuni.

Continuo a pensare che almeno alcuni di queste caratteristiche potrebbero essere facilmente esportate anche in Italia.

Numero di gol della giornata: 26, 16 in casa, 10 in trasferta
Stadi esauriti: 4 su 9. Percentuale di occupazione dei posti: 88%

Sorpresa della giornata: nessun risultato particolarmente sorprendente, ma sabato, per 16 minuti, dalle 15:55 alle 16:11 il Friburgo è stato addirittura capolista!

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15.09.2019 – Giornata #4 – Il derby di Amburgo

I derby veri (entro i confini della stessa città) in Germania non sono tanti: la seconda squadra di Monaco, il München 1860 manca da troppi anni dai piani alti del calcio tedesco, mentre a Berlino solo da quest’anno la Union è approdata alla massima serie; anche per questo si utilizza il termine derby con una certa tolleranza, come il Revierderby, tra le due grandi squadre della Ruhr, Dortmund e Schalke, e il Rheinisches Derby tra il FC Köln e il Borussia Mönchengladbach.  

Lunedì sera, nella Zweite Bundesliga, si è giocato un derby importante, che non ha avuto luogo spesso nella storia del calcio tedesco: quello di Amburgo, seconda città della Germania, tra il HSV Hamburg ed il FC Sankt Pauli. Mentre il HSV (che in Italia chiamiamo “l’Amburgo” e lo associamo all’inaspettata sconfitta della Juventus nella finale di Coppa dei Campioni nel 1983), è stata retrocessa per la prima volta in seconda divisione due anni fa, il Sankt Pauli è una classica Fahrstuhlmannschaft, una “squadra ascensore”, che conosce retrocessioni e promozioni. Le due squadre non possono essere più diverse: l’HSV rappresenta in un qualche modo i “poteri forti” della ricca città, la borghesia anseatica e la maggioranza silenziosa, il Sankt Pauli è la patria della sinistra (della sinistra antagonista) della città. Sankt Pauli è il quartiere alternativo di Amburgo, attraversato dalla famosa Reperbahn, la strada “a luci rosse”, la città spontanea e tollerante, aperta e innovativa. Da sempre, per altro: i Beatles hanno iniziato qui la loro storia. La società è stata la prima società di calcio tedesca ad inserire nel suo statuto quelle clausole antirazzista, antifascista e antisessista, che ora sono presenti negli statuti di quasi tutte le società; tali valori non vengono solo proclamati, ma anche praticati: qualche anno fa, uno degli sponsor della squadra, il giornale per uomini Maxim, fu costretto dagli ultras a modificare la pubblicità dello stadio, giudicata troppo sessista. Numerosissime sono le campagne sociali “dalla parte degli ultimi” promosse dai tifosi e, non di rado, condivise dal management. I tifosi, che sfoggiano il teschio dei pirati, come simbolo della lotta dei “poveri contro i ricchi” non esitano a manifestare la loro chiara opinione sulla politica nazionale ed internazionale, come si vede nella foto sottostante.

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(Foto: ethickick.blogspot.it)

Come si può immaginare, tra le due squadre la rivalità è molto forte. Ciononostante gli incidenti di una qualche rilevanza si sono contati sulla punta delle dita. Addirittura ci sono anche (rarissimi) casi di cittadini di Amburgo che si dichiarano tifosi di ambo le squadre: “Fanno talmente schifo entrambe – sostiene Jan Freitag, redattore del più bel giornale di cultura calcistica in Germania, il mitico 11 Freunde – ed entrambe richiedono tanta capacità di sofferenza ai propri tifosi, che non si può amarne una sola”. Ed espone dalla finestra bandiere e sciarpe di tutte e due le squadre.

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(Foto: 11Freunde)

E lunedì sera? Lunedì sera Davide ha battuto Golia. Il Sankt Pauli, in una partita intensa e combattuta, sospesa per due volte a causa dei bengala lanciati da entrambe le tifoserie, ha superato per 2-0 l’Amburgo, fino ad allora meritatamente primo in classifica, e togliendogli il primato.
Questa notte, nelle strade del Kiez (altro modo per definire un quartiere, in modo particolare St. Pauli) si festeggerà a lungo.

