Il calcio è di tutti – un’ovvietà tutt’altro che ovvia

Il calcio femminile in Germania e in Italia, fra crescita del movimento, il Mondiale in Francia e un’esperienza di prima mano

Dal 7 giugno al 7 luglio si giocheranno i mondiali di calcio femminile in Francia.

Dopo 20 anni l’Italia delle donne torna a giocarsi un mondiale. Un risultato incredibile ottenuto dopo un lungo percorso di crescita e di trasformazione all’interno della FIGC e del movimento stesso. Dopo la deludente gestione di Antonio Cabrini, la federazione ha deciso di mettere la squadra in mano a Milena Bertolini, una delle migliori allenatrici italiane in circolazione. I risultati sono arrivati subito con le vittorie e le buone prestazioni delle partite di qualificazione fino ad arrivare all’obiettivo tanto agognato. Un sogno per queste ragazze, capitanate da Sara Gama, giocatrice simbolo e idolo delle bambine, che si realizza in un momento in cui è tangibile, sia in Italia che altrove in Europa, sempre più visibilità e interesse da parte del pubblico.

Nel girone dell’Italia, oltre al forte Brasile e la mina vagante Australia, una delle esordienti assolute di questo Mondiale: la Giamaica, prima squadra caraibica a qualificarsi ad una fase finale mondiale. Una storia particolare quella delle “Reggae Girlz” che devono la loro esistenza alla figlia di Bob Marley, Cedella. Circa otto anni fa, la Federazione giamaicana (JFF) aveva tagliato i fondi per il progetto della squadra femminile. Nel 2014, Cedella ha deciso di diventare ambasciatrice e aiutare la crescita e formazione del settore attraverso la Bob Marley Foundation.

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Sara Gama (Foto: agf)

Se da un lato l’Italia è una delle novità in questo mondiale, insieme alle esordienti Cile, Giamaica, Scozia e Sudafrica, la Germania punta quest’anno su un gruppo molto giovane. Nella nazionale teutonica è avvenuto un cambio generazionale molto netto e dopo gli anni della grande Birgit Prinz (famosa in Italia tra l’altro per l’interesse del presidente Gaucci nel 2003, anno in cui la voleva ingaggiare per il suo Perugia), immagine copertina di una nazionale capace di vincere due mondiali di seguito, nel 2003 e nel 2007. L’allenatrice delle tedesche, Martina Voss-Tecklenburg, avrà l’arduo compito di far dimenticare la ct più vincente della storia tedesca, Silvia Neid, che dal 2005 al 2016 ha portato la nazionale tedesca a livelli altissimi. La Germania affronterà nel girone Cina, Spagna e Sudafrica.

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Birgit Prinz (Foto: © Foto-net)

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La prima cosa che mi stupì quando venni a giocare in Germania fu l’indiscutibilità del fatto che una ragazza giocasse a calcio. La naturalezza della cosa, l’ovvietà della scelta. Mi ricordo che quando dovevo giustificare la mia assenza dalle lezioni obbligatorie all’università, provavo una sorta di vergogna nel recapitare al professore la richiesta da parte della federazione. Mi ricordo la reazione spontanea e positiva dei docenti, la totale disponibilità nei loro occhi, in confronto all’astio e rifiuto che in tanti anni in Italia avevo dovuto sopportare a scuola. Eh sì, perché a scuola giustificare la mia assenza per un periodo prolungato per andare a giocare le qualificazioni agli europei o comunque partite ufficiali, non era ben visto. Più volte mi sono dovuta confrontare con certi pregiudizi, più volte ho ascoltato feroci giudizi, commenti imbarazzanti o ancor peggio vissuto sulla mia pelle l’ingiustizia di essere giudicata non per la studentessa che ero, ma per l’idea di me che si erano fatti i professori. Una ragazza che gioca a calcio non va bene, quindi puniamola. Il concetto più o meno era questo.

