Poltrone, ambasciatori e sofà

All’origine del #Sofagate ci sarebbe il capo della rappresentanza dell’Unione Europea in Turchia, un tedesco

Una pubblicità ben nota al pubblico italiano esalta da tempo le qualità di poltrone e sofà, giungendo persino a definire “beato” il fortunato che riesca a procurarsene uno o più esemplari.

Da alcuni giorni, invece, a Bruxelles parlare di sedie e divani sta scatenando pesanti mal di testa tra i vertici della diplomazia europea. La vicenda è quella ormai tristemente nota del “Sofagate” sorta in occasione del vertice di Ankara, nella quale si sono imbattuti il Presidente turco Erdogan, il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Oggetto del contendere è stata la fatidica terza poltrona che avrebbe dovuto essere posta accanto alle due sulle quali si erano già prontamente accomodati Erdogan e Michel, e la cui assenza ha invece costretto una sconcertata von der Leyen a prendere posto da sola su un enorme divano a lato degli altri due.

La bagarre che ne è seguita ha riguardato appunto il diverso posizionamento dei due rappresentanti europei, nel quale in molti hanno letto un’intenzionale disparità di trattamento riservato alla tedesca von der Leyen rispetto al suo collega belga Michel in virtù del diverso genere di appartenenza dei due, cosa che considerate le posizioni dell’ospite dell’incontro in materia di parità di genere, potrebbe non essere poi così lontana dalla realtà.

Dopo lo sconcerto iniziale suscitato dalla diffusione delle immagini dell’increscioso episodio, sono emerse maggiori informazioni sulle modalità organizzative dell’incontro, che hanno rivelato come a gestire il summit siano stati, di concerto, gli uffici responsabili del protocollo delle due parti, ovvero di Turchia ed Unione Europea. In altre parole, l’imbarazzante gestione dell’evento è frutto della collaborazione tra due uffici diplomatici, ed è qui che spunta la notizia più curiosa della vicenda: il capo della rappresentanza dell’Unione Europea in Turchia è infatti il tedesco Nikolaus Meyer-Landrut, ex consigliere di Angela Merkel per le politiche europee e già ambasciatore tedesco in Francia, che a detta dei suoi omologhi turchi avrebbe conosciuto nei più minimi particolari e ciononostante avallato in tutti i suoi passaggi il cerimoniale seguito nell’occasione. La povera von der Leyen, abile a dissimulare un tanto palpabile quanto giustificato malcontento, sarebbe quindi stata vittima di un incidente provocato in ultima analisi dall’imperizia di un suo connazionale: l’ambasciatore Meyer-Landrut, nipote del diplomatico di lungo corso Andreas Meyer-Landrut, più volte ambasciatore a Mosca e responsabile dell’Ufficio della Presidenza Federale ai tempi di Richard von Weizsäcker, nonché cugino della cantante Lena Meyer-Landrut, nota alle cronache musicali d’Oltralpe per la vittoria all’Eurofestival del 2010 e poco altro. 

Al netto delle responsabilità di Erdogan e Michel, che certamente hanno contribuito ad aumentare l’incresciosità della vicenda, pare dunque che un ruolo importante nell’incidente occorso alla Presidente von der Leyen l’abbia avuto il suo concittadino ambasciatore, che nell’occasione ha portato la pena, ma non la poltrona.

Andrea De Petris

1 commento su “Poltrone, ambasciatori e sofà”

  1. Il tanto rammaricato Sig. Michel avrebbe dovuto alzarsi e ceder la sua poltrona, allora si che avrebbe dato un forte e chiaro segnale che in Europa non si accetano differenze di genere.

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