Numero di gol della giornata: 27, 12 in casa, 15 in trasferta
5 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 88%
Sorpresa della giornata: beh, il mio SC Freiburg che espugna il campo dell’Hoffenheim, una delle società più ricche della Bundesliga e raggiunge il terzo posto davanti al Bayern, è proprio una bella sorpresa.

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01.09.2019 – Giornata #3 – Bakary Jatta o Bakery Daffeh? Storia di calcio e fuga

Per raccontare la storia di questa settimana dobbiamo scendere nella Zweite Bundesliga, la “Serie B” tedesca. Qui, per il secondo anno consecutivo, gioca la grande decaduta del calcio tedesco, lo Hamburg Sport Verein, cioè l’Amburgo, che prima di allora era l’unica squadra tedesca a non aver mai lasciato la prima divisione. 

Con quattro vittorie e un pareggio la squadra della città anseatica guida il campionato, che è iniziato l’ultimo fine settimana di luglio. 

L’autore del terzo gol della netta vittoria contro l’Hannover domenica scorsa, a un quarto d’ora dal termine, è stato festeggiato da pubblico e compagni in modo frenetico. Per quale ragione?

Il marcatore, Bakary Jatta ha una storia comune a quella di centinaia di migliaia di giovani africani: è arrivato in Europa nel 2015, scappando dalla fame del suo Paese, il Gambia, dove era nato diciassette anni prima, attraversando il Sahara, resistendo all’inferno dei campi libici, attraversando il Mediterraneo, approdando e lasciando l’Italia. Giunto in Olanda, è riuscito a mettere in mostra le sue doti calcistiche in uno dei tanti progetti di integrazione e formazione, fino a raggiungere Amburgo dove lo HSV gli offre un contratto da professionista alla fine del 2016. È grazie a questo contratto e al fatto di essere “minore non accompagnato” che Jatta ottiene il permesso di soggiorno. Con alterne fortune, il giovane attaccante rimane all’Amburgo, giocando dapprima soprattutto nella seconda squadra (in Regionalliga, la nostra serie D), per giocare poi in prima squadra la scorsa e l’attuale stagione.

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Bakary Jatta festeggiato dai compagni dopo il gol contro l’Hannover. (Foto: © Getty)

Il 7 agosto di quest’anno un’accusa improvvisa: Jatta non è Jatta. Secondo un’inchiesta della Sport Bild, Jatta è l’identità inventata di Bakery Daffeh, calciatore del Gambia di tre anni più vecchio, con diverse presenze nelle nazionali giovanili, di cui non si sa nulla dal 2015. Le supposte prove della Bild includono alcuni testimoni nonché il rapporto dei dubbi espressi nel 2016 riguardo l’età di Jatta, il quale era stato definito “completamente sviluppato biologicamente” dalle autorità tedesche, le quali sottopongono a dubbie indagini ogni giovane che arriva nel Paese, per verificare la condizione di “minore”, più tutelata.

Jatta sarebbe quindi quell’imbroglione di Daffeh, secondo la Bild. 

Tifosi, compagni e società non credono alle accuse e si stringono intorno al giovane. 

Non così invece Nürnberg, Karlsruhe e Bochum (a proposito di decadute), le tre squadre sconfitte dall’Amburgo le scorse settimane. Senza perdere tempo, le tre società hanno ben pensato di approfittarne, chiedendo la vittoria a tavolino nelle rispettive partite.

Di fronte a queste posizioni quantomeno sgradevoli, brilla invece per dignità il comunicato dell’Hannover: “Abbiamo perso perché siamo stati la squadra peggiore. Tutto il resto non ha e non deve avere influenza su vittorie e sconfitte. L’Hannover non presenterà alcun ricorso.”

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A ruota, e con la stessa chiarezza si è schierata la rivale storica e prossima avversaria Dell’HSV, il mitico FC Sankt Pauli. La compagine del noto quartiere di Amburgo ha ricordato che il calcio, il loro calcio non è fatto di carte bollate. Sarà  il campo a decidere.

La dignità di chi ama lo sport.

Numero di gol della giornata: 31, 20 in casa, 11 in trasferta
3 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 94%
Sorpresa della giornata: l’Union Berlin realizza la prima vittoria in Bundesliga della sua storia battendo nientepopodimeno che il Borussia Dortmund per 3-1

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24.08.2019 – Giornata #2 – Viva Colonia!

