In Baviera il nero non sta bene su tutto

La situazione in Baviera, a un mese esatto da un voto locale gravido di conseguenze.

Arte
Come in quest’opera d’arte astratta, i colori della forze politiche bavaresi dovranno mescolarsi dopo le elezioni del 14 ottobre prossimo. O almeno di due loro.

Siamo ad un mese esatto dalle elezioni bavaresi che, secondo tutti i pronostici, scompiglieranno gli equilibri politici del grande “Stato libero” fra le Alpi ed il Meno, strappando ai cristiano-sociali della CSU quel monopolio del potere che essi detengono ininterrottamente dal 1962 – salvo una breve parentesi nel 2008. Se c’è del vero non tanto nei singoli sondaggi, quanto nelle tendenze sociali per percorrono il Land, il prossimo Parlamento di Monaco sarà più plurale, con più partiti rappresentati ed un particolare fermento al centro, mentre governi monocolore dovranno cedere il passo a coalizioni i cui contorni sono ancora tutti da definire.

La centralità della CSU non è certo messa in discussione. Qualora si avverasse anche il più pessimistico dei sondaggi, un governo bavarese senza la CSU alla sua guida sarebbe comunque impossibile. Ed impensabile. Quello che faranno gli elettori – e le contrattazioni fra partiti che si apriranno ad urne chiuse – sarà scegliere un partner per i cristiano-sociali che non solo condivida con questi l’onere del governare, ma soprattutto che contraddistingua la direzione nella quale si evolverà il partito democristiano di rito bavarese dai cui voti dipendono le sorti a Berlino del governo Merkel e non solo. Perché il nero – colore con cui convenzionalmente sono contrassegnate CDU e CSU – in Baviera non sta certo bene su tutto.

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L’ultima rilevazione della tv pubblica bavarese BR prima del voto (12.09.2018) dà CSU e SPD ai minimi storici, Verdi ed i civici Freie Wähler in crescita, mentre la destra AfD è in calo.

Nero e azzurro? Giammai! – Quella che tanti – soprattutto fuori dalla Baviera – temono, cioè una coalizione fra CSU e la destra estrema di AfD, è alla prova dei fatti l’opzione meno probabile. Oltreché l’unica che la formazione di governo esclude esplicitamente.

Nonostante qualche voce isolata nel partito si sia espressa a favore di tale (irrealistica) coalizione nero-azzurra (colore convenzionale di AfD), l’atteggiamento della CSU rimane di chiusura assoluta ed ogni giorno sempre più netta. All’indomani dei fatti di Chemnitz  – città della Sassonia dove a seguito di un omicidio si è assistito a preoccupanti manifestazioni marcatamente xenofobe ed antidemocratiche, sostenute apertamente dalla stessa AfD – i toni del Primo ministro bavarese Söder si sono fatti incendiari. In una partecipata manifestazione elettorale alla ripresa settembrina della campagna elettorale egli ha apertamente accusato AfD di avere “un’agenda segreta” volta al rovesciamento della democrazia in Germania e ha indicato nel contestato leader regionale del movimento in Turingia, Björn Höcke, di essere il vero capo occulto del partito. Evocare il nome di Höcke vuol dire in Germania una cosa sola: neonazismo. La sua intimità con gli ambienti esplicitamente nostalgici del Terzo Reich e la sua teorizzazione di un’imminente fase “non democratica” nella storia politica tedesca sono di dominio pubblico ormai da anni. Quanto a scelte lessicali c’è un fatto, poi, che all’osservatore attento non può sfuggire. Nella sua invettiva contro Björn Höcke il Primo ministro Söder ha scelto, per indicare il ruolo di leadership occulta di cui lo accusa, una parola che non ha bisogno di molte spiegazioni: Führer.

