L’odore del Caspio si sente fino a Berlino

Luci ma soprattutto ombre del rapporto fra l’Azerbaigian e la politica tedesca

Torniamo indietro di qualche mese. Il 27 settembre 2020, in un mondo abbondantemente distratto dall’allora incipiente seconda ondata della pandemia da Coronavirus, inizia nella regione caucasica del Nagorno-Karabakh una guerra spietata, che porterà nel giro di un mese e mezzo l’Azerbaigian ad umiliare sul campo la vicina Armenia e riconquistare pressoché la totalità dei territori persi del precedente conflitto nell’area (1988-1994).

Mentre gran parte del mondo sfiora con sguardo distratto una campagna di riconquista condotta con nuovissimo materiale tecnologico, il decisivo appoggio della Turchia e l’impiego sul campo di miliziani aviotrasportati direttamente dal sanguinoso teatro siriano, l’Europa si divide presto fra due approcci diversi. Mentre da un lato la Francia si dà rapidamente un profilo molto critico verso Ankara ed il di lei alleato azero, la politica tedesca si trincera dall’altro dietro dichiarazioni di equidistanza ed attendismo, facendosi spettatore inerte della fulminante avanzata azera. Un “Bothsideism” – “equivicinanza” per dirla con Massimo D’Alema – che a sei mesi di distanza salta all’occhio. Non solo a quello della giornalista tedesco-armena Anna Aridzanjan:

Stupisce ancora qualcuno il fatto che la Germania durante la guerra in Nagorno-Karabakh abbia ostentatamente taciuto o praticato equivicinanza? Nessuno allora voleva ammetterlo tranne persone d’origine armena. Ma eravamo noi ad essere “prevenuti” ed insultati come “nazionalisti”.

Da inizio marzo 2021 emergono sempre più consistenti accuse di corruzione nei confronti di esponenti politici di primo piano della CDU. Secondo diversi addebiti, alcuni politici del partito democristiano si sarebbero stati da tempo a libro paga del governo dell’Azerbaigian e lo avrebbero poi puntualmente sostenuto all’occorrenza.

Il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev (Foto: AGENCE FRANCE-PRESSE/GETTY IMAGES)

Il deputato Mark Hauptmann sarebbe stato per anni sponsorizzato per anni con soldi azeri ed avrebbe, in qualità di editore del quotidiano Südthüringer Kurier, fatto in modo che il paese caspico godesse di buona stampa. La storia è venuta fuori perché Hauptmann, nel frattempo dimessosi dal Bundestag, è il terzo deputato della Union – dopo Georg Nüßlein (CSU) e Nikolas Löbel (CDU) – che avrebbe intermediato forniture di mascherine di protezione dietro lauta ricompensa. Ancora più infamanti i sospetti riguardanti Thomas Bareiß (anch’egli CDU), sottosegretario del Ministero dello Sviluppo economico del governo Merkel, che avrebbe contattato un produttore di ventilatori polmonari– i macchinari che salvano la vita a diversi malati di COVID-19 – per ingiungergli di rifornire l’Azerbaigian prima di altri paesi. Anche in questo caso, i collegamenti con il paese caspico non sono nuovi: Bareiß è da tempo attivo quale portaparola di relazioni più stretta fra Germania ed Azerbaigian ed a gennaio 2019 fu ricevuto a Baku nientemeno che dal dittatore Ilham Aliyev in persona. Sulla fornitura dei macchinari-salvavita Bareiß non smentisce, ma minimizza: non si tratterebbe di un fatto politico, ma solo un piccolo piacere personale fatto ad un amico e collega azero.

Il sottosegretario del governo Merkel Thomas Bareiß (CDU) alla prima conferenza per il “Dialogo economico tedesco-azero” organizzata nel 2018 dal collega di partito Mark Hauptmann. (Fonte: Mark Hauptmann, Twitter)

Quello azero, però, sembra essere un sistema, una vera e propria “Baku-connection”. Il paese caspico, ricco di petrolio e gas naturale, non lesinerebbe sforzi per “oliare” sottotraccia i meccanismi della democrazia tedesca in senso a sé favorevole. Così è emerso che l’Azerbaigian avrebbe pagato tre ex componenti tedeschi (tutti CDU) dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, un organo spesso dimenticato o falsamente confuso col Parlamento europeo, il quale però è da quest’ultimo autonomo e soprattutto redige gli autorevoli e spesso citati rapporti sul rispetto dei diritti umani. Un tema, quello dei diritti umani, su cui la dittatura azera volentieri preferisce che lo sguardo si volga altrove. Mentre nel 2017 la società petrolifera statale azera SOCAR finanziò illegalmente per quasi 30.000 € la campagna elettorale della CDU di Francoforte sul Meno, un fatto nel frattempo accertato ma conclusosi senza sanzione alcuna, come riporta il portale d’inchiesta anticorruzione AbgeordnetenWatch. Mentre per favorire una postura benevolente il governo di Baku finanzia completamente una cattedra di storia azera alla centralissima Università Humoldt di Berlino, cosa che l’Università stessa non manca di pubblicizzare:

Al momento non è chiaro o quantomeno non è dimostrabile che questi contatti, fitti e sottotraccia, fra la dittatura azera e la CDU abbiano influenzato esplicitamente la postura di politica estera tedesca durante la guerra dello scorso autunno. Certamente fa rumore il silenzio con cui il dibattito pubblico tedesco accompagna la non certo democratica situazione politica del paese caspico, mentre a riguardo di altri paesi – Turchia in testa – benevolenza e comprensione nei confronti di regimi autoritari sono piuttosto rare. Ciò che emerge in maniera interessante è la raffinata strategia dell’Azerbaigian, tesa a coltivare la simpatia per il proprio paese non attraverso personalità di prima fila, ma con approccio diffuso fra “peones”, parlamentari di seconda e terza fila e conferenze universitarie. Qui, a quanto si può evincere da accuse, mezze ammissioni e fatti accertati, i soldi provenienti da petrolio e gas azeri possono molto. Financo far giungere un inconfondibile odore di Caspio fino alle lontane stanze della politica berlinese.

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof

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