Il giorno che i Verdi persero la Green City

Le due settimane che hanno decretato la sconfitta dei Verdi a Friburgo, green city in Germania e in Europa

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Nelle ultime due settimane tra il primo e il secondo turno, Dieter Salomon ha provato a salvare la situazione: nei nuovi manifesti il sindaco verde di Friburgo, in carica da 16 anni, compariva senza giacca, circondato da giovani; addirittura con il nome al posto del cognome; il (nuovo) messaggio era: aiutatemi a fare in modo che la città rimanga verde/multiculturale/ecologica/aperta.

Allo stesso tempo arrivava a Friburgo la “grüne Kavalerie”: il Presidente del Baden-Württemberg Wilfred Kretschmann, il leader del partito Cem Özdemir, la storica leader Claudia Roth; la Junges Union (i giovani della CDU) e diversi esponenti del partito cristiano democratico chiamavano al voto per Salomon; perfino il noto cabarettista di Friburgo Matthias Deutschmann si lanciava in un attacco (piuttosto tardivo e sgangherato a dire il vero) al giovane avversario Martin Horn, invitando a dare fiducia all’Oberbürgermeister.
Alles vergeblich. Tutto inutile. Quando verso le sei e mezza della domenica 6 maggio, in una Rathausplatz gremita, sul palco installato dalla Badische Zeitung, nel grafico che riportava i 198 distretti elettorali, i “pallini” corrispondenti ai primi distretti scrutinati, corrispondenti alle frazioni vinicole, da verdi diventavano rossi, si intuiva che sarebbe stata una serata difficile per Salomon. E quando dopo pochi minuti altri pallini rossi comparivano nei quartieri “radical chic”, la realtà era chiara per tutti: Martin Horn, sociologo di 33 anni (!), nato nel Pfalz (a 200 chilometri da Friburgo), indipendente, ma sostenuto dalla SPD, diventava il nuovo Sindaco di Friburgo.

Per capire bene cosa è successo e cosa significa questo bisogna fare qualche passo indietro.
Intanto bisogna spiegare bene come funzionano la legge elettorale ed il sistema amministrativo. Nel Baden-Württemberg, il grande e ricchissimo Land del sudovest, consiglio comunale e sindaco vengono eletti in anni diversi, rimanendo in carica il primo per cinque anni e addirittura per otto il secondo. Il Sindaco, quindi, non ha una sua maggioranza politica: influenza fortemente la vita politica della città, la rappresenta e la caratterizza, ma le scelte vengono votate da un consiglio comunale privo di coalizione di governo e opposizione; le maggioranze si trovano sulle singole scelte, i singoli progetti: è il trionfo del parlamentarismo, il che non ha impedito a molte città di fare scelte estremamente radicali. Il sindaco, inoltre, è anche il capo della struttura amministrativa, così come i suoi assessori (pochissimi, a Friburgo solo quattro) sono anche capi dipartimento; anche questa è un’importante differenza con l’Italia, soprattutto considerando che il numero dei dipendenti comunali di un comune tedesco è circa doppio rispetto a un comune italiano di analoghe dimensioni.

E poi bisogna capire bene la città di Friburgo. Città universitaria, “perla della Foresta Nera”, si è caratterizzata negli ultimi 40 anni come una delle capitali europee dell’ambiente e della sostenibilità. L’opposizione localista e quasi “antistatalista” ad una centrale nucleare che si voleva costruire nel vicino paese di Wyhl nel 1973 e la successiva e corrispondente nascita del movimento antinucleare e dei Grünen, si trasformò in una storia di successo. Negli anni ’80 la definitiva rinuncia del governo alla costruzione della centrale fece sì che da queste parti si passasse velocemente dalla protesta alla proposta; negli anni seguenti società civile, politica, ricerca e settore privato iniziarono a cooperare (anche negoziando e litigando) per rendere Friburgo un vero modello di successo ecologico ed economico studiato in tutto il mondo. Nei primi anni 2000, quando la crisi si faceva sentire anche in diverse regioni industriali tedesche, Friburgo mieteva successi ecologici ed economici: scelte molto radicali da un punto di vista ambientale (sia sulla mobilità che sull’edilizia che sull’utilizzo del suolo), invece di spaventare il settore privato, continuarono ad attrarre le imprese più innovative. Già nel 2010 si contavano oltre 14.000 posti di lavoro nel campo della green economy. È in questo contesto che nel 2002 Dieter Salomon diventa il primo sindaco dei Grünen in una città superiore ai 100.000 abitanti.

