Rosso Saarland

Il trionfo della SPD e della sua candidata nel piccolo Land occidentale offre dei segnali in ottica nazionale da non sottovalutare

Il Saarland, angolino in basso a sinistra della Germania al confine con Francia e Lussemburgo, è uno dei più piccoli Länder tedeschi.

È anzi proprio il più piccolo, se escludiamo quei casi particolari che sono Amburgo, Brema e Berlino, città-stato che fanno Land a sé. È anche uno dei meno popolosi: il numero di abitanti non arriva al milione, solo il Land di Brema ne ha di meno. Infine, è anche uno dei meno ricchi. È penultimo per prodotto interno lordo in termini assoluti fra le regioni tedesche, mentre le cose vanno un po’ meglio – decimo posto – per quello pro capite.

Tutte ragioni che potrebbero legittimamente farvi pensare che le elezioni regionali, tenutesi ieri, siano poco importanti o prive di interesse. E invece c’è più di un motivo per ritenerle degne di molta attenzione.

Da questa zona della Germania provengono alcune delle figure più rilevanti della politica tedesca recente. Ministerpräsidentin dal 2011 al 2018 è stata Annegret Kramp-Karrenbauer, ex-leader della CDU ed erede designata di Angela Merkel prima che la storia prendesse tutta un’altra piega. Di queste parti sono anche Peter Altmaier, ex-Ministro dell’Economia e fidatissimo consigliere dell’ex-Cancelliera, e il socialdemocratico Heiko Maas, che negli ultimi due governi ha presieduto i dicasteri rispettivamente di Giustizia ed Esteri. E a guidare la regione per 13 anni, dal 1985 al 1998, è stato Oskar Lafontaine, ex-capo della SPD poi fondatore della Linke. Molti pesi massimi della politica per una superficie così modesta, insomma – tanto che qualche anno fa la trasmissione satirica heute-show ironizzava che il vero centro occulto del potere tedesco non fosse a Berlino, bensì proprio qui in Saarland.

Anche dal punto di vista storico-elettorale la regione occupa un posto di tutto rispetto. È da qui che, nel 2017, prese il via la rimonta di Angela Merkel in vista delle elezioni politiche del settembre successivo. Si era nel pieno dell’euforia per Martin Schulz, il candidato socialdemocratico: erano i giorni dello Schulz-Zug, il “treno di Schulz”, la cui corsa verso la Cancelleria sembrava inarrestabile. E invece la SPD subì una brutta sconfitta, innescando una spirale di risultati elettorali particolarmente deludenti.

Ma queste elezioni sono importanti soprattutto per il contesto in cui avvengono. Si tratta infatti del primo test elettorale con il nuovo governo semaforo in carica; e specularmente si tratta del primo test elettorale per la nuova CDU targata Friedrich Merz. E se è ovvio che le dinamiche locali giocano un ruolo fondamentale, visto che parliamo pur sempre di elezioni regionali, bisogna fare molta attenzione a non sottovalutare la rilevanza che questo voto può avere a livello nazionale, gli indizi che può fornirci se spostiamo lo sguardo da Saarbrücken, capitale del Land, a Berlino. La SPD a guida Scholz convince ancora gli elettori tedeschi, a sette mesi dall’inattesa vittoria alle politiche? Nella CDU si registra un “effetto Merz”? Come stanno Grünen e FDP, dopo questi primi mesi di governo?
Beh, i dati usciti dalle urne ci dicono che Olaf Scholz può dormire sonni tranquilli. Come previsto dai sondaggi la SPD vince, ma “vince” è un eufemismo: 43,5%, quasi 14 punti in più rispetto al 2017, 15 punti di distacco sulla CDU arrivata seconda. Un trionfo, che assegna ai socialdemocratici 26 seggi su 51 totali – la maggioranza assoluta. Come titola lo Spiegel, il Saarland diventa rosso, la CDU vede nero.

Non è la prima volta che nel piccolo Land occidentale un partito ottiene la maggioranza assoluta. Succedeva già ai tempi di Lafontaine, negli anni Ottanta, e dei suoi successori: fra il 1985 e il 2009 i governi locali sono stati tutti monocolore, SPD o CDU – manco stessimo parlando della Baviera regno incontrastato della CSU. Ma che potesse accadere anche stavolta era davvero inaspettato. 

Questo trionfo ha sicuramente il volto di Anke Rehlinger, vice-Prima Ministra della locale Grosse Koalition uscente che si era candidata anche cinque anni fa ma senza fortuna. Rehlinger è apprezzatissima dai Saarländer. Numerosi sondaggi la davano chiaramente come la candidata preferita per la guida del governo, e secondo buona parte dei cittadini intervistati ha ottenuto risultati molto più eclatanti per la regione rispetto al Ministerpräsident della CDU, Tobias Hans, in carica dal marzo 2018, quando Kramp-Karrenbauer fu chiamata da Merkel a fare la Generalsekretärin del partito. Rehlinger è riuscita a convincere tutto l’elettorato, ma soprattutto ha sottratto moltissimi voti alla CDU, ben 33.000. Ah, una curiosità: la trionfatrice di ieri ha anche un eccellente passato sportivo alle spalle. È ancora la detentrice del record regionale di getto del peso, e di quello juniores di lancio del disco.