In Europa non è un’immagine consueta. Oltre 4500 tifosi che assistono ad una messa (anzi, ad una funzione ecumenica) in onore della propria squadra, concelebrata dal parroco cattolico e dal padre superiore protestante in una delle cattedrali più famose d’Europa, patrimonio UNESCO. Nella lettura, dal libro del profeta Daniele, una capra (guarda caso simbolo della squadra in questione) riesce a sconfiggere un ariete. La celebrazione termina con i fedeli (!) che, accompagnati dall’organo, cantano l’inno della squadra.

Succede a Colonia, per il sesto anno, nel giorno della prima partita casalinga. Si prega per il successo sportivo del FC Köln e per un campionato corretto.

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(Foto: © Erzbistum Köln/Modanese)

Non pochi storcono il naso. “Solo una squadra da carnevale poteva inventarsi una roba del genere”, si legge sui social o nei commenti.

Effettivamente il fatto che questo succeda proprio a Colonia, forse, non stupisce più di tanto. La grande città renana (la quarta in Germania per numero di abitanti) è un posto particolare, denso di contraddizioni. 

Sede del Carnevale tedesco più famoso e di una delle università più antiche d’Europa, nota per la sua grande liberalità – baluardo della cultura gay – e della bella vita nei locali in cui scorrono fiumi di Kölsch, la birra locale “che va giù bene”. Le vestigia romane e le chiese romaniche semidistrutte dai bombardamenti della guerra mondiale ed il sapersi rialzare sicura di sé senza provare invidia per la capitale Bonn e la ricchissima Düsseldorf a poche decine di chilometri. Ma anche sede, nell’ultimo decennio, di realtà vergognose e di orribili episodi. Centro principale dei Salafiti, la corrente reazionaria dell’islam e luogo di nascita degli HoGeSa (Hooligans gegen Salafisten, “hooligan contro i salafiti”), che con la scusa di combattere l’islam reazionario, si presentano come realtà germanica di estrema destra. In questa città la sindaca indipendente Henriette Reker è stata eletta il giorno dopo essere stata accoltellata e quasi uccisa da un estremista di destra e poche settimane dopo, durante la notte di Capodanno, la piazza tra il Duomo e la stazione fu teatro di brutali aggressioni e violenze a giovani donne, senza che la polizia riuscisse a rispondere.

Colonia, Köln, è davvero una città strana.

“Se Francesco Guccini fosse stato tedesco – mi dice ridendo Johanna, un’amica di Köln, che ha vissuto a lungo a Bologna – la sua celebre canzone l’avrebbe chiamata Colonia. Funziona anche da un punto di vista metrico. Il seno è sul piano renano ed il culo sulle Siebengebirge; anche Colonia è rossa e grassa e papale, che il cattolicesimo in Germania arriva fino qua”.

E continua, ormai presa nel suo gioco “i mercati all’aperto e i bistrot sono davvero sulla rive gauche del Reno, con la Kölsch ci si imberiaga non poco, e la generazione dei miei genitori è quella …che sa che l’ odor di miseria da mandare giù è cosa seria, e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura“. Conclude Johanna spiegandomi come soprattutto negli ultimi anni Colonia “ha saputo stare in piedi, per quanto colpita” e ricordandomi ridendo che “busona lo è sempre stata e sempre lo sarà”.

Stordito dai parallelismi trovati da Johanna (al telefono non so quante Kölsch abbia bevuto) penso alle similitudini anche nel calcio tra il FC Köln, fondato nel 1901, ed il Bologna FC fondato otto anni dopo. Entrambe squadre dal grande passato, destinate negli ultimi tre decenni a vivere faticose salvezze e anni di purgatorio in seconda divisione. Entrambe con un pubblico vero, storico, critico ma fedele e innamorato dei grandi campioni, come Roberto Baggio in rossoblù e Lucas Podolski in biancorosso.

E allora, Viva Colonia e viva Bologna. 

