Più verde dei Verdi?

Le “Liste per il clima” e l’impatto che potranno avere sui Verdi tedeschi, alla vigilia di due elezioni locali importantissime

La passione dei tedeschi per l’ambiente è cosa a loro stessi nota.

Secondo un autostereotipo assai amato dai comici di tutto il Paese, e dal loro pubblico dalle Alpi ai fiordi, il tedesco tipico in spiaggia occupa il proprio posto fin troppe ore in anticipo con un telo da mare… ed è posseduto da un sacro fuoco per la raccolta differenziata. Che sia vero o no, non sta a Kater dirlo. Vero è però sicuramente che una robusta coscienza ambientale diffusa in Germania esiste e che essa ha certo almeno in parte a che fare con i successi elettorali del più grande partito verde del Vecchio Continente, i tedeschi Bündnis 90/Die Grünen.

In Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, due vasti Länder nell’angolo sudoccidentale della Germania, si vota domenica prossima per il rinnovo dei rispettivi parlamenti statali. In entrambi i Verdi sono al governo, ma è soprattutto il Baden-Württemberg ad essere al centro delle attenzioni degli ecologisti. Qui essi hanno infatti alcune roccaforti decisive, un radicamento territoriale fortissimo, imponenti numeri di iscritti… e sono soprattutto il primo partito del Land, esprimendone da diec’anni il Primo Ministro. Winfried Kretschmann, questo il suo nome, è non solo popolarissimo nel suo Land ed il “più alto in grado” (istituzionale) dei Verdi tedeschi, ma è anche una figura iconica per l’ala pragmatica e moderata del partito, che è stata in grado di rubare alla CDU non solo lo scettro del potere in un feudo che pareva intoccabile, ma vieppiù di erodere ai cristianodemocratici fette sempre più consistenti di elettorato, relegandoli in posizione gregaria.

Verde e (troppo?) statista: il Primo Ministro del Baden-Württemberg, Winfried Kretschmann. (Foto: Dennis Williamson/Land Baden-Württemberg).
Nella distribuzione del consenso dei Verdi tedeschi (qui alle politiche del 2017) è impossibile non vede un punto di assoluta forza nel Sud-Ovest del Paese, il Baden-Württemberg.

Certo il settantaduenne “Kretsch” – come lo chiamano gli affezionati – non è un rivoluzionario. Della vicinanza a gruppi studenteschi maoisti negli anni ’70 non gli è rimasto che un ricordo senza rimpianto alcuno, mentre i suoi Verdi del Sud-Ovest tedesco sono stati in grado di diventare il partito che rappresenta e rispecchia un Land sì con una chiara coscienza ambientale, ma anche con una fortissima industria automobilistica e un’orgogliosa tradizione liberale. E all’indirizzo dell’unico Primo Ministro verde non sono rare le lodi da parte della CDU/CSU, peraltro non sporadicamente ricambiate. E tutto questo è troppo – o forse troppo poco – non solo per l’ala sinistra dell’ormai partitone ecologista, ma anche i movimenti ambientalisti giovanili del venerdì nati dall’esempio della svedese Greta Thunberg. Così come impossibili da non vedere sono alcuni contraccolpi alla base, come ad esempio la sconfitta dei Verdi nella corsa per il sindaco di Friburgo, città-simbolo per le politiche ecologiste, come ci raccontò su Kater un appassionato Andrea Burzacchini.

Per prevedere che i Fridays for Future si sarebbero rivelati un terreno fertile per il partitone ambientalista non era certo necessario un corso di arti divinatorie. Così stupisce poco che alcuni volti noti del movimento giovanile passino attraverso le file dei Grüne alla politica “dei grandi”, come ad esempio il ventenne Jakob Blasel, da Kiel, ora candidato per il Bundestag. Epperò non meno chiaro a prevedersi era che la radicalità, per meglio dire l’assolutezza delle rivendicazioni del movimento ambientalista giovanile non avrebbe potuto trovare piena soddisfazione in un partito che sottostà in tutto alle regole, ai limiti ed ai compromessi della democrazia parlamentare. E che, come nel caso di Kretschmann, certo non vive ciò come un problema. Si è così venuto a creare uno spazio di tensione che alcuni hanno paragonato all’opposizione extraparlamentare ed ai rapporti fra formazioni spontanee e partiti di sinistra in tempi ormai lontani dai nostri. Chiara è altresì apparsa ad ogni buon conto l’esistenza – almeno fra i giovani – di una fetta di elettorato “più verde dei Verdi”, che rimprovera al partito eccessiva moderazione e non vede in lui un attore credibile ed idoneo per portare a compimento le rivendicazioni dei venerdì per il clima. Così, poco sorprendentemente (stiamo pur sempre parlando di formazioni che si richiamano alla sinistra!), l’anno scorso nella città universitaria bavarese di Erlangen per le comunali ed ora in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato per le ben più rilevanti elezioni statali sono sorte delle “Liste per il clima”, Klimalisten, con l’intento precipuo di fare concorrenza ai Verdi da un punto di vista di maggiore radicalità ed assolutezza delle politiche climatiche.

Foto: CC0 / Pixabay / dmncwndrlch

Siamo dunque di fronte ad una pericolosa frammentazione, che costerà ai Verdi voti preziosi? Su questo gli animi si dividono. Per la politologa Ursula Münch, ad esempio, la presenza di queste liste sarà più un vantaggio che uno svantaggio per i Verdi, perché esse hanno contribuito a riportare l’attenzione su temi per i quali l’elettorato riconosce al partito un’indubbia competenza. Un pungolo dunque, in grado paradossalmente di rafforzare il partito ambientalista. Cionondimeno, ammette per Kater una giovane parlamentare verde di cui non facciamo il nome, se da un lato dunque la pressione dall’esterno, dalla piazza, è fondamentale perché i Verdi non si ritrovino soli nei parlamenti e nei governi con le loro proposte di svolta nella politica ambientale e climatica, il pericolo che una Klimaliste sottragga ai Verdi voti preziosi potrebbe essere fatale non tanto in Baden-Württemberg, dove il partito veleggia sopra il 30%, quanto in Länder dove i consensi sono più fragili e la linea del 5% pericolosamente vicina, come nell’Est del Paese. E se alla fine, conclude la deputata, né la Klimaliste né i Verdi sedessero in parlamento, allora nessuno lavorerebbe davvero alla difesa del clima.

Uno degli ultimi somdaggi prima del voto domenicale in Baden-Württemberg ….
… ed in Renania-Palatinato. (Fonte: SWR/ARD).

Checché ne sia delle Klimalisten, quello di domenica sarà senz’altro un voto decisivo per i Verdi, perché esso testa la solidità e l’ampiezza della loro base elettorale in territori dove il partito da tempo raccoglie consensi assai più ampi del solo cliché benestante-benpensante-urbano. Testando la base del partito, mette alla prova la credibilità delle sue ambizioni politiche federali, dove i giochi per la successione dopo la lunghissima èra di Angela Merkel sono tutt’altro che chiusi. Se i Verdi confermeranno e rafforzeranno la propria posizione di ago della bilancia al parlamento di Magonza, capitale della Renania-Palatinato, e soprattutto riusciranno nella rielezione di Winfried Kretschmann come Primo Ministro a Stoccarda, capitale del Baden-Württemberg, le chances di un buon successo anche alle elezioni federali di settembre saranno sotto una buona stella. Perché ciò riesca loro, è fondamentale che i giovani elettori insoddisfatti da politiche compromissorie si rivelino più un pungolo che una concorrenza per il partitone ecologista.

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof

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