Olaf Scholz e la nuova Germania

Con il suo storico discorso di domenica mattina al Bundestag Olaf Scholz ha inaugurato una nuova stagione, e probabilmente anche una nuova Germania

La fine dell’era di Angela Merkel può essere scandita facendo riferimento a diverse date.

Ad esempio il 29 ottobre del 2018, quando dopo un brutto risultato della CDU alle elezioni regionali in Assia Merkel fece sapere che non si sarebbe ricandidata alla guida del partito nel congresso successivo, rinunciando di fatto anche a una nuova candidatura alla Cancelleria. Oppure il 26 settembre dell’anno scorso, con la vittoria alle elezioni della SPD e il ritorno della CDU all’opposizione dopo 16 anni. O ancora lo scorso 8 dicembre, quando Olaf Scholz è stato nominato ufficialmente Cancelliere e si è insediato il nuovo governo. 

Al novero ne va aggiunta un’altra. Quella di domenica 27 febbraio 2022, quando Olaf Scholz ha tenuto davanti al Bundestag, riunito in una seduta straordinaria, un discorso che i media tedeschi hanno a ragione definito di importanza storica.

Foto: Odd ANDERSEN / AFP

Scholz ha più volte parlato di una Zeitenwende, un punto di svolta, innescato dall’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin. Questa aggressione ha catapultato l’Europa e il mondo in una “nuova realtà”, a cui vanno date nuove risposte perché quelle vecchie non funzionano più. E nell’elencare i punti fondamentali che costituiscono l’essenza di queste nuove risposte Scholz ha delineato un vero e proprio cambio di paradigma per la politica tedesca. 

Già sabato sera erano arrivati segnali dirompenti. Da un lato la Germania ha finalmente acconsentito all’esclusione della Russia dal sistema bancario SWIFT, per quanto “mirata e funzionale” per evitare di colpire associazioni e istituzioni non collegate al regime. Dall’altro, e soprattutto, è andato in frantumi un tabù per la politica estera tedesca, quello legato al rifiuto dell’invio di armi in zone di conflitto. Prima il governo tedesco ha acconsentito alla spedizione in Ucraina di 400 Panzerfaust, cioè veicoli anticarro, di produzione tedesca da parte dell’Olanda, e poco dopo ha compiuto un ulteriore passo in avanti: la Germania invierà 1000 armi anticarro e 500 missili terra-aria Stinger dalle scorte della Bundeswehr, l’esercito tedesco.

Segnali che sono stati confermati nel discorso di domenica mattina, che dipingono un’inversione a 180 gradi per la politica estera e militare tedesca. Scholz ha confermato un fondo speciale per la Bundeswehr di oltre 100 miliardi di euro, che porteranno per la prima volta il budget destinato alla difesa a superare il 2% del PIL, un obiettivo in linea con i requisiti NATO da mantenere annualmente. Il Cancelliere ha poi posto in cima alle priorità la costruzione di una nuova generazione di carri armati e di aerei da combattimento, accelerando in questo senso la collaborazione già avviata con la Francia. Infine ha messo un punto al dibattito, molto acceso anche durante la campagna elettorale, sull’uso di droni armati: la Bundeswehr li avrà, verranno acquisiti i modelli Hebron da Israele. 

Si tratta di misure straordinarie, che segnano una svolta nel modo in cui la Germania intende affrontare il tema della sicurezza, la propria e quella dei suoi alleati. Ma soprattutto si tratta di segnali che indicano una interpretazione profondamente diversa del ruolo della Germania nel contesto internazionale, e del modo in cui il Paese si prepara a gestire una nuova fase nella sua politica estera. Le parole di Scholz, contenute nel numero, sono state però chiarissime: la guerra di Putin segna “una cesura” per la politica estera tedesca. La linea generale rimane sempre legata alla diplomazia, il cui compito resta quello di trovare un canale di comunicazione anche nelle situazioni più estreme. L’impegno per la diplomazia resta, dunque: ma “senza essere ingenui”. “Non essere ingenui significa anche non parlare per il gusto di parlare. Il vero dialogo richiede volontà – da entrambe le parti. E questa manca chiaramente da parte di Putin – non solo negli ultimi giorni o nelle ultime settimane”. Cosa questo significhi per il futuro il Cancelliere non lo esplicita, ma il senso è chiaro. Un senso che viene sottolineato anche dal Generalsekretär della SPD Kevin Kühnert, ospite la sera del talk-show condotto da Maybrit Illner: nessuno deve scusarsi di voler puntare sulla diplomazia, ma bisogna scendere dal cavallo, quando ci si accorge che è ormai morto.

