Einzigartiger Verein: Il Friburgo a tanto così dalla vittoria in Coppa di Germania

Una quasi-impresa straordinaria per una società straordinaria (senza quasi)

L’applauso parte quasi timido, dopo due secondi di silenzio irreale seguiti al rigore di Demirovic (il quarto della serie) che sbatte contro la traversa.

Poi aumenta d’intensità, irrefrenabile. Non smette. E poi, dopo forse trenta quaranta secondi il coro “Ohhh / Nur der / Nur der SCF…” (Oh / Solo il / Solo il SCF – Sport Club Freiburg), ritmato da 35.000 persone vestite di rosso, uomini, donne, ragazze e ragazzi, che il giorno prima avevano attraversato la Germania da sudovest a nordest in 7-8 ore di treno, e il giorno dopo l’avrebbero riattraversata in direzione contraria. 
È strano che non mi commuovo, penso. Ma siamo tutti così, con lo sguardo fisso verso i giocatori a terra, a cantare.

Dopo la finale persa la squadra si reca sotto la curva

Finisce così, in una calda notte di maggio nell’Olympiastadion di Berlino, l’incredibile avventura della squadra della mia Friburgo, appunto il SC Freiburg, nella prima finale di DFB-Pokal (Coppa di Germania) della sua storia. Tre minuti prima era stato Christian Günter, il nostro capitano, tutti i 6120 minuti possibili giocati nelle ultime due stagioni della Bundesliga, a tirare alto il suo rigore. E prima ancora, nei tempi supplementari, due pali e una traversa. E prima ancora nei tempi regolamentari la squadra a lungo in vantaggio per 1-0 contro il RB Leipzig, la corazzata finanziata dalla Red Bull, che poi si lascia raggiungere nonostante gli avversari giocassero in 10 per un’espulsione.

Ma per capire bene cosa significa tutto questo, bisogna sapere due cose.

Intanto cos’è la DFB-Pokal.
Nonostante corrisponda alla Coppa Italia, è in realtà un trofeo molto sentito, quasi come la Bundesliga stessa.
Fango. Campi di periferia. Neve. Fari che non funzionano. Tribune allestite all’ultimo momento. Posti mai sentiti nominare. Calci di rigore. Partecipano le 36 squadre di 1° e 2° Bundesliga, le prime quattro classificate della 3° Liga, completate dalle 22 vincitrici delle Coppe Dilettanti di ogni Federazione Regionale. Non è raro, quindi, vedere squadre della sesta o settima serie, giocare d’estate contro il Bayern o il Dortmund. Il torneo è ad eliminazione diretta (il vincitore avrà quindi vinto sei partite) ma, a differenza di quanto accade per la Coppa Italia o la FA Cup, le partite sono tutte secche (non c’è andata e ritorno nemmeno nei quarti o in semifinale) e, soprattutto non vi è alcun tabellone: a parte il primo turno, nel quale sono esclusi scontri tra due squadre di Bundesliga, vige il sorteggio non guidato. Anche il fattore campo, quindi, è lasciato al caso, con la condizione che se tra le due contendenti ci sono più di una divisione di differenza (1° Bundesliga – 3° Liga, 2° BundesligaRegionalliga, e così via) si gioca a casa della squadra più debole. E un’altra cosa piace ai tifosi: fino ai quarti di finale, non c’è la VAR.
Così gli stadi sono pieni anche nelle partite di Coppa, pieni di fan che al gol della propria squadra incominciano a scandire “Berlin! Berlin! Wir fahren nach Berlin!” (“Andiamo a Berlino”, dove si gioca, sempre, la finale, all’Olympiastadion, davanti al Presidente della Repubblica).