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Dieter Salomon nel 2002, davanti al Rathaus di Friburgo appena conquistato (© DPA)

E si attraggono persone, cittadini. Dal 1987 ad oggi la popolazione passa da 190.000 a quasi 230.000 abitanti; per l’Europa un incremento demografico da record. La città, insomma, funziona, sotto ogni punto di vista.
Il rovescio della medaglia è il costo della casa. L’altissima qualità della vita della città, associata a una politica urbanistica estremamente accorta nel contenere l’urban sprawl (il motto è Stadt der kurzen Wege – la città delle distanze brevi), fa sì che negli ultimi dieci anni il costo della casa quasi raddoppia.

Questo – non altri – diventa il tema politico degli ultimi anni. Non le scelte radicali sulla mobilità, ormai accettate da praticamente tutte le forze politiche, non i piani urbanistici, non la grande ed efficientissima accoglienza dei quasi 4000 profughi nel 2015 e 2016. La casa; la casa che non ci si può permettere, la casa che non si trova.
In questa situazione diventa ovvio che gli avversari di Salomon utilizzino soprattutto questo tema per promettere ai cittadini friburghesi un “nuovo inizio”.
La campagna elettorale diventa quindi un’inaspettata competizione fra tre candidati maggiori. Salomon, sindaco in carica, sostenuto da Grünen e CDU, scommette sul successo della città degli ultimi sedici anni, su una sorta di “usato sicuro”; Monika Stein, consigliera comunale per i GAF (lista locale di Verdi Alternativi) conta sull’appoggio del mondo intellettuale di sinistra che dà grande importanza ai temi sociali e punta sulla sua grande conoscenza della città; Martin Horn, sostenuto dalla SPD e da alcune liste minori, si trova a dover dimostrare di non essere a Friburgo per caso e imposta una campagna molto basata sulla comunicazione.
Nelle settimane che precedono il voto si moltiplicano i dibattiti elettorali organizzati da istituzioni, associazioni, scuole. Nella maggior parte di questi non è sempre facile individuare gli aspetti contenutistici: gli organizzatori degli eventi fanno di tutto per rendere i dibattiti attraenti e creativi, i candidati devono rispondere a quiz e partecipare a giochi. L’effetto è coinvolgente e la cittadinanza partecipa con passione a queste iniziative, anche se non sempre torna a casa con l’impressione di essere più informata.

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Martin Horn durante gli incontri con i cittadini friburghesi (foto di Fionn Große)

Al primo turno, il 22 aprile, la sorpresa: Horn è davanti con quasi il 35% dei voti; poi Salomon sotto al 31 e la Stein oltre il 26; i tre candidati restanti sono fuori dai giochi.
Al secondo turno, in cui la maggioranza semplice basta per essere eletti, partecipa inaspettatamente anche Monika Stein. Nonostante molti si aspettino un suo ritiro e, addirittura, una Empfehlung (consiglio) a supporto di Horn, la Stein assieme al suo team decide che vale la pena lottare per la vittoria.
Ed eccoci alla fine del racconto con cui abbiamo iniziato. Horn guadagna altri voti e diventa sindaco di Friburgo con quasi il 45% dei voti.

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(© DPA)

Nelle settimane dopo il voto in città ci si sta chiedendo se un giovane uomo quasi privo di esperienza amministrativa, a Friburgo da pochi mesi, sarà in grado di gestire una città di 230.000 abitanti, di guidare un consiglio comunale formato in gran parte da consiglieri che non l’hanno sostenuto, di amministrare un bilancio di oltre un miliardo di euro, di tenere i rapporti con le oltre 35 aziende partecipate, di coordinare il lavoro di oltre 4000 dipendenti comunali.

I prossimi otto anni (a partire dal primo luglio, quando Horn verrà insediato) ce lo diranno. Una cosa è certa: la città dovrà rimanere un modello di sostenibilità ambientale e di integrazione culturale. Da questo, da qui, non si torna indietro.

 

Andrea Burzacchini

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