Come sta andando il lockdown light in Germania

I nuovi contagi non stanno calando alla velocità sperata, e si prevedono nuove misure restrittive – e degli spot indirizzati ai giovani

A due settimane dall’inizio del lockdown light, la situazione in Germania non sta migliorando come si sperava. Il Robert Koch-Institut continua a registrare molti nuovi contagi: il record lo si è toccato il 12 novembre, a dieci giorni dall’introduzione delle restrizioni, con 22.879 casi.

La curva sembra essersi stabilizzata, e la media nazionale delle nuove infezioni ogni 100.000 abitanti sta lentamente iniziando a calare, ma non con una velocità sufficiente. Il fattore di riproduzione R0 al 15 novembre era di 1,03.

Il grafico mostra le nuove infezioni registrate negli ultimi sette giorni ogni 100.000 abitanti: la curva rossa è quella relativa al totale in Germania, e sembra iniziare a diminuire.

Per questa ragione la Cancelliera Merkel e i Ministerpräsidenten dei Länder stanno già pianificando un ulteriore prolungamento delle restrizioni: inizialmente dovevano durare fino a fine novembre, ora è molto probabile che continueranno anche a dicembre.

Foto: Kay Nietfled, dpa

È previsto inoltre un inasprimento delle restrizioni attualmente in vigore. Le feste private sono da evitare almeno fino a Natale, e gli incontri con amici e conoscenti saranno limitati a un solo nucleo familiare. I bambini e i ragazzi saranno incoraggiati a incontrare un solo amico fisso nel tempo libero, per limitare il numero di contatti. All’aperto sarà possibile incontrarsi con al massimo due persone di un altro gruppo familiare.

Rispettando queste limitazioni si può naturalmente uscire di casa, sono però sconsigliate gite ed escursioni. Rimangono chiusi i ristoranti, che possono vendere pietanze da asporto, e restano in vigore i divieti per i pernottamenti turistici.

Un obiettivo centrale continua ad essere quello di mantenere aperte le scuole. La strategia scelta prevede che solo chi risulta positivo vada messo in quarantena a casa, ma sono previste ulteriori misure per garantire lo svolgimento delle lezioni in presenza. Le dimensioni dei gruppi nelle classi dovranno essere dimezzate, in modo da consentire una distanza fisica di un metro e mezzo fra ciascuno studente, e sarà obbligatorio indossare la mascherina. Inoltre, è previsto un rafforzamento dei mezzi pubblici per evitare il sovraffollamento sui tram e sugli autobus. Un altro punto di discussione riguarda l’introduzione dell’obbligo di quarantena casalinga al primo insorgere di sintomi come raffreddore e tosse, una misura su cui diversi governatori dei Länder non sono d’accordo.

Per ora però non è stato ancora stabilito nulla: le decisioni verranno prese la prossima settimana, il 25 novembre. Sarà necessario trovare dei compromessi, visto che i Ministerpräsidenten hanno numerose obiezioni su parecchie delle proposte avanzate dal governo centrale.

L’inasprimento e il prolungamento delle restrizioni implicano anche un ulteriore costo economico e sociale. Dall’inizio della pandemia ci sono stati 3 diversi pacchetti di aiuti, l’ultimo dei quali approvato proprio all’inizio di questo lockdown light: tuttavia la situazione è davvero critica per alcuni settori, come ad esempio la ristorazione. Secondo alcuni dati, oltre il 17% delle attività in questo campo rischia la bancarotta già a novembre