L’attacco di Söder non si è però limitato alle parole: il Consiglio dei Ministri bavarese ha deliberato il 4 settembre la messa sotto osservazione di alcuni dirigenti regionali apicali di AfD da parte del servizio segreto interno (che in Germania in gran parte dipende dai singoli Länder). A darne l’annuncio la sera stessa con una intervista in pompa magna alla tv pubblica bavarese è stato il Primo ministro in persona. Non esattamente un buon viatico per future alleanze. Interessante notare come tale decisione sia stata presa in contrapposizione alla scelta del Ministro federale degli Interni Seehofer (compagno di partito di Söder), che si è rifiutato di compiere analoga mossa a livello federale, mentre è stata la Turingia – governata da un’alleanza di sinistra “rosso-rosso-verde” – a seguire due giorni dopo l’esempio bavarese ed andando anche oltre, ovvero avviando la procedura per mettere sotto osservazione dei servizi non solo singoli dirigenti, ma l’intera AfD regionale, guidata proprio dal Führer Björn Höcke. E mentre Seehofer a Berlino reiterava la dose mostrando comprensione per i “cittadini preoccupati di Chemnitz”, Söder a Monaco definiva – non senza una dose di mea culpa – i fatti accaduti in Sassonia come un punto di non ritorno che ha dimostrato la natura di AfD quale nemica della democrazia repubblicana. Pur dunque in una perdurante cacofonia interna alla CSU, la porta a Monaco per l’AfD resta esplicitamente sprangata.

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Il Primo ministro bavarese Markus Söder durante un’intervista televisiva il 4 settembre scorso, durante la quale annuncia la messa sotto osservazione di dirigenti di AfD da parte dei servizi segreti interni, deliberata il giorno stesso dal Consiglio dei Ministri bavarese.

Si potrebbe a tutto questo obiettare che sono solo fuochi d’artificio da campagna elettorale e che alla fine si potrebbe finire davvero in una coalizione di governo nero-azzurra come in Austria, la cui democristiana ÖVP è da sempre un modello per la sorella bavarese CSU. C’è però un fatto, difficilmente negabile, che contrasta questa possibilità: la forza del partito e del suo leader. L’austriaca ÖVP ha deciso di allearsi con la destra (FPÖ) da una posizione di obiettiva superiorità, a seguito di una riscossa elettorale che l’ha fatta volare nei consensi (+7,5% alle elezioni di ottobre 2017), trascinata da un leader giovane e molto popolare. Questo ha avuto come conseguenza il fatto che, una volta formato il governo assieme con la FPÖ, la ÖVP ha continuato a crescere nei consensi a spese proprio dell’alleato populista, ora costretto a stare al gioco del governo per non vedersi punito dagli elettori. In Baviera tutte queste condizioni non ci sono: la CSU è in una fase di tracollo, mentre Markus Söder è tutt’altro che popolare e amato sia dentro sia fuori il partito. Una coalizione con AfD avrebbe quindi il sapore di una capitolazione per l’orgogliosa Unione cristiano-sociale, metterebbe un partito già in difficoltà di suo al traino di quegli stessi estremisti che esso ora qualifica come nazisti, con ciò causando un esodo ancor più massiccio di elettori al centro e bruciando inoltre per sempre la reputazione del partito a Berlino ed a Bruxelles, proprio nel momento in cui un bavarese – Manfred Weber – tenta il colpo grosso, cioè raggiungere la Presidenza della Commissione europea. Un’alleanza nero-azzurra sarebbe dunque oggettivamente un suicidio per la CSU, che abdicherebbe per il proverbiale “piatto di lenticchie” (un’alleanza fra le tante possibili) alla sua funzione esistenziale: compartecipare da Monaco ai grandi meccanismi del potere di Berlino e dell’UE.

 

 

Nero e giallo non basta. E per nero e verde ci vuole coraggio – Senz’altro la più facile sarebbe invece un’alleanza fra CSU e Freie Wähler, data la vicinanza ideale fra le due formazioni e la relativa unicità di questo partito-lista civica, che solo in Baviera si attesta (ormai stabilmente) sopra la soglia del 5% e quindi ottiene rappresentanza parlamentare e visibilità. Un governo insieme ai cristiano-sociali è del resto ciò per cui i civici centristi guidati dal 47enne Hubert Aiwanger si stanno esplicitamente battendo in questa campagna elettorale, premiati da un clima sinora estremamente favorevole. A seconda di quanti partiti entreranno nel Landtag (il Parlamento di Monaco) non è tuttavia sicuro che CSU e FW insieme raggiungano la maggioranza.

