Quattro sassoni in malga

Un racconto su passato e presente dell’Est tedesco

Quando l’estate volge al suo termine, la montagna regala giornate bellissime, in cui il sole bacia a lungo paesaggi sempre più arricchiti dall’oro dell’autunno incipiente e sempre meno affollati delle masse di vacanzieri che, solo qualche settimana prima, si accalcavano sugli stessi sentieri e le stesse vie su cui ora regna la pace. E si capisce che per un popolo come i tedeschi per cui wandern – l’escursionismo – è uno sport nazionale non possa esserci occasione più gradevole per mettersi in marcia, zaino in spalla, e popolare gioiosi sentieri e rifugi.

Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di alcuni escursionisti che dalla Germania si incontrarono per caso a cena in una malga nel Gruppo di Tessa, sopra Merano, dove i malgari impreziosiscono lo stretto dialetto tirolese con esclamazioni ed insulti del miglior italiano. Da una parte due bavaresi, dall’altra quattro sassoni: due sorelle, un cugino ed un marito. Quella che ne seguì fu non una discussione, ma lo spalancarsi di una porta su un mondo che è esistito e che rimane presente in milioni di storie personali. La Repubblica Democratica Tedesca (DDR).

Sassoni
La rivoluzione pacifica a Lipsia, maggiore città della Sassonia, ed altre città dell’allora DDR nell’ottobre 1989 dette avvio alla svolta politica che portò alla riunificazione tedesca. (Foto: lichtfest.leipziger-freiheit.de)

Inutile dire che i due bavaresi, giovani e curiosi, ebbero gioco facile a destare ricordi e valutazioni dei quattro sassoni, certo non senza il buon e fedele ausilio di alcune caraffe di purpureo vino sudtirolese. Ma alla fine forse i quattro sassoni, tutti sui 50 o poco più, avrebbero parlato anche da sé, tanto ribollono memorie e pensieri a trent’anni dalla riunificazione delle due Germanie.

“Io ho avuto fortuna perché ho finito gli studi e ottenuto l’abilitazione subito prima che il sistema crollasse”, racconta una delle due sorelle, medico, pediatra se non erro. Chi era solo di qualche semestre più giovane di lei, prosegue, dovette fare i conti con facoltà che chiudevano, esami di Stato regolati ex novo che non corrispondevano più agli studi compiuti, un futuro lavorativo tutt’altro che scontato. Tanti compagni di studio smisero o cambiarono università, spostandosi all’Ovest. Gli anni subito dopo la Wende – la svolta che ha abbattuto la vecchia DDR – furono anni segnati da grandissima incertezza. Nessuno sapeva cosa sarebbe stato della propria città, di se stesso, della propria famiglia. E proprio per questo ad una famiglia in tanti in quegli anni hanno deciso di rinunciare. La dottoressa nel suo racconto prosegue e parla di un dato impressionante, che quasi nessuno ricorda: caduto il Muro, i cittadini della (ex) DDR smisero di fare figli. Troppe le incertezze sul presente e sul futuro, troppe incognite sul paese nel quale i bimbi avrebbero dovuto crescere. Quella delle città fra la Turingia ed il Baltico diventa dal 1989 in poi una storia di culle vuote, di futuro mai nato che ora pesa in tutta la sua gravità sull’avvenire demografico della ex Germania est. I dati reali – usciamo per qualche istante dal racconto – parlano da sé e fanno impressione. Dove nel 1988 nascevano 10 bambini, nel 1992 ne sono venuti al mondo solo 4. Egualmente impressionante è il fatto che l’Ufficio statistico della Germania (riunificata) dopo il 1992 abbia smesso di raccogliere il dato dei nati nel territorio della ex Repubblica democratica.

Nascite_Est_2

In uno studio di qualche mese fa pubblicato dall’IFO di Dresda si analizza a chiarissime lettere quanto la potenza della separazione fra due Germanie sia stata sottovalutata, soprattutto nelle sue conseguenze sul presente. Se tra 1871 (prima unificazione tedesca) e 1949 (anno di nascita delle due repubbliche tedesche BRD e DDR) lo sviluppo demografico dei due territori è assolutamente analogo, dall’inizio della separazione i due trend prendono due direzioni opposte. Dal ’49 in poi milioni di cittadini orientali sono fuggiti ad Ovest (circa due milioni fino all’erezione del Muro nel 1961), mentre all’Est è mancato sia il baby boom degli anni Sessanta (fenomeno tutto occidentale) sia le varie ondate migratorie di cui si sono arricchite società ed economia tedesco-occidentali. Dalla caduta del Muro in poi l’esodo di tedeschi dell’Est è tornato a galoppare. Il risultato non è solo una desolata statistica – nelle regioni dell’Ovest vive il 60% in più di persone rispetto al 1945, mentre ad Est la popolazione è implosa fino a tornare al livello del 1905 – ma un drammatico dato sociale, di cui – torniamo al racconto – i nostri interlocutori sassoni parlano con passione.

La ex DDR al di fuori dei grandi centri urbani è una terra fatta di città e paesi estremamente anziani, dove non ci sono giovani perché se sono andati o proprio non sono mai nati, dove al calo della popolazione corrisponde una contrazione dei servizi disponibili, prima quelli privati e poi anche quelli pubblici. Una terra dove per andare dal medico bisogna farsi mezz’ora in macchina, dove le fusioni di comuni, distretti ed altre realtà amministrative sono state portate avanti con impeto per mantenere la “macchina amministrativa” a dimensioni ottimali in rapporto con la popolazione, ma ora il sindaco non si sa dove stia ed il comune porta il nome di una mezza regione storica. “A Dresda – interviene il cugino dal gruppo di sassoni – ho fondato e gestisco un centro culturale” dove ci si trova, si ragiona, si fanno soprattutto concerti che arricchiscono la vita cittadina. “Ma fuori da Dresda o Lipsia sarebbe impossibile”… e la Sassonia è grande!

Il paese è cambiato tantissimo dai tempi in cui la famiglia di escursionisti incontrati in Sudtirolo viveva sotto i vessilli dell’Unità Socialista. Nel dialogo con loro non mancano gli apprezzamenti per talune cose del passato né diversi “per fortuna” per il fatto che, quando la riunificazione avvenne, i nostri erano appena diventati adulti e avevano già alle spalle il percorso di formazione e avvio alla professione. Tuttavia a mancare non è neppure una consapevolezza critica sulla quella forma di Stato. “Ripensando oggi – continua il cugino – a quando eravamo giovani e siamo cresciuti nella DDR, nella quale tutto era per noi così normale, quasi non direi che allora vivessimo in una…”. Il sassone si blocca. “In una dittatura” lo completa la cugina. “Non so se lo fosse” ribatte lui un po’ dubbioso. “Sì che lo era” insiste lei.

“Sì, lo era” ammette lui. 

 

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof

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