Di vacanze e dimissioni

Le dimissioni della Ministra della Famiglia tedesca e della Ministra dell’Ambiente del Nordreno-Vestfalia, tra elezioni regionali importantissime e il doppio standard di genere che ancora regna nella politica in Germania

Probabilmente vi ricordate le terribili inondazioni che nel luglio scorso hanno sconvolto la Germania sudoccidentale

I tedeschi certo non le hanno dimenticate. Quasi 200 morti, danni ingentissimi soprattutto in Nordreno-Vestfalia e in Renania-Palatinato a causa delle violente piogge e delle esondazioni: un bilancio tragico per una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi decenni.

Neanche Armin Laschet le ha dimenticate. L’ex capo della CDU e candidato Cancelliere dei conservatori ha imboccato la strada del suo rovinoso declino proprio in quei giorni. In visita nelle zone più colpite della Renania Settentrionale, Land di cui era Ministerpräsident, si lasciò scappare una sguaiatissima risata a favore di telecamere, proprio mentre a pochi metri da lui il Presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier stava dedicando un commosso ricordo alle vittime della Flutkatastrophe. Il suo ghigno scomposto fece il giro della Germania (e del mondo), e tutti gli analisti e gli osservatori individuarono in quell’attimo fatale la palla di neve tramutatasi, pochi mesi dopo, nella valanga della vittoria elettorale della SPD e del peggior risultato nella storia della CDU.

In forma di meme

Ma le inondazioni dello scorso luglio continuano ad avere parecchia rilevanza nella politica tedesca. Due brutte vicende sono infatti emerse nei giorni scorsi, con al centro due esponenti politiche di primo piano: Anne Spiegel, Ministra della Famiglia in quota Grünen nel governo di Olaf Scholz, e Ursula Heinen-Esser, Ministra dell’Ambiente nel governo regionale del Nordreno-Vestfalia, guidato dall’ottobre scorso da Hendrik Wüst (CDU), successore di Armin Laschet. Due brutte vicende di emergenze, catastrofi, dettagli di vita privata e vacanze. Soprattutto vacanze.

La vacanza di Anne Spiegel
In una toccante conferenza stampa tenuta domenica scorsa, la Ministra Spiegel ha difeso la sua decisione di partire con la famiglia per una vacanza di quattro settimane in Francia, proprio all’indomani della catastrofe delle alluvioni, quando ricopriva il ruolo di Ministra dell’Ambiente della Renania-Palatinato, una delle zone più colpite. E l’ha fatto rivelando la difficile situazione privata in cui si trovava in quel momento.

Anne Spiegel (Foto: Annette Riedl, dpa)

Nel 2019 il marito è stato colpito da un ictus, che lo ha pesantemente debilitato: e la micidiale combinazione di due anni di pandemia uniti ai sempre crescenti impegni istituzionali della moglie sono stati per lui un carico eccessivo, insopportabile. Quella vacanza, ha detto Spiegel quasi in lacrime, era un modo per ridare un po’ di respiro a una famiglia devastata, “spinta oltre il limite”.

Aprendo questo doloroso squarcio sulla sua vita privata la Ministra verde sperava di allentare le pressioni che quelle quattro settimane di assenza in un momento così delicato stavano facendo montare. L’opposizione di CDU e CSU si è mostrata comprensiva e compassionevole, ma non ha mollato la presa, soprattutto perché a quanto pare Spiegel avrebbe mentito sulla sua partecipazione alle riunioni del gabinetto di emergenza – riunioni a cui invece non avrebbe preso parte. Capiamo le difficoltà familiari, ha detto il Generalsekretär della CSU, ma perché mentire? 

I conservatori poi non si sono fatti sfuggire l’occasione di allargare l’orizzonte del problema, coinvolgendo tutto il governo di Olaf Scholz. Il Cancelliere può davvero contare su ministri sempre e completamente disponibili, anche e soprattutto in situazioni di emergenza? O ci sono altre “situazioni difficili” che, per quanto meritevoli di rispetto e considerazione, rischiano di ridurre l’effettiva operatività del governo in carica?

Alla fine la pressione, anche all’interno del suo stesso partito, è stata troppo forte, e Spiegel lunedì si è dimessa. La dirigenza dei Verdi ha approvato la scelta del passo indietro, e intende risolvere in fretta la questione della successione. Si sa già chi erediterà il Ministero: Lisa Paus, deputata verde esponente della sinistra del partito, attualmente vice-capogruppo al Bundestag.

Queste dimissioni segnano con ogni probabilità la fine della carriera politica di Spiegel – con qualche ulteriore polemica legata alla sua buonuscita di oltre 75.000 euro.

Al netto della vicenda personale, questa faccenda mostra con particolare efficacia due aspetti significativi della politica tedesca di oggi. Il primo riguarda la CDU, e la tattica a cui sembra intenzionata ad affidarsi in questa fase. Con la crisi della guerra in Ucraina, lo smacco dell’obbligo vaccinale – cu sui il governo al Bundestag è andato sotto – e ora anche l’affaire Spiegel, i conservatori seguono sempre lo stesso spartito, come nota Nic Houghton, esperto di cose tedesche e creatore del podcast Decades From Home dedicato alla Germania. Causare quanto più imbarazzo possibile al governo, senza prendersene la responsabilità.

Che questa tattica possa essere vincente è questione aperta al dibattito. Certo è che quantomeno offre il fianco a più d’una accusa di ipocrisia. Stanno circolando infatti moltissimi meme dedicati ai numerosi esponenti dell’Union che, travolti da scandali analoghi se non più gravi, tutto hanno fatto tranne che dimettersi.