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La situazione del calcio femminile in Europa e in Italia

Negli ultimi 15 anni si è registrata una forte ascesa del calcio femminile in Europa. Grazie al lavoro incessante della UEFA e dei suoi organi e funzionari, il calcio femminile è riuscito a crescere talmente tanto da riempire oggi interi stadi, si pensi ad esempio alla partita decisiva per il campionato italiano, giocata qualche mese fa tra Juventus e Fiorentina all’Allianz Stadium con il tutto esaurito. Lo sviluppo del calcio femminile all’interno del quadro europeo è in continua crescita. Da una ricerca UEFA effettuata nella stagione 2016/2017 emerge che il numero di calciatrici tesserate è di oltre 1,270 milioni, di cui ben 827.000 sotto i 18 anni. Il numero di leghe giovanili (da under 6 a under 23) è cresciuto da 164 della stagione 2012/2013 a 266 del 2016/2017. I paesi che possono contare oltre 100.000 giocatrici sono ben sei: Inghilterra, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia. La nazione con il maggior numero di praticanti si conferma la Germania con 209.713 tesserate, seguita da Svezia (179.050), Olanda (153.001), Inghilterra (106.910), Francia (106.612) e Norvegia (100.066). Il numero di calciatrici professioniste e semi-professioniste ha visto un forte incremento, da 1.303 nel 2012/13 a 2.853 nel 2016/17, pari però soltanto al 0,2 % del totale. Infine, ben 52 paesi possono vantare un campionato dedicato alla donne, e il numero di nazionali femminili in Europa è cresciuto da 173 del 2012/13 a 233 nel 2016/17.

Ma torniamo indietro nel tempo, non troppo lontano. Trent’anni fa, il 21 gennaio 1989, la Gazzetta dello Sport dedicava uno spazio delle sue pagine ad un’inchiesta sulla situazione del calcio femminile in Italia con il titolo di “Dossier Donna”. In questo documento, oltre ad alcune somiglianze tecniche e fisiche tra uomini e donne, veniva anche analizzato il numero delle praticanti, con dati alla mano, che testimoniavano come, nel 1988, in Italia ben oltre 105.000 donne giocavano a calcio.

E torniamo a oggi. Sempre secondo le statistiche UEFA nella stagione 2009/2010 si registravano in Italia 11.987 tesserate (tra calcio a 11 e calcio a 5), nel 2014/2015 20.563 e nel 2016/2017 23.196. Numeri decisamente diversi rispetto a quelli che si registravano sul finire degli anni Ottanta, ma soprattutto numeri che non hanno nulla a che vedere con quelli delle altre nazioni europee di maggior livello come la Germania, in testa al ranking UEFA e seconda in quello mondiale della FIFA del calcio femminile.

È chiaro che, malgrado un notevole aumento negli ultimi anni, il nostro paese deve ancora fare molta strada per recuperare il tempo perduto e tornare a fasti d’un tempo. Quel 72% di incremento da 2009/2010 a 2014/2015 non può far dimenticare tanto facilmente le 80.000 tesserate perse in meno di trent’anni dal nostro calcio femminile.

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Quando sono arrivata a Monaco di Baviera, le mie compagne che ancora andavano a scuola venivano assecondate nella loro scelta, le scuole agevolavano promesse dello sport. Ecco una delle cose che più mi hanno colpito è stata questa, la consapevolezza di essere trattate da atlete, non importa di quale sport, che sia calcio, atletica o pattinaggio. Tu sei un’atleta, una giovane promessa e quindi vieni aiutata e messa nelle condizioni migliori per svolgere ambedue le cose, scuola e sport, allenamenti e compiti.

