Alice Weidel, rompicapo

Le apparenti contraddizioni fra la vita privata e la carriera politica di Alice Weidel, leader di AfD

Alice Weidel – co-leader di AfD, Alternative für Deutschland – a prima vista è un vero e proprio rompicapo.

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Alice Weidel – fonte: imago stock&people

Tra la sua vita personale e la posizione politica che sostiene sembrano infatti esserci contraddizioni insuperabili. E’ una millennial che ha studiato economia e ha un dottorato in sviluppo internazionale, con una tesi sul sistema pensionistico in Cina, dove ha vissuto sei anni durante gli studi. La sua è una famiglia arcobaleno e multietnica: la compagna in unione civile Sarah Bossard è una produttrice cinematografica svizzera nata in Sri Lanka, che ha lavorato anche in importanti produzioni tedesche, tra cui il famosissimo Tatort. Insieme crescono due figli di etnia mista, che vivono con Bossard in Svizzera, mentre Weidel vive a Berlino da quando è co-presidente del gruppo parlamentare AfD e co-leader dell’opposizione nel Bundestag (settembre 2017).

Ci sarebbe già in questa presentazione materiale sufficiente a chiedersi se Weidel sia sicura di stare dalla parte giusta della politica per tutelare in primis sé stessa e la propria famiglia: essere dichiaratamente lesbica e di destra è ben più frequente che essere lesbica ed essere contemporaneamente l’esponente politicamente più rilevante di un partito di estrema destra che si è battuto ferocemente contro il matrimonio per gli omosessuali, addirittura minacciando (invano) ricorsi alla Corte Costituzionale. Essere dichiaratamente lesbica, avere contratto un’unione civile con la propria compagna ed aver all’attivo numerose dichiarazioni contro la scelta della Groko di promuovere il matrimonio per gli omosessuali va ancora oltre nella direzione delle contraddizioni. Rimane ancora l’elemento del razzismo e dell’intolleranza verso gli stranieri e richiedenti asilo: non sembra infatti tanto agevole conciliare le posizioni di AfD sull’immigrazione con l’avere una famiglia, appunto, multietnica.

Eppure Alice Weidel non è semplicemente una sostenitrice di una parte del programma di AfD, per esempio solo del programma economico anti-euro che inizialmente aveva attratto molti sostenitori soprattutto nei Länder più a ovest: ne è appunto la leader al Bundestag insieme ad Alexander Gauland.

Come ci sia riuscita è senz’altro curioso ed è stato l’elemento che più di tutti ha caratterizzato i ritratti di Weidel tracciati dai cronisti della politica tedesca.

La domanda che molti cominciano a farsi dal 22 novembre 2018 però è: per quanto ancora durerà Weidel nella sua attuale posizione, in cui sembra quasi essersi trovata per una fantascientifica rottura spazio-temporale che l’ha catapultata alla guida di AfD da un’altra dimensione?

Si comincia a scommettere che Weidel sia ormai prossima all’abbandono da quando è emerso che AfD aveva accettato fondi non tracciati da parte di una casa farmaceutica svizzera, tramite canali riconducibili a Weidel. Il fulcro della questione è che Weidel avrebbe fatto da tramite per far avere finanziamenti al partito: avrebbe ricevuto su un proprio conto una cifra di 130mila euro che avrebbe poi riversato nelle casse di AfD. Ad inguaiarla ulteriormente ci sarebbe la causale del versamento: Wahlspende für Alice Weidel (donazione elettorale per Alice Weidel). Poichè la donazione sarebbe partita dalla Svizzera (la Pharmawholesale International – PWS – ha sede a Zurigo) sarebbe illegittima in quanto la legge tedesca non consente finanziamenti ai partiti da paesi extra-EU.

In Germania è legittimo invece per i partiti avere delle fondazioni affiliate: il loro ruolo è quello di promuovere i valori del partito e di offrire formazione per gli iscritti. Recentemente la “Desiderius-Erasmus-Stiftung” è stata ufficialmente riconosciuta come fondazione di supporto per AfD.

Se fosse confermato che AfD ha ricevuto finanziamenti illeciti, il partito dovrebbe rinunciare alla somma e ripagarla all’amministrazione del Bundestag con una penale.

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Extra 3 ironizza sul presunto finanziamento illecito, parafrasando il motto della campagna “kein Mensch ist illegal” (nessuna persona è illegale)  in “keine Spende ist illegal” (nessuna donazione è illegale).

Sul finire della stessa settimana in cui è esploso lo scandalo PWS, si è venuto a sapere che Alice Weidel e la sua famiglia si trasferiranno definitivamente da Biel, dove attualmente risiedono Bossard e i figli della coppia, in Germania. Weidel ha motivato la decisione con il desiderio di passare più tempo insieme, ma non è apparsa convincente. Già da tempo infatti Weidel è nel mirino per questioni fiscali relative alla doppia residenza in Germania e in Svizzera.

Sembra che la comunità di Biel abbia accolto con sollievo la notizia del trasferimento della famiglia: molti residenti hanno raccontato che inizialmente avevano avuto ottimi rapporti con Weidel e famiglia, ammirando la coppia anche per aver iscritto i figli alle scuole pubbliche e per la partecipazione attiva alla comunità, ma poi si erano sentiti a disagio nello scoprire le idee politiche di Weidel. Biel, dove Bossard è cresciuta con la famiglia adottiva, è una cittadina multiculturale in cui il 28% della popolazione è straniera, situata tra l’area germanofona e l’area francofona della Svizzera, ed è infatti la più grande città bilingue del Paese. Attualmente l’amministrazione è una coalizione composta da SPS (Sozialdemokratische Partei der Schweiz), PSR (Parti socialiste romand) e JUSO (JungsozialistInnen Schweiz). Anche Biel, quindi, sembra richiamare quel paradosso che caratterizza la presenza di Weidel in AfD: chissà se, infatti, una realtà come quella di Biel sarebbe possibile nell’immaginario ideale di AfD.

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Biel o Bienne (in francese) – fonte: shutterstock

Eppure Weidel, con tutte le sue contraddizioni, spunta tutte le caselle della checklist culturalmente imposta ai millennial per avere successo: studi di alto livello, esperienze all’estero, praticantati in aziende di grido nel settore scelto, farsi strada prorompendo con una professionalità di massima qualità in un mondo che promuove il merito, completando quindi il percorso con tutte le bandierine. Al tempo stesso vivendo una vita personale in contatto con lo Zeitgeist: studi all’estero prolungati ma non in Europa (facile, banale, ormai alla portata di tutti), proprietà linguistiche ancora fuori dalla media (parla mandarino fluentemente), scambi prolungati con altre culture (la Cina, paese lontano e affascinante che cresce ad una velocità impensabile per il vecchio mondo), prime esperienze professionali nel supporto finanziario alle start-up, contatti con l’avanguardia del mondo della cultura e delle arti, impegno sociale nel privato (adozioni) e nel pubblico (sostegno a famiglie di richiedenti asilo).

Insomma, si dovrebbe ammutolire di ammirazione per Alice Weidel e fare di tutto per sostenerla e desiderare più elementi del suo calibro in parlamento – è anche donna e giovane, caratteristiche sufficienti ad appagare i requisiti di “diversità” in ambienti proto-populistici.

O forse Alice Weidel, una “impossible girl” nel mondo della destra estremista, con la sua checklist completa, è lì per ricordarci che valori ed esperienze sono ambiti diversi e che i paradossi che nascono nel confonderli in realtà non esistono se non nell’occhio di chi guarda.

 

Francesca Vargiu

@GraceVanFruscia 

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