L’altro punto degno di attenzione rimanda invece a una questione più generale, e cioè quella della partecipazione femminile alla politica in Germania, e al doppio standard spesso all’opera in questo ambito.

Su Kater ce ne siamo occupati in passato, e abbiamo visto come aver avuto per sedici anni una donna al vertice del potere esecutivo non abbia avuto quell’effetto dirompente e trascinante che si si sarebbe potuti aspettare. La politica tedesca è ancora lontana dall’essere “femminista”, o perlomeno egualitaria: e basta ricordarsi delle polemiche sorte intorno ad Annalena Baerbock durante la campagna elettorale – “Ma come farà a fare la Cancelliera con due figlie piccole?” – per averne un assaggio. Secondo un sondaggio dello Spiegel, le dimissioni di Spiegel – scusate la ripetizione – sono viste favorevolmente da tre quarti dei tedeschi, la maggior parte dei quali ritiene che sia difficile per un politico di vertice conciliare famiglia e carriera. Ma c’è un sottotesto nascosto in questa affermazione, e lo nota ancora una volta Nic Houghton in un tweet. Puoi essere un politico e avere una famiglia, se sei un uomo.

La vacanza di Ursula Heinen-Esser

Ursula Heinen-Esser, Ministra dell’Ambiente (CDU) nel governo regionale del Nordreno-Vestfalia, è finita al centro di quello che i giornali hanno ribattezzato Mallorca-Affäre. Nei giorni scorsi è venuto fuori che, una settimana e mezza dopo le inondazioni, è volata in vacanza a Mallorca per festeggiare il compleanno del marito, tra l’altro insieme ad altri membri del gabinetto guidato da Hendrik Wüst. Attaccata duramente e sotto forte pressione, giovedì scorso Heinen-Esser si è dimessa dall’incarico – lei: gli altri ministri (maschi) coinvolti per ora si sono limitati a scusarsi – e ha fatto sapere di voler rinunciare al suo seggio nel prossimo Landtag regionale, le cui elezioni sono previste per il 15 maggio. Già, perché in Renania Settentrionale fra un mese si vota. E storicamente non si tratta di elezioni “locali” come le altre.

Ursula Heinen-Esser (Foto: picture alliance/dpa)

Il Nordreno-Vestfalia è il Land tedesco dei primati: è il più ricco, con un PIL che sfora i 645 miliardi di euro, e il più popoloso, con quasi 18 milioni di abitanti, pur essendo solo il quarto per estensione. Politicamente è un vero e proprio peso massimo. Da qui provengono o sono provenuti tantissimi protagonisti di primo piano della politica tedesca, e le elezioni regionali hanno sempre un peso determinante per gli equilibri della Bundesrepublik nel suo complesso: basti citare due esempi a conferma. Le elezioni del 2005, quando la sconfitta della SPD spinse l’allora Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder a convocare le nuove elezioni che avrebbero dato il via all’era di Angela Merkel; e quelle del 2017, in cui una nuova inattesa disfatta dei Genossen lanciò sul palcoscenico nazionale la stella di Armin Laschet, negli anni seguenti sfortunato leader della CDU e candidato alla Cancelleria per i conservatori.

Le elezioni del prossimo maggio saranno quindi molto significative. I sondaggi danno una sostanziale parità fra CDU e SPD, con una formidabile ascesa dei Grünen, che se confermassero il 18% prenderebbero quasi 12 punti in più rispetto a cinque anni fa.

L’esito sembra dunque molto equilibrato, per un voto che potrebbe sancire il vero “vincitore” politico di questo 2022. A marzo infatti si è votato in Saarland, regione minuscola ma in cui il formidabile trionfo della SPD ha avuto fortissima eco sui giornali; e l’8 maggio si vota invece in Schleswig-Holstein, Land settentrionale in cui governa una Jamaika-Koalition a guida CDU e in cui i conservatori sono dati largamente in testa nei sondaggi, a +15 sui socialdemocratici. Arrivare al voto in Renania sull’uno a uno, con un Land conquistato per parte, darebbe a quell’elezione il sapore di uno spareggio, e a un’eventuale vittoria una dolcezza ancora maggiore.

Per questo far bene in Nordreno-Vestfalia (NRW, secondo la sigla tedesca) è imperativo; e per questo la tegola delle dimissioni di Heinen-Esser è un bel grattacapo per Hendrik Wüst, Ministerpräsident uscente e candidato della CDU. Ripetere l’inatteso successo di Armin Laschet di cinque anni fa, in una tradizionale roccaforte rossa, gli darebbe finalmente una vera caratura nazionale: finora per i tedeschi al di fuori dei confini renani è praticamente uno sconosciuto. Perdere, e riconsegnare la regione ai socialdemocratici, lo costringerebbe a restare ai margini, confinato alle beghe della politica locale, pur in un Super-Land come quello.

Hendrik Wüst, a sinistra, e Friedrich Merz, a destra. (Foto: dpa/Roberto Pfeil)

Ma soprattutto sarebbe un pessimo segnale per Friedrich Merz, il capo della CDU. Vorrebbe dire che l’ex avversario di Angela Merkel, a quasi sei mesi dal suo insediamento ai vertici dei conservatori, non riesce a invertire la spirale negativa in cui il partito pare essersi incartato. Una sconfitta in Nordreno-Vestfalia, tra l’altro suo Land di provenienza, avrebbe per Merz un unico significato: la pressione su di lui, già molto alta, non farà altro che crescere.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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