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La situazione del calcio femminile in Germania

Secondo la ricerca UEFA in Germania non si registrano giocatrici professioniste. Di contro però il numero delle semi-professioniste è pari a 169 su un totale di oltre 200 mila tesserate. Se andiamo a vedere più da vicino i dati dei salari notiamo un enorme dislivello tra il mondo maschile e quello femminile, non solo in Germania, ma in tutto il mondo. Non si possono ridurre le cause di questa enorme differenza solo ad un fatto di mentalità, di dominio maschile del calcio e a tutti i cliché che lo circondano, ma la differenza dei guadagni ha molteplici fattori. Il fatto che le squadre maschili anno dopo anno spendono sempre più soldi per comprare i giocatori e che questi ricevono contratti con cifre galattiche, è sicuramente legato ai guadagni che le varie società ricevono attraverso le TV e altri tools di marketing. Un giocatore medio di oggi guadagna molto di più di quanto guadagnava trent’anni fa il più forte giocatore del mondo. Il calcio femminile continua sostanzialmente a rimanere all’ombra di quello maschile, riceve grande interesse durante le competizioni più importanti, come appunto il mondiale di quest’anno, ma poi torna ad essere considerato dal pubblico uno sport di categoria inferiore.

Secondo una statistica di statista condotta nella stagione 2017/2018 si osserva che le giocatrici in terra tedesca guadagnano in media 43.730 Euro all’anno, in confronto agli uomini che in Bundesliga guadagnano in media 821.000 Euro, oppure prendendo solo il Bayern Monaco la quota si alza ad addirittura 5,68 milioni annui in media pro calciatore. Sia in orizzontale che in verticale il rapporto tra i due mondi non cambia. La star norvegese Ada Hegerberg, la calciatrice attualmente più pagata, guadagna 400.000 Euro all’anno. In confronto Lionel Messi riceve dal Barcellona e dai vari sponsor più di 100 milioni di Euro annui. Il problema della visibilità, come detto, influenza e demarca nettamente i due mondi. Se da una parte Cristiano Ronaldo ha su Instagram 160 milioni di follower, Ada Hegerberg si ferma a 243.000.

C’è comunque aria di cambiamento. Le giocatrici americane hanno fatto causa alla propria federazione per la differenza dei salari tra i giocatori e le giocatrici a stelle e strisce. Buone notizie arrivano intanto dall’azienda mondiale Adidas che ha riconosciuto nel calcio femminile un enorme potenziale e vuole investirci sopra. Già da questo mondiale le atlete Adidas, in caso di vittoria del torneo, riceveranno esattamente lo stesso bonus che ricevono puntualmente gli uomini ormai da anni.

E in terra teutonica? Andiamo indietro nel tempo. La nazionale femminile viene ufficializzata in Germania solo nell’ottobre del 1970 con però alcune restrizioni: le donne infatti per la loro “natura debole” dovevano fare una pausa invernale di mezz’anno e non potevano neanche utilizzare le scarpe con i tacchetti. Da lì in poi, battaglia dopo battaglia, le donne sono riuscite a ottenere sempre più riconoscimenti e ad oggi il calcio femminile in Germania ha acquisito un altro status e un’altra immagine rispetto a tanti anni fa e rispetto a tanti altri paesi in cui ancora non si è sviluppato a questi livelli esponenziali.

Se la Germania quest’anno dovesse vincere il mondiale per la terza volta nella sua storia, ogni giocatrice riceverebbe una somma record: 75.000 Euro, 10.000 Euro in più rispetto all’ultimo mondiale giocato in Canada. Ma non è sempre stato così. Famoso il premio che ricevettero le giocatrici tedesche nel 1989 dopo la vittoria dell’Europeo: un set di tazze e tazzine da caffè (che oggi tra l’altro si possono ammirare a Dortmund nel Museo del calcio femminile). Quasi quindi anni dopo la situazione è decisamente migliorata: per la vittoria del mondiale del 2003 le giocatrici tedesche ottennero un bonus di 15.000 Euro, quattro anni dopo la cifra si era più che triplicata arrivando a un premio di 50.000 Euro.