Lontanissima dalla maggioranza dei seggi dovrebbe essere invece una coalizione fra CSU ed i liberali di FDP – quell’alleanza “nero-gialla” che fa da decenni parte della tradizione politica tedesca. Una tale costellazione non sarebbe ardua da contrattare e da realizzare per la CSU, mentre per i liberali si tratterebbe di un ritorno sui banchi del governo, sui quali già sedettero insieme ai cristiano-sociali negli anni 1957-1962 e 2008-2013. Per il partito di governo sarebbe in entrambi i casi (Freie Wähler ed FDP) un’alleanza comoda o, almeno, non scomoda: potrebbe lasciare al junior partner un paio di dicasteri sui temi-chiave che lo caratterizzano (industria e commercio per i liberali, politiche comunali e sviluppo rurale per i FW), conservando per sé il grosso delle posizioni di potere.

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Le possibili coalizioni con la CSU nel gradimento fra gli elettori (12.09.2018).

Un forte vento in poppa, almeno da parte degli elettori, avrebbe un’alleanza fra i cristiano-sociali ed i Verdi. Ne avevamo parlato come Kater ad agosto, mentre questa settimana la Süddeutsche Zeitung ha dedicato un lungo ed affascinante reportage allo scivolamento verso i Verdi della tradizionale base rurale e cattolica della CSU. All’apice del proprio consenso, i Verdi stanno cercando di dosare critica e dialogo verso il partito di governo: ne è prova un programma elettorale che contrappone all’attuale linea politica della CSU una visione liberale, fortemente europeista ed estremamente rilassata sul tema migrazione. Anche sulle competenze della Polizia, recentemente indurite da una legge approvata con i soli voti della CSU, i Verdi non lesinano critiche durissime, culminate in un formale ricorso – per la prima volta comune insieme a Linke e FDP  – alla Corte costituzionale federale. Tutto questo serve ai Verdi bavaresi, tra l’altro, per non perdere nella strada verso un possibile governo la propria base elettorale storica, urbana, benestante e di sinistra. L’apertura verso la CSU resta cionondimeno esplicita e seria, cosa che i due Spitzenkandidaten (candidati di punta) del partito ambientalista ripetono un giorno sì e l’altro pure. Al proposito resta tuttavia molto scettica la CSU, con Söder in testa, perché ben consapevole che una coalizione nero-verde non solo sarebbe assai impegnativa da contrattare e gestire, ma anche perché una tale opzione imporrebbe al partito cristiano-sociale una svolta radicale rispetto al corso degli ultimi anni. Un tale cambio di rotta sta forse già lentamente maturando all’interno della CSU, come osservatori attenti riportano, ma finora si scontra soprattutto con le ripetute uscite “a destra” di Horst Seehofer: fintantoché l’attuale Ministro federale dell’interno rimane in sella come presidente del partito un’alleanza con i Verdi rischierebbe di portare la CSU alla schizofrenia.

 

Nero e rosso: i colori della roulette? – Di fronte ad un tale quadro, dove per la CSU la scelta sembra essere fra maggioranze che non sono tali o un’alleanza robusta nei numeri ma dal sapore di traversata del deserto, per formare un nuovo governo bavarese non c’è nessun’altra alternativa? La risposta potrebbe darla una coalizione fra perdenti, se la SPD decidesse di tornare (per la prima volta dal remoto 1957) a sedere sui banchi ministeriali. Lo stato di salute dei socialdemocratici in Baviera è tragico: secondo tutti i sondaggi arriveranno solamente quarti, dietro sia ai Verdi sia all’AfD, con un crollo dei consensi secondo solo a quello della CSU. La capacità di questi due ormai antichi partiti di accordarsi fra loro è tuttavia un dato di fatto, come dimostrano non solo le ripetute grandi coalizioni a Berlino sotto Angela Merkel, ma anche alleanze politiche locali, come quella che regge la città di Monaco (dove il Sindaco è dell’SPD ed il Vice della CSU). Per la CSU sarebbe una soluzione certo inedita, ma tutt’altro che indesiderata. Il “rischio d’impresa”, infatti, ricadrebbe quasi tutto sui socialdemocratici, che smentirebbero in nome della governabilità e di qualche concessione sessant’anni di opposizione ormai “ontologica”, simboleggiata dalla candidata e leader bavarese della SPD, Natascha Kohnen, che rifiuta di indossare l’abito tradizionale e di andare a feste e sagre locali. Un atteggiamento che in parte spiega il bassissimo livello di consenso della SPD, percepita da molti bavaresi come un corpo estraneo, e che la stessa Kohnen potrebbe presto doversi rimangiare, qualora optasse per un ufficio ministeriale. Parigi, si sa, val bene una messa. Figuriamoci la piissima Baviera!

 

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof 

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