Venerdì sera, le profane preghiere dei tifosi/fedeli sembravano davvero fare effetto. Fino al 70esimo minuto le “caprette” conducevano 1-0 contro il Borussia Dortmund, strafavorita. Ma poi Hazard e Sancho si sono inventati il gol del pareggio e negli ultimi minuti non c’è stato nulla da fare contro l’assalto giallo-nero. 1-3 il risultato finale.

Numero di gol della giornata: 32 (3,55 a partita), 10 in casa, 22 in trasferta
2 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 84,3%)
Sorpresa della giornata: il numero delle reti in trasferta, più del doppio di quelle in casa

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17.08.2019 – Giornata #1 – La prima volta dell’Union Berlin

Piange Karl Fröhlich.

Piange prima della partita. Perché questo signore di 73 anni non avrebbe mai creduto di riuscire a vedere giocare in Bundesliga la sua Union Berlin, nella sua Alte Försterei. Ma se nel primo caso, “suo” è il normale aggettivo con cui ogni tifoso si riferisce alla propria squadra, lo Stadion An der Alten Försterei è davvero suo. Suo e di quelle altre centinaia di tifosi che dal 2007 al 2009, stanchi dei continui rinvii della indebitatissima città-stato di Berlino, decisero di restaurare il vecchio stadio, ormai a pezzi, nello storico distretto operaio di Köpenick, circa 10 chilometri a est dei fasti di Unter den Linden ed Alexanderplatz.

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(Foto: © camera4)

La Union a quei tempi si arrangiava tra la Dritte Liga e la Regionalliga e pochissimi immaginavano una promozione anche solo nella Zweite Bundesliga, la Serie B tedesca. Dopo la riunificazione la Bundesliga ha ben rappresentato le differenze sociali ed economiche non solo tra Est e Ovest (solo Cottbus e Rostock sono riuscite ad avere qualche anno di permanenza nella Bundesliga), ma anche tra altre zone di vecchio e nuovo sviluppo economico: basti pensare che del famoso Bacino della Ruhr, che fino a due decenni fa poteva presentare fino a sei squadre nella massima serie, dopo la chiusura di pozzi e miniere, solo Dortmund e Schalke sono rimaste a quei livelli.

E invece la storica squadra di Berlino Est, dopo la ricostruzione dello stadio da parte dei suoi fans, si è assicurata una presenza stabile nella seconda divisione e già due anni fa sembrava pronta a tentare il gran salto. Scheiße, wir steigen auf! (“Merda, andiamo in Bundesliga!”) scrissero auto-ironicamente i tifosi in un grande striscione nel marzo del 2017, quando i “biancorossi di ferro” erano al secondo posto. Non ce la fecero.

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Foto: imago/Contrast
Ci sono riusciti tre mesi fa al termine di due drammatici Relegationspiele contro la terzultima della Bundesliga, il pluridecorato e ricchissimo VfB Stuttgart. 2-2 all’andata a Stoccarda e 0-0 al ritorno a Berlino, con ventimila persone in lacrime di gioia e stupore allo stadio.
E ora, al termine della prima partita in Bundeliga della storia del club (peraltro ironicamente proprio contro l’unico altro club di una città dell’ex DDR, quel Red Bull Leipzig, la cui vicenda è ovviamente completamente diversa), le lacrime di  Karl Fröhlich se ne sono andate. La sua squadra ha perso 4-0, contro il “Red Bull Konstrukt, contro cui migliaia di tifosi del “vero calcio” in Germania protestano – ed infatti nel primo quarto d’ora tutti i tifosi berlinesi sono rimasti in silenzio per far sentire la propria disapprovazione.
1. FC Koeln v RB Leipzig - Bundesliga
Uno striscione dei tifosi del Colonia contro il Lipsia, nel marzo del 2017 (Foto: Dean Mouhtaropoulos/Bongarts/Getty Images)
Ma contrariamente ad ogni autoironia e ogni malasorte, la Union è ora la 56esima società calcistica che gioca in Bundesliga.
Alla fine della partita Karl  Fröhlich  cantava con gli altri ventimila dello stadio tutto esaurito l’inno della squadra.
Numero di gol della giornata: 30 (3,33 a partita), 17 in casa, 13 in trasferta
Spettatori: 383.901 (7 stadi esauriti su 9, percentuale di occupazione 97,5%)