Anke Rehlinger (Foto: Boris Roessler/dpa)

Il volto della sconfitta è invece quello di Tobias Hans, Ministerpräsident CDU uscente. La sua campagna elettorale è stata piuttosto complicata. Ha cercato un po’ goffamente di cavalcare alcuni temi diventati sempre più rilevanti per l’elettorato tedesco, come il vertiginoso aumento del prezzo del carburante, ma pochi giorni prima del voto si è preso il Covid ed ha dovuto quindi rinunciare a molti appuntamenti dal vivo proprio nel momento più importante. Con i suoi collaboratori ha provato a metterci una pezza cercando una via di mezzo fra la presenza e il digitale, dotando gli attivisti CDU di tablet per interagire con gli elettori dall’isolamento della quarantena, ma la trovata – ribattezzata #RobiTobi, in assonanza con due personaggi di un fortunato libro per bambini – non ha sortito gli effetti sperati. “Si tratta di una sconfitta molto amara”, ha detto ieri sera Hans, assumendosi la responsabilità della batosta e annunciando “conseguenze personali”: è probabile infatti che rinuncerà alla guida del partito nel Land, dopo un risultato così deludente.

#RobiTobi: Tobias Hans sullo schermo di uno dei tablet usati durante gli ultimi giorni della campagna elettorale. (Foto: Ruppenthal)

La situazione degli altri partiti è un po’ paradossale. Sia FDP che Grünen aumentano i consensi, ma restano di nuovo sotto la soglia del 5% e quindi fuori dal Landtag – i Verdi per soli 23 voti, che però potrebbero venir fuori da eventuali riconteggi. Perde mezzo punto percentuale AfD, che tuttavia rimane sopra la soglia e sarà l’unico altro partito presente nel Parlamento regionale oltre a SPD e CDU.

Un discorso a parte merita la Linke. Il partito di sinistra da queste parti è sempre stato molto forte, confermandosi quasi sempre terza forza con percentuali a due cifre. Stavolta invece è stato un autentico tracollo, con un misero 2,6%. La ragione è probabilmente la stessa che negli anni scorsi aveva garantito un buon successo, e cioè Oskar Lafontaine. È stata la sua presenza, autorevole e carismatica, a favorire in passato le fortune della Linke in Saarland, rendendolo l’unico Land occidentale con una forte presenza della sinistra. Ma proprio pochi giorni fa Lafontaine ha lasciato il partito, in polemica con la dirigenza: una mossa che ha esacerbato ulteriormente le già fortissime tensioni all’interno del movimento, alle prese con una frattura fra radicali e moderati che con la guerra in Ucraina – e la svolta innescata nella politica tedesca – pare ormai insanabile. Come evidenzia questa vignetta dello heute-show, l’impressione ormai è che Lafontaine (e la moglie Sahra Wagenknecht) stiano giocando a fare piazza pulita del loro partito il prima possibile.

Cosa ci dice il voto in Saarland sulla situazione nazionale?

Come detto, Olaf Scholz può dormire sonni tranquilli. I temi fondamentali che hanno deciso quest’elezione sono legati soprattutto a personalità, dinamiche e problemi locali, con la questione dei posti di lavoro nel Land al primo posto fra le preoccupazioni degli elettori. Ma il governo e la SPD nazionale non sono stati percepiti come distanti o in contrapposizione agli esponenti locali. Come ha notato domenica sera il Generalsekretär Kevin Kühnert, “stavolta il partito nazionale non si è messo di traverso, ma ha aiutato”, riferendosi in maniera nemmeno tanto velata alle tensioni che negli anni scorsi serpeggiavano fra i socialdemocratici. La vittoria è chiaramente di Anke Rehinger, ma anche a livello nazionale i tedeschi sembrano avere ancora fiducia nel partito del Cancelliere. 

Molto diverso il discorso per la CDU. Il primo test elettorale per Friedrich Merz è una vera catastrofe: e se è vero che Tobias Hans non è uno dei suoi, visto che proviene dall’area della sua rivale AKK, comunque alla guida dei conservatori ora c’è lui, e i problemi anche locali del partito sono problemi suoi. Da una decina di giorni gli analisti CDU davano il Saarland per perso, ma le proporzioni della sconfitta – e della vittoria della SPD – erano inattese, e condannano il partito a tornare all’opposizione dopo ben 23 anni. Il Generalsekretär Mario Czaja ha cercato di ricondurre le dimensioni del tracollo al livello locale, sottolineando come si tratti alla fin fine di una faccenda chiusa nei ristretti confini del Land, ma è chiaro che qualche domanda i conservatori stiano già iniziando a porsela. Friedrich Merz doveva rivitalizzare un partito in stato comatoso, atterrito dalla peggior sconfitta elettorale subita nella sua storia lo scorso settembre: dov’è quest’energia, questo cambio di passo promesso? Si tratta solo del primo test elettorale, per giunta legato a una realtà piccola e particolare come quella del Saarland; ma fra un mese e poco più si vota in Schleswig-Holstein, a fine maggio in un Land fondamentale come il Nordreno-Vestfalia. Due regioni il cui governo è guidato dalla CDU, come quello del Saarland fino a sabato scorso. Per ora tra i conservatori non è il momento di premere il panic button. Ma se da qui a fine maggio le cose non dovessero andare come previsto, e a questa prima sconfitta ne seguissero altre due magari altrettanto fragorose, la tentazione potrebbe diventare irresistibile.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

2 pensieri riguardo “Rosso Saarland”

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