Il Sindaco e la Coppa

Peter Feldmann, Sindaco di Francoforte, è stato duramente criticato per il suo comportamento quantomeno bizzarro durante le celebrazioni per la vittoria dell’Europa League. Ma è solo l’ultimo episodio di una serie di scandali e polemiche che lo riguardano molto da vicino, e che rischiano di fargli perdere la poltrona.

Di solito pensiamo a Francoforte come la capitale finanziaria d’Europa, la sede della BCE e il posto dove in generale banchieri, capitani d’industria e uomini d’affari si ritrovano per decidere le sorti economiche del continente.

Da un paio di settimane però a questa immagine dobbiamo aggiungerne un’altra: insieme a Madrid e a Roma, Francoforte è ora anche una delle capitali europee del calcio. L’Eintracht Frankfurt, la squadra locale, ha disputato un campionato così così in Bundesliga, classificandosi undicesimo, ma ha trionfato in Europa League, uno dei tre trofei internazionali di questa stagione. Alla fine di una drammatica finale contro i Glasgow Rangers decisa ai calci di rigore, l’Eintracht ha riportato in Assia una coppa europea 42 anni dopo l’ultima volta, grazie soprattutto alle straordinarie parate di Kevin Trapp, eroe indiscusso della serata.

Kevin Trapp alza la coppa appena vinta. (Foto: AP/Manu Fernandez)

I festeggiamenti a Francoforte sono scoppiati immediatamente, appena il rigore decisivo è stato trasformato da Rafael Santos Borré, autore anche del gol del pareggio francofortese durante i tempi regolamentari. Tifosi per strada in centro e caroselli di macchine per celebrare una vittoria probabilmente inattesa, ma la cui possibilità aveva iniziato a concretizzarsi dopo l’insperato passaggio del turno nei quarti di finale contro il Barcellona – che certo non avrà più Messi ma è pur sempre il Barcellona.

La festa è continuata giovedì 19 maggio, il giorno dopo la finale, con il rientro in città della squadra e il grande raduno dei tifosi nella piazza del comune, il Römer. Nonostante la gioia l’atmosfera si è un però presto incrinata: ed il responsabile è nientemeno che il primo cittadino, l’Oberbürgermeister Peter Feldmann.

La squadra è stata ricevuta dal sindaco Feldmann con tutti gli onori e lodi sperticate (“siete i nostri eroi!”, ha commentato entusiasta), ma al momento di presentare la coppa alla folla raccolta nella piazza sottostante ha compiuto un gesto poco comprensibile, e decisamente sgradevole. Ha letteralmente strappato il trofeo dalle mani dell’allenatore Oliver Glasner e del capitano Sebastian Rode e si è diretto tutto soddisfatto verso la Kaisersaal del comune di Francoforte, seguito dagli sguardi perplessi e un po’ imbarazzati dei due. 

“Lo sguardo dice tutto.”

Nel suo discorso alla squadra, con sciarpa dell’Eintracht al collo, Feldmann avrebbe poi sbagliato i nomi di numerosi giocatori (ad esempio “Makoto Hasabi” invece di Makoto Hasebe), assecondando il sospetto che forse non è proprio così un gran tifoso come dice di essere. Eppure ha voluto a tutti i costi uscire sul balcone del comune insieme ai giocatori e alla coppa, escludendo per supposte ragioni di sicurezza il direttore sportivo Markus Krösche e il presidente del consiglio di vigilanza della squadra Philip Holzer, così come gli assessori allo sport della giunta comunale. Una mania di protagonismo che non è andata giù alla dirigenza dell’Eintracht, soprattutto dopo che a quanto pare il comune si era inizialmente opposto al corteo che avrebbe dovuto attraversare la città per festeggiare la vittoria. Proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso: nonostante le scuse di Feldmann – “il tifoso ha preso il sopravvento sul sindaco” – la società ha fatto sapere che non vede una base per collaborare con il comune di Francoforte in futuro, e che “Peter Feldmann non sarà il benvenuto allo stadio per le nostre partite”, per citare le parole del portavoce Axel Hellmann alla Bild. Insomma, il Sindaco è sostanzialmente persona non grata al Waldstadion – ex Commerzbank-Arena e ora ufficialmente denominato Deutsche Bank Park, visto che siamo pur sempre nella città delle banche per eccellenza.

