L’uomo dei passaporti

La storia di Harald Jäger, l’impiegato che aprì il Muro di Berlino

Se Günther Schabowski diede inavvertitamente il via alla caduta del Muro di Berlino, e David Hasselhoff ne cantò la colonna sonora ufficiosa, c’è un terzo personaggio il cui destino è inestricabilmente legato a quegli incredibili giorni del novembre 1989, e la cui storia val la pena di essere raccontata. Continua a leggere “L’uomo dei passaporti”

Parole importanti

La storia di due avverbi che buttarono giù il Muro di Berlino

Le due parole più importanti della storia tedesca recente sono due avverbi: sofort, unverzüglich. “Subito, immediatamente”. Due avverbi pronunciati la sera del 9 novembre 1989 da Günther Schabowski, giornalista e membro della Segreteria della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), il partito di governo della DDR.

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Quattro sassoni in malga

Un racconto su passato e presente dell’Est tedesco

Quando l’estate volge al suo termine, la montagna regala giornate bellissime, in cui il sole bacia a lungo paesaggi sempre più arricchiti dall’oro dell’autunno incipiente e sempre meno affollati delle masse di vacanzieri che, solo qualche settimana prima, si accalcavano sugli stessi sentieri e le stesse vie su cui ora regna la pace. E si capisce che per un popolo come i tedeschi per cui wandern – l’escursionismo – è uno sport nazionale non possa esserci occasione più gradevole per mettersi in marcia, zaino in spalla, e popolare gioiosi sentieri e rifugi. Continua a leggere “Quattro sassoni in malga”

Die Mauer & The Hoff

La leggenda di come David Hasselhoff tirò giù il Muro di Berlino

La storia della caduta del Muro di Berlino è materia epica di eroi e leggende, protagonisti consegnati alla Storia con la S maiuscola e alla coscienza collettiva di tutto un popolo, oltre che del mondo intero.

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Wessis o Ossis, questo è il problema

Fenomenologia degli “orientali” famosi, che tanto orientali però non sono.

Ai tedeschi piacciono tanto diminutivi e vezzeggiativi. “Si capisce!” dirà magari chi è abituato alle chilometriche parole composite: veri e propri scioglilingua, i quali però pure nel linguaggio quotidiano dei “crucchi” in carne ed ossa valgono come poco simpatici, perché difficili (eh sì, anche per loro!) e soprattutto perché spesso provenienti dal gergo giuridico o burocratico. Ovviamente, neanche nell’ex Reich è tanto carino rivolgersi alla fidanzata o ad un caro amico in “avvocatese”! Come ha di recente notato Jetzt, inserto giovanile della Süddeutsche Zeitung, in realtà un gergo fatto di diminutivi e vezzeggiativi un po’ bambineschi cela una forte relazione emotiva con situazioni e parole magari complicate, ma vissute talmente da vicino da far sorgere come spontanea la necessità di un addolcimento del linguaggio. Di questi lemmi a mezza via fra il puerile e l’ufficioso ve ne sono tantissimi, ma a troneggiare sono senz’altro “Wessis” e “Ossis” – rispettivamente diminutivi di Westdeutsche e Ostdeutsche: insomma i tedeschi dell’ex Germania Ovest e della sua nel frattempo scomparsa sorella dell’Est. Continua a leggere “Wessis o Ossis, questo è il problema”