Granaio (di voti)

L’AfD, partito di destra estrema, cerca una sede prestigiosa nella Germania centrale, per meglio dire nel cuore dell’ex Germania Est, suo granaio di voti. E la scelta potrebbe cadere proprio su un granaio, quello dell’antico castello di Meißen in Sassonia. Una storia che racconta molto.

Prendiamola dall’inizio. Nel X secolo la Germania come la conosciamo oggi non esiste affatto. Enrico I, Duca di Sassonia dal 912 e poi Re dei Franchi Orientali dal 919 d.C., prosegue la politica della sua casata, la dinastia ottoniana, e cerca di espandere e consolidare i confini del suo regno di lingua e cultura germanica verso oriente.

Il confine linguistico – e culturale, statuale, religioso – fra slavi e germani tagliava un secolo prima, alla morte di Carlo Magno, in due l’attuale Germania nel cuore del tuo territorio, attestandosi nella sua parte settentrionale lungo il corso del grande fiume Elba. Proprio su un’altura, uno sperone a picco sull’Elba, in posizione dunque più che strategica, Enrico I di Sassonia fonda nel 929 il castello di Meißen. Pochi anni dopo, nel 968, il castello viene eletto a sede del nuovo Margraviato (contea) di Meißen, un principato il cui successore diretto, nonostante cambi di dinastie e denominazioni e modifiche dei confini, è l’attuale Stato federato (Land) della Sassonia.

Senza questa premessa – i medievisti fra i nostri “venticinque lettori” ne perdoneranno l’estrema sintesi – è impossibile spiegare quale sia il valore obiettivo, non solo emotivo, dell’altura del castello a Meißen, sulla quale si trovano tre edifici: il castello vero e proprio, a noi giunto nelle forme tardogotiche commissionate da Alberto III di Sassonia (1443-1500) e che di questi porta il nome, il meraviglioso duomo gotico e l’antico granaio del castello – anch’esso quattrocentesco.

Il granaio del castello di Meißen, antica capitale della Sassonia, è ormai in rovina. Non così i voti dell’estrema destra parlamentare da quelle parti. (Foto: tag24)

La triade castello-duomo-granaio domina dall’alto Meißen e l’Elba. (Foto: mieton.de)

Tutta questa meravigliosa storia trova il suo punto di caduta nelle vicende più recenti: il Duomo è dal 1580 chiesa luterana, il castello ormai da tempo un museo statale. E il granaio? Beh, qui la faccenda si fa più complicata, perché ovviamente l’edificio non svolge più da parecchio la sua funzione originaria, già Re Giovanni di Sassonia (sul trono: 1854-1873) vi fece allestire appartamenti, il governo realsocialista della Germania Est (la DDR, 1949-1990) adattò l’edificio per funzioni residenziali, mettendo il tutto in affitto… morale della favola a metà degli anni Duemila l’antico granaio, ormai vuoto, scassato e bisognoso di un costosissimo restauro, viene venduto dal Comune di Meißen ad una società immobiliare italo-austriaca, che voleva farci un hotel di lusso. Il Comune, contagiato come tanti dall’euforia delle privatizzazioni, si dimentica di riservarsi un diritto di prelazione in caso di rivendita dell’immobile. Arriva la crisi dell’euro, dell’hotel non se fa nulla, il proprietario non ha soldi per il restauro e non paga neppure le imposte immobiliari, per cui il Comune per rientrare dei suoi crediti gli fa causa e richiede: asta giudiziaria e vendita forzosa.

Chiunque cerchi immobili di pregio sa bene che le aste giudiziarie sono non di rado un’occasione unica per accaparrarsi un bene a prezzi relativamente buoni, non gonfiati dalla speculazione. E può uno dei principali partiti politici della regione, ormai stabile in risultati decisamente robusti ed alla ricerca di adeguati spazi per la formazione dei propri militanti e dirigenti, benedetto da un sistema di finanziamento pubblico che garantisce le risorse per una programