Tedesco a metà

Mario Balotelli, Luca Castellini e la storia del #MeTwo

Le parole di Luca Castellini su Mario Balotelli hanno avuto ampia risonanza non solo in Italia ma anche all’estero (ne hanno parlato il Guardian e lo Spiegel, per citarne solo due), e ovunque hanno suscitato – giustamente – reazioni di condanna.

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The Statue

Come un film svedese aiuta a capire la polemica che ha coinvolto la Biennale d’arte contemporanea di Wiesbaden.

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A Stoccolma il direttore artistico del più importante museo d’arte della città si lascia sopraffare dalle tribolazioni private e perde di vista il suo ultimo progetto: la campagna di marketing per un’opera che vuole stimolare riflessioni e dibattiti nella società, ma anche ripromuovere un senso dell’arte come rifugio protetto, uno spazio sicuro di interazione dove non ci saranno violenza o sopraffazione, ma “uguali diritti per tutti”. Perde di vista l’opera al punto che forse si ritrova, nel privato, agente di tutto ciò che le è contrario e così arriva indirettamente a contaminare l’opera stessa, finendo per affidarne la diffusione a un team PR totalmente assorbito dal solo obiettivo di renderla virale. L’opera scompare dal discorso, rimane solo la grettezza del messaggio virale. Alla fine tutto è inevitabilmente perso, sia sul piano pubblico che privato. Continua a leggere “The Statue”

Il caso Özil e la concezione dell’appartenenza alla Germania

Cosa ci dice la vicenda di Mesut Özil del modo in cui i tedeschi intendono l’appartenenza “nazionale”.

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Il caso Özil, esploso poco prima degli ultimi mondiali di calcio, ha scatenato in Germania un dibattito sull’integrazione degli immigrati, anche quelli di seconda o terza generazione. Sulla faccenda è stato detto molto, ma forse gli eventi si prestano anche ad alcune considerazioni su come i tedeschi intendano la nazionalità e, più profondamente, l’essere tedesco e il modo in cui questa appartenenza vada vissuta.

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