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Mi ricordo che appena arrivata, dopo alcune partite amichevoli giocate in estate durante la preparazione, fuori ad aspettarci c’erano diverse bambine con fogli e penne a portata di mano, in cerca di autografi e foto. Per me era la prima volta. Mi ricordo che quando con la Nazionale eravamo a Fiumicino per partire per qualche partita, la gente ci fermava per sapere se eravamo promotrici della TIM o cos’altro. Quando rispondevamo che no, la TIM era solo uno degli sponsor della FIGC e che sì, eravamo giocatrici della nazionale di calcio, la risposta non tardava e arrivava sempre perentoria: Ah! Non sapevo che anche le donne giocassero a calcio.

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Statistiche e fatti del Mondiale

Il primo mondiale femminile venne giocato nel 1991 in Cina, quest’anno quindi saremo spettatori dell’ottava edizione di tale manifestazione, con l’introduzione anche qui di una novità importante. Per la prima volta nella storia dei Mondiali femminili sarà presente il Video Assistant Referee (VAR), voluto fortemente da Infantino e dalla FIFA. Qualche dato alla mano: la nazionale che finora ha conquistato più mondiali sono gli Stati Uniti (1991, 1999, 2015), ben tre vittorie, seguiti appunto dalla Germania (2003, 2007), due volte campionesse del mondo, e poi da Norvegia (1995) e Giappone (2011) con rispettivamente un mondiale a testa.

Le nazionali che hanno giocato tutte le edizioni dei mondiali sono ben 7: Brasile, Germania, Giappone, Nigeria, Norvegia, Stati Uniti e Svezia. La giocatrice che detiene il record di reti segnate nella storia dei Mondiali è la brasiliana Marta, a quota 15, seguita dalla tedesca Birgit Prinz e dall’americana Abby Wambach. Marta, l’unica giocatrice di questa lista ancora in attività, proverà quest’anno a migliorare ulteriormente il suo record e a portare a casa un trofeo che lei e il Brasile stanno inseguendo da molti anni. Un altro record lo troviamo in casa del Canada, l’attaccante Christine Sinclair ha all’attivo ben 282 partite ufficiali con la maglia della nazionale. Tutte le presenze delle giocatrici della Giamaica non superano questa cifra. Molto interessante anche constatare come nella rosa degli Stati Uniti ben otto giocatrici abbiano superato quota 100 gettoni ufficiali con la maglia della Nazionale: Carli Lloyd, Alex Morgan, Becky Sauerbrunn, Megan Rapinoe, Tobin Heath, Kelley O’Hara, Christen Press e Ali Krieger. Tutta la rosa stelle e strisce arriva a una quota totale di 1.893 presenze. La più anziana giocatrice a partecipare a questo mondiale è la brasiliana Formiga, che se dovesse scendere in campo, segnerebbe il record come giocatrice più anziana di tutti i tempi con un’età di 41 anni e sarebbe anche la prima giocatrice ad aver partecipato a ben 7 edizioni dei mondiali. La giocatrice più giovane del torneo è invece l’australiana Mary Flowler che se giocherà contro l’Italia la prima partita del girone, segnerà il record per questa edizione in fatto di età, sarà la quinta più giovane di sempre con 16 anni e 115 giorni. Il record è detenuto dalla nigeriana Ifeanyi Chiejine (16 anni e 34 giorni, nell’edizione mondiale del 1999).

La miglior quota realizzativa all’attivo nelle partite con la maglia della nazionale vede protagonista l’attaccante della Giamaica Bunny Shaw con 1,45 a partita. Seguita dalla brasiliana Marta (0,81) e dall’olandese Vivianne Miedema (0,77).

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Oggi la situazione è cambiata ulteriormente, sia in Italia che in Germania, ed è visibilmente migliorata. Grazie anche ai social network che permettono ai fan di seguire le proprie beniamine su Facebook, Twitter o Instagram è possibile alimentare la fiamma, mantenere acceso l’interesse. Il resto lo fanno gli altri mezzi di comunicazione, dai quotidiani, ai vari programmi tv e internet è possibile qui in Germania rimanere informati sul calcio femminile.