L’arrivo all’Olympiastadion, dopo 6 partite ad eliminazione diretta tutte giocate in trasferta

Ed il Friburgo c’è arrivato a Berlin, per la prima volta nella sua storia e come prima squadra ad aver giocato tutte le partite in trasferta: 0-1 contro i Würzburger Kickers (3. Liga); 4-5 ai rigori a Osnabrück, dopo aver pareggiato al 120esimo minuto; 1-4 a Hoffenheim (Bundesliga); 1-2 ai supplementari all’ultimo minuto contro il Bielefeld (Bundesliga); 1-3 ad Amburgo contro l’HSV in semifinale.

Ma soprattutto bisogna capire cos’è il SC Freiburg.
Società con un budget medio piccolo (Friburgo ha 230.000 abitanti ed è priva di grandi imprese private), deve il suo successo (o meglio: la capacità di competere in Bundesliga con società molto più ricche) ad alcuni principi.
Intanto la grande cura della propria scuola calcio, in cui regolarmente vengono formati ottimi giocatori, che poi, dopo 2-3 stagioni nel Friburgo, vengono venduti a società ricche, finanziando così la società. Al tempo stesso, la ricerca da parte dei propri scout, di calciatori nelle serie minori regionali, oppure di poco oltre confine, in Francia e in Svizzera.
Questa gestione oculata delle poche risorse (il monte salari è appena superiore allo stipendio del solo Lewandoski) significa anche non andare mai in passivo nel bilancio.
La costanza nei team di allenatori e direttori sportivi: il Friburgo negli ultimi 31 anni ha avuto solo 4 allenatori: due di questi, sono ormai leggendari. Il primo, Volker Finke, è stato l’artefice del nuovo sistema, a partire dal 1991 ed allenatore per 16 anni, con la costruzione del centro di formazione ed il team di scout. L’ultimo, l’attuale allenatore Christian Streich, è conosciuto ed ammirato in tutta la Germania per la sua intelligenza legata ad una grande autenticità. Parla spesso di temi sociali, esprimendosi in un misto tra tedesco e dialetto alemanno, ed è ormai una figura kult nel calcio tedesco; ma lui dice “Ich kult? Ach was! Patti Smith ist kult”. Inoltre la società ben rappresenta l’immagine e la realtà green della città, a cominciare dalla riqualificazione dello storico Dreisamstadion nel 1994 con l’installazione dei moduli solari sui tetti delle tribune pagati dagli investimenti dei cittadini, facendolo diventare il primo stadio solare d’Europa; e ora, dopo il trasloco nel nuovo stadio durante la pandemia, nell’attuale pausa della Bundesliga verranno montati 6000 moduli che produrranno 2,4 milioni di kilowattora, rendendo l’Europa-Park Stadion lo stadio con la massima produzione di energia solare nel mondo.

Ecco perché il giorno dopo, a Platz der Alten Synagoge, c’erano oltre diecimila persone ad accogliere la squadra di ritorno da Berlino. Perché arrivare ad un passo dalla vittoria, per una società così, per una città così, in una competizione così, è stata un’esperienza unica.
Che la finale, poi, fosse contro il Leipzig, la società che la Red Bull ha creato aggirando la legge che obbliga le società calcistiche tedesche ad appartenere ai tifosi per almeno il 50%, non ha fatto che aumentare il fascino della sfida.

“Associazione registrata – Associazione straordinaria”

EINZIGARTIGER VEREIN campeggiava nello striscione che i tifosi del Friburgo rivolgevano verso la curva avversaria. Era uno splendido gioco di parole: le società calcistiche in Germania devono, appunto per la norma citata, essere Eingetragener Verein (e.V.), cioè associazioni legalmente registrate. Il messaggio al Lipsia era “noi siamo davvero un’associazione, non una costruzione di un potentato economico”; ma al tempo stesso l’aggettivo eingetragener veniva sostituito con einzigartiger: straordinario.
Come questa incredibile avventura, conclusa (per adesso) contro la traversa sotto la Porta di Maratona dell’Olympiastadion di Berlino.

Andrea Burzacchini

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