Quella brutta storia del voto in Assia

No, non è vero che in Germania funziona tutto alla perfezione

urna
(Foto: Michael Schick)

Se c’è una cosa che ci viene subito in mente quando pensiamo alla Germania, quella cosa è l’efficienza. Che si tratti di puntualità dei treni, affidabilità delle automobili o durata degli elettrodomestici, l’idea con cui siamo cresciuti è che in Germania funziona tutto, sempre.


Se c’è una cosa che capisci dopo un paio di mesi di vita in Germania, è che quello dell’efficienza tedesca è un mito, e come tutti i miti si sgretola rapidamente appena ci si mette a osservare le cose un po’ più da vicino.

E non è che vada molto meglio quando si parla di burocrazia e amministrazione.
Prendete ad esempio quanto successo a Francoforte a febbraio, quando si votò per l’elezione del sindaco. Il giorno delle elezioni, domenica 25 febbraio, fonti ufficiali del comune si lanciarono in comunicati trionfali sull’affluenza, che in base ai dati raccolti intorno a mezzogiorno avrebbe dovuto sfiorare il 60% – un risultato decisamente migliore rispetto a quello della votazione precedente, nel 2012, quando ci si fermò al 35,1%.

Il problema, però, è che si erano sbagliati a calcolare la platea degli aventi diritto, prendendo come riferimento non quella per l’elezione del sindaco, ma quella per le elezioni politiche – che naturalmente è molto più ristretta: per votare alle politiche, infatti, bisogna essere cittadini tedeschi, mentre per eleggere il sindaco basta essere residenti in città e registrati all’anagrafe. Gli aventi diritto, quindi, non erano 490.000, come calcolato inizialmente, ma oltre 550.000: risultato, affluenza complessiva al 37,6% e notevole figuraccia per il comune di Francoforte.

Devono però tenerci particolarmente, in Assia, a fornire pessime prestazioni quando si vota: un episodio analogo infatti si è registrato anche un paio di settimane fa, in occasione delle Landtagswahl (le elezioni regionali) di domenica 28 ottobre.
Una recidiva, praticamente. Solo che stavolta in gioco potrebbe esserci molto più che una semplice figuraccia.

Il responso delle urne ha decretato il crollo della CDU, rimasta comunque primo partito, ma soprattutto della SPD, finita al terzo posto – per soli 94 voti – dietro alla forza sempre più in ascesa in tutto il Paese, i Grünen: uno scenario che lascia aperte tre strade per il governo del Land. Si potrebbe infatti continuare con la maggioranza nero-verde (CDU + Grünen) che ha retto la regione negli ultimi anni, anche se ci si arriverebbe giusti giusti, con il controllo nel Landtag (il Parlamento locale) di 69 seggi su un totale di 137 – cioè proprio lo stretto necessario. Lo stesso discorso varrebbe per una Grosse Koalition, l’accordo fra CDU e SPD: anche in questo caso, infatti, si potrebbe contare su 69 seggi. Una Jamaika-Koalition (CDU + Grünen + FDP), invece, garantirebbe un po’ più di tranquillità, con i suoi 80 seggi. Il problema, però, come sa chiunque abbia seguito le trattative successive alle elezioni politiche del settembre 2017, è che non è mai facile far lavorare insieme i Verdi e la FDP: tanto che un’altra opzione numericamente possibile, il cosiddetto semaforo (Verdi + SPD + FDP), è stata esclusa categoricamente proprio dai liberali con la motivazione che mai avrebbero accettato di far parte di un governo guidato da un esponente del partito ecologista – che essendo arrivato secondo avrebbe, in questo caso, il diritto di esprimere il Ministerpräsident.

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Che è successo proprio in questi giorni, però? Che si è scoperto un fattaccio: i risultati potrebbero essere stati falsati.

Nessun complotto, però, nessuna oscura macchinazione da parte dei poteri forti, nessuna manina (cit.) che ha agito dietro le quinte: molto più semplicemente, e in maniera così inaspettatamente tedesca, si tratterebbe di un errore umano.
Pare infatti che durante le operazioni di spoglio l’apposito programma online, Wahlweb Hessen, si sia sovraccaricato e abbia smesso di funzionare, restituendo ai poveri scrutatori che cercavano di inserire i dati in tempo reale una laconica schermata: System derzeit nicht erreichbar (“sistema momentaneamente irraggiungibile”). È stato necessario quindi mettersi a contare e segnare i voti manualmente, il che ha inevitabilmente condotto a numerosi errori – che riguarderebbero secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung almeno duemila voti. Come facilmente intuibile, le conseguenze sarebbero rilevantissime: sul numero totale dei seggi, ad esempio, e sulla loro ridistribuzione complessiva. La SPD potrebbe infatti risultare alla fine il secondo partito, scavalcando così i Verdi – lo scarto, ricordiamo, è di soli 94 voti – e sottraendo seggi al partito ecologista: uno scenario che metterebbe a rischio il proseguimento dell’alleanza di governo nero-verde, e riporterebbe in gioco il semaforo. In caso di accordo con i Verdi e la FDP, infatti, con ogni probabilità toccherebbe stavolta ai socialdemocratici proporre il Ministerpräsident, un’eventualità decisamente più digeribile per i liberali dell’Assia. Ci troveremmo allora di fronte a un vero paradosso: una SPD che colleziona uno dei peggiori risultati nella sua storia regionale, e che tuttavia approda alla guida del governo.

Sondierungsgespräche nach Landtagswahl in Hessen
Un sorridentissimo Thorsten Schäfer-Gümbel, capolista SPD in Assia, nella foto che accompagna l’articolo dello Spiegel sulla vicenda.

Ora è tutto in mano all’Ufficio Elettorale di Wiesbaden, capitale del Land, che emetterà un verdetto entro venerdì 16, e farà quindi un po’ di chiarezza sulla reale consistenza delle forze che ora si siederanno al tavolo delle trattative.

La morale che si può trarre da questa storia, però, ha poco a che fare con il destino del governo in Assia o in Germania, ed è di carattere decisamente più generale.
Quando vi dicono che in Germania tutto funziona alla perfezione, non credeteci.

Edoardo Toniolatti
@AddoloratoIniet

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