Da molti punti di vista è una nuova Germania quella che Scholz ha inaugurato con il suo discorso di domenica mattina. Una Germania che, almeno nelle intenzioni, sembra voler congedare la sua tradizionale ritrosia sullo scenario globale, accettando il fatto che voler essere global player richiede anche dover talvolta vestire panni scomodi, che nessuno vorrebbe indossare. Proprio quei panni che per molti anni Angela Merkel era riuscita a non farsi mettere addosso, restando il più possibile fedele al principio del leading from behind, del guidare senza esporsi. 

Ma Scholz ha di fatto inaugurato anche una nuova SPD. Con il suo discorso ha messo in soffitta il tradizionale atteggiamento dei socialdemocratici verso la Russia, con conseguenze che vanno ben al di là della vita interna del partito. Una cosa è sconfessare Gerhard Schröder, ad esempio, a cui si chiede un passo indietro dai suoi incarichi nei colossi energetici russi; un’altra è spostare l’asse del suo partito con tale forza da far sostanzialmente venire meno ogni sostegno possibile a Nord Stream 2, che da ieri mattina sembra ormai storia vecchia – anche a causa dell’annuncio del blocco delle procedure di approvazione, arrivato la scorsa settimana.

Certo ci sono molte domande che restano aperte. Non è chiaro come verrà gestito il fondo speciale alla Bundeswehr, ad esempio, e sul provvedimento si sono già levate alcune voci critiche, come quella dei giovani Verdi o quella della Linke. E rimane l’elefante nella stanza del problema energetico: se Nord Stream 2 è davvero morto e sepolto come sembra, cosa succederà a Nord Stream 1? E come farà la Germania ad affrontare la sua transizione energetica – e i prossimi inverni – senza la quota di gas russo? Nel suo discorso Scholz ha annunciato la rapida costruzione di due terminali LNG, cioè impianti per l’importazione e la gestione di gas naturale liquefatto, a Brunsbüttel e a Wilhelmshaven. Saranno sufficienti, in un contesto in cui una marcia indietro sul nucleare sta in queste ore venendo presa in considerazione ma praticamente senza possibilità di successo?

L’aspetto più interessante è però forse un altro, ed è legato alle ragioni dietro questo mutamento di prospettiva e alle modalità in cui si è concretizzato. Philip Oltermann, caporedattore del Guardian da Berlino, in un tweet ha paragonato la politica dei governi tedeschi a un aspirapolvere robot: continua su una linea fissa finché non sbatte contro un muro, e solo allora cambia direzione.

In questi giorni il governo guidato da Scholz ha colpito almeno due muri. Uno è quello dei Paesi alleati, nella NATO e in Europa, che hanno messo la Germania sotto una pressione crescente e a un certo punto insostenibile, che si trattasse di Nord Stream 2, dell’esclusione della Russia dallo SWIFT o del sostegno anche militare all’Ucraina. L’altro muro invece si è materializzato nella stessa Germania, nelle decine e decine di manifestazioni in tutto il Paese in cui centinaia di migliaia di persone – solo a Berlino almeno 100.000, mezzo milione secondo gli organizzatori – hanno chiesto a gran voce di fermare Putin e la sua guerra. Manifestazioni in cui chi sosteneva il rifiuto all’invio di armi difensive veniva sommerso di fischi – come successo sabato a Francoforte

Messo sotto pressione all’interno e all’estero, Scholz non ha potuto fare altro che cambiare il corso della politica estera e militare del Paese. Come ha sottolineato su Twitter Lorenzo Monfregola, ha messo fine all’era Merkel non prendendo l’iniziativa, ma per reazione.

Ha temporeggiato, ha aspettato finché ha potuto, e quando la pressione è diventata insostenibile ha agito, nell’unica direzione possibile rimasta. Proprio come ha fatto Merkel quando ha dovuto affrontare le crisi più pericolose durante il suo mandato; ma compiendo quel passo che Merkel, in sedici anni di governo, non ha mai voluto compiere.

Con il suo discorso di domenica mattina Olaf Scholz ha inaugurato una nuova Germania, una Germania davvero finalmente post-merkeliana. E l’ha fatto nel modo più tedesco, più merkeliano possibile.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

2 pensieri riguardo “Olaf Scholz e la nuova Germania”

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