Proiezioni sul Muro

Tre documentari Defa sono parte di una rassegna in questi giorni itinerante in Italia

1989 | 2019 – Trent’anni senza muro è una rassegna curata da Federico Rossin e Alessandro Del Re e distribuita nelle sale italiane da Reading Bloom. È composta da tre film documentari prodotti a cavallo tra il 1989 e il 1990 dalla Defa, casa di produzione della DDR, che registrano in tempo reale presagi, fatti e speranze attorno alla caduta del muro. Continua a leggere “Proiezioni sul Muro”

L’uomo dei passaporti

La storia di Harald Jäger, l’impiegato che aprì il Muro di Berlino

Se Günther Schabowski diede inavvertitamente il via alla caduta del Muro di Berlino, e David Hasselhoff ne cantò la colonna sonora ufficiosa, c’è un terzo personaggio il cui destino è inestricabilmente legato a quegli incredibili giorni del novembre 1989, e la cui storia val la pena di essere raccontata. Continua a leggere “L’uomo dei passaporti”

Parole importanti

La storia di due avverbi che buttarono giù il Muro di Berlino

Le due parole più importanti della storia tedesca recente sono due avverbi: sofort, unverzüglich. “Subito, immediatamente”. Due avverbi pronunciati la sera del 9 novembre 1989 da Günther Schabowski, giornalista e membro della Segreteria della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), il partito di governo della DDR.

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Quattro sassoni in malga

Un racconto su passato e presente dell’Est tedesco

Quando l’estate volge al suo termine, la montagna regala giornate bellissime, in cui il sole bacia a lungo paesaggi sempre più arricchiti dall’oro dell’autunno incipiente e sempre meno affollati delle masse di vacanzieri che, solo qualche settimana prima, si accalcavano sugli stessi sentieri e le stesse vie su cui ora regna la pace. E si capisce che per un popolo come i tedeschi per cui wandern – l’escursionismo – è uno sport nazionale non possa esserci occasione più gradevole per mettersi in marcia, zaino in spalla, e popolare gioiosi sentieri e rifugi. Continua a leggere “Quattro sassoni in malga”

Wessis o Ossis, questo è il problema

Fenomenologia degli “orientali” famosi, che tanto orientali però non sono.

Ai tedeschi piacciono tanto diminutivi e vezzeggiativi. “Si capisce!” dirà magari chi è abituato alle chilometriche parole composite: veri e propri scioglilingua, i quali però pure nel linguaggio quotidiano dei “crucchi” in carne ed ossa valgono come poco simpatici, perché difficili (eh sì, anche per loro!) e soprattutto perché spesso provenienti dal gergo giuridico o burocratico. Ovviamente, neanche nell’ex Reich è tanto carino rivolgersi alla fidanzata o ad un caro amico in “avvocatese”! Come ha di recente notato Jetzt, inserto giovanile della Süddeutsche Zeitung, in realtà un gergo fatto di diminutivi e vezzeggiativi un po’ bambineschi cela una forte relazione emotiva con situazioni e parole magari complicate, ma vissute talmente da vicino da far sorgere come spontanea la necessità di un addolcimento del linguaggio. Di questi lemmi a mezza via fra il puerile e l’ufficioso ve ne sono tantissimi, ma a troneggiare sono senz’altro “Wessis” e “Ossis” – rispettivamente diminutivi di Westdeutsche e Ostdeutsche: insomma i tedeschi dell’ex Germania Ovest e della sua nel frattempo scomparsa sorella dell’Est. Continua a leggere “Wessis o Ossis, questo è il problema”

Achtung Assi!

Fenomenologia dell’insulto più simbolico della lingua tedesca

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(Foto: Joerg Reuter)

La motivazione più forte, mentre si impara una lingua, è immaginare l’uso che se ne farà una volta che la si padroneggia: leggere in originale tutta la letteratura russa dell’ottocento, capire al volo i testi delle canzoni Brit Pop, guardare Narcos senza sottotitoli, lasciarsi raggiungere dalla poetica di Aznavour.

Ma quando si impara il tedesco, eccettuati i motivi di studio e di lavoro, può succedere che l’immaginario faccia fatica a produrre scenari avvincenti e motivanti. Continua a leggere “Achtung Assi!”