Ma non finisce qui. Già durante il viaggio di ritorno da Siviglia, sede della finale, l’Oberbürgermeister si è fatto notare. Sull’aereo insieme a decine di altri tifosi dell’Eintracht, preso il microfono di bordo per festeggiare insieme a loro la vittoria, non ha resistito a rivolgere degli apprezzamenti alle hostess, dicendo che lo avevano “messo fuori gioco a livello ormonale”. “Merda sessista”, ha commentato Ursula auf der Heide, ex capogruppo dei Grünen al comune di Francoforte, interpretando in maniera colorita il pensiero di molti.

Non è la prima volta che Peter Feldmann si trova al centro di scandali e polemiche. Tutto è iniziato nel 2019, a novembre, quando si è scoperto che la moglie del sindaco di Francoforte, Zübeyde Temizel, riceveva uno stipendio ingiustificatamente e insolitamente alto da parte del suo datore di lavoro, la Arbeiterwohlfahrt (AWO) locale. La AWO è una associazione assistenziale tedesca organizzata a livello decentrato, che si basa su iscrizioni private alle sue sezioni locali e si occupa principalmente di sostegno a persone con disabilità e anziani, ma gestisce anche asili nido, scuole, cliniche e centri di accoglienza per migranti e rifugiati. Con circa 210.000 dipendenti, è uno dei maggiori datori di lavoro in Germania: e dal 2015 dà lavoro anche a Zübeyde Temizel, impiegata allora per dirigere il primo asilo nido turco-tedesco di Francoforte, Dostluk – Freundschaft (“Amicizia”). A quanto pare già al momento dell’assunzione le era stato assegnato il livello retributivo più alto, solitamente riservato a dipendenti con alle spalle 17 anni di servizio: a parità di condizioni di entrata, si tratta di una differenza di circa 1000 euro. All’epoca Feldmann era già sindaco di Francoforte da tre anni, e aveva già una relazione con Temizel, diventata sua moglie l’anno dopo.

Peter Feldmann (Foto: Sven Moschitz)

Oltre alle evidenti questioni di opportunità, si prefigurerebbe anche una violazione del principio del Besserstellungsverbot, secondo cui i dipendenti di organizzazioni beneficiarie di fondi pubblici (come la AWO) non possono ricevere stipendi più alti di quelli destinati a dipendenti pubblici dello stesso livello. Ma è tutta la relazione fra Feldmann e la AWO a essere poco chiara: sembra che anche lui fosse loro dipendente prima di diventare sindaco, in una posizione creata ad hoc per svolgere mansioni che, in realtà, erano già gestite da altre tre persone. Un intreccio piuttosto torbido che sembra suggerire un disinvolto utilizzo di denaro pubblico, particolarmente dopo che gli uffici della AWO a Francoforte, Wiesbaden e Berlino sono stati perquisiti dalla polizia a gennaio del 2020. Addirittura a marzo di quest’anno è emerso che, secondo gli inquirenti, la AWO avrebbe contribuito a finanziare la campagna elettorale di Feldmann, rieletto sindaco di Francoforte nel 2018, e proprio pochi giorni fa il tribunale regionale di Francoforte ha confermato l’autorizzazione a procedere

Feldmann ha accolto positivamente la decisione, certo di poter finalmente chiarire la sua innocenza durante il processo, ma tutta la politica francofortese non ha perso tempo per prendere le distanze da un sindaco la cui popolarità è davvero ai minimi termini. Richieste di dimissioni piovono ormai da tutte le parti, perfino dal suo stesso partito, la SPD, ma Feldmann pare intenzionato ad andare avanti fino alla fine del mandato, pur rinunciando alle sue apparizioni pubbliche fino alla fine dell’estate e sostanzialmente “congelando” temporaneamente la sua iscrizione ai socialdemocratici. Tuttavia è improbabile che basterà: i gruppi comunali di SPD, Grünen, FDP e Volt intendono chiedergli un’ultima volta di dimettersi immediatamente. E in caso di rifiuto sono pronti a presentare una mozione di sfiducia, su cui votare il 14 luglio.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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