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Le squadre favorite e le stelle

Se da parte ci sono squadre esordienti, dall’altra abbiamo alcune squadre che puntano su rose formate da giocatrici giovani e inesperte, per questo risulta difficile parlare di chiare favorite. Sicuramente comunque le squadre con maggiore possibilità di vittoria finale sono gli Stati Uniti, la Francia, squadra di casa, l’Olanda, campionesse europee in carica, la Germania, il Brasile, l’Inghilterra, la Norvegia, la Svezia e il Giappone.

Le star di questa manifestazione sono la fantasista Marta del Brasile, le inglesi Fran Kirby e Lucy Bronze, le francesi Amadine Henry e Eugenie Le Sommer, le olandesi Lieke Martens e Vivianne Miedema, l’attaccante della Germania Alex Popp e la fantasista tedesca Dzsenifer Marozsan, infine le americane Alex Morgan e Carli Lloyd, faro di centrocampo, e unica giocatrice capace di realizzare una tripletta in una finale di Coppa del Mondo femminile, nella finale del 2015 contro il Giappone. Mancherà la miglior giocatrice europea, la norvegese Ada Hegerberg, pallone d’oro 2018, assente dalla lista delle 23 convocate. Sembra infatti che tra la federazione norvegese e Ada Hegerberg non scorra buon sangue. Da tempo, infatti, la stella norvegese rivendica l’eguaglianza salariale o almeno un trattamento economicamente più dignitoso per lei e le sue compagne. Sicuramente un vero peccato per gli spettatori, ma un grande gesto di volontà e determinazione da parte della paladina dei diritti delle calciatrici. Altra paladina della ‘pay equality’ è la centrocampista Megan Rapinoe, 145 presenze in nazionale e oro olimpico a Londra 2012, celebre anche per le prese di posizione contro il Presidente Donald Trump. “Non canterò l’inno neanche al Mondiale”, ha annunciato giorni fa in segno di protesta contro l’amministrazione Trump.

Spot

In tutte le nazioni è tangibile la volontà di dare dignità e la dovuta attenzione anche alle calciatrici e di dare quindi spazio e creare pubblicità anche per questo evento. In Germania per esempio da settimane una serie di spot trasmessi online e sulla tv in chiaro pubblicizzano l’evento: si gioca, in queste scene, sulle somiglianze e diversità tra il mondo maschile e quello femminile, ma anche sulla visibilità e sulle informazioni generali che si hanno delle giocatrici. “Non abbiamo le palle, ma sappiamo come usarle” è una delle tante frasi provocatorie di questa pubblicità in cui le giocatrici e la ct fanno diversi riferimenti ai pregiudizi nei confronti del calcio femminile e la loro intenzione di spazzarli via. “Sin dall’inizio non abbiamo giocato soltanto contro le avversarie, ma abbiamo anche lottato contro ogni pregiudizio”.

Un mondiale quindi all’insegna non solo dello spettacolo e delle novità e sorprese, ma anche a testimonianza delle diverse lotte che si stanno portando avanti, dai pregiudizi alla parità salariale, per un calcio che non ha sesso, per un calcio di tutti.

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Un altro punto che mi ha colpito è l’organizzazione. Qui in Germania tutte le squadre maschili, di tutte le categorie, partendo dalla Bundesliga fino ad arrivare giù in fondo alle categorie più basse, tutte le società hanno un reparto maschile e uno femminile. Vuol dire che tutto viene condiviso, dai campi, spogliatoi, dal vestiario fino ai palloni. Sembra banale, ma non lo è. Diciamo che qui si percepisce un modo di lavorare professionale e omogeneo, non ci si chiede perché ci sia un settore femminile o maschile, è un’ovvietà. Ciò che può praticare un bambino, può praticarlo anche una bambina. Punto. Ecco, lo snodo è proprio qui, a livello culturale, nel sostrato delle idee e delle immagini che si creano durante il periodo infantile. Uomo o donna che sia, ognuno ha il diritto di esercitare lo sport che desidera, di esprimere se stesso nel miglior modo possibile, senza costrizioni culturali. Un’ovvietà tutt’altro che ovvia.

Carolina Pini

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