Come sicuramente avrete letto, c’è almeno una buona notizia: l’azienda tedesca Biontech, in collaborazione con il partner americano Pfizer, sembra aver messo a punto un vaccino con circa il 90% di efficacia, un valore decisamente incoraggiante. La sperimentazione è andata avanti a tempo di record, e potrà ora entrare nell’ultima fase. Il governo non intende farsi trovare impreparato: si stanno già dando disposizioni per preparare i centri di distribuzione del vaccino, e vanno avanti le discussioni per individuare le disponibilità e le priorità nella somministrazione.Nell’attesa che arrivi il vaccino, però, l’insofferenza dei tedeschi per le restrizioni cresce. Sebbene la maggior parte della popolazione sia ben consapevole delle circostanze eccezionali, sono sempre più numerose le manifestazioni contro le misure imposte dal governo: i cosiddetti Querdenker, cioè i negazionisti/cospirazionisti, sono più attivi che mai. Nelle scorse settimane hanno organizzato manifestazioni imponenti a Lipsia e a Francoforte: la tensione piuttosto alta ha generato numerosi scontri con la polizia, che a Francoforte è dovuta addirittura ricorrere agli idranti.

Foto: © Boris Roessler/dpa

In questi giorni si è però discusso soprattutto di una cosa: lo spot realizzato dal governo tedesco e indirizzato ai giovani, per convincerli a stare a casa. Probabilmente l’avrete visto: in una finta intervista un uomo anziano ricorda di quando era giovane nel 2020, e per fronteggiare l’emergenza coronavirus fu chiesto a lui e ai suoi coetanei di comportarsi da eroi e non fare niente. Stare sul divano a guardare serie tv o giocare ai videogiochi, non fare assolutamente nulla e restare a casa: un “appuntamento col destino” che richiede un eroismo del tutto sui generis – tanto che la campagna (composta in realtà da 3 spot) è stata accompagnata dall’hashtag #besonderehelden, letteralmente “eroi speciali”.

Lo spot ha suscitato numerose reazioni, e non tutte positive. Alcuni hanno trovato il video divertente, molti invece ritengono che sollevi più di un problema.

In primo luogo, non tutti possono permettersi di restare a casa e annoiarsi a morte sul divano: c’è chi vorrebbe farlo, ma non può. Perché si trova in una situazione economica molto instabile e vede il rischio concreto di non uscire da questo periodo di chiusure, o perché è costretto a uscire e a recarsi sul luogo di lavoro, non potendo lavorare da casa. Uno spot di questo tipo magari farà ridere, ma sembra anche non prendere sul serio la drammatica situazione di quelli per cui stare in panciolle tutto il giorno, tutti i giorni sul divano non è semplicemente un’opzione. E vengono inoltre ignorati aspetti molto delicati come l’aumento degli episodi di violenza domestica legato alla convivenza forzata. Anche l’utilizzo di un vocabolario “bellico” (a un certo punto l’uomo dice “il nostro divano era il fronte”) ha generato qualche accusa di cattivo gusto, se non proprio di scarso rispetto per la memoria della Seconda Guerra Mondiale.

Ma ad essere preoccupante è anche lo slittamento nella comunicazione che questa campagna certifica. Fino ad ora la comunicazione ufficiale del governo tedesco è sempre stata molto curata e attenta. Ogni volta che si è rivolta alla nazione, Angela Merkel ha sempre parlato di uno sforzo collettivo, un impegno comune. Ha sempre declinato la lotta al coronavirus riferendosi a un “noi” inteso come a un insieme unico e coeso, in cui ciascuno deve fare la propria parte. Con questi spot si inizia a distinguere, e si crea – magari involontariamente – una categoria di “sorvegliati speciali” su cui si concentrano gli sguardi di tutti, e che quindi rischiano di vedersi attribuito un carico di responsabilità supplementare. Se nelle prossime settimane la situazione non migliorerà come sperato, ci si concentrerà sui dati e sui numeri o si inizierà semplicemente a dare la colpa – tra gli altri – ai giovani che non se ne stanno a casa sul divano a non far nulla?

Certo c’è ancora una grande distanza tra questa campagna di spot e il tiro al runner che ha caratterizzato il primo lockdown italiano, ma io se fossi un ragazzo tedesco oggi non sarei proprio molto contento, e mi sentirei trattato quantomeno con un po’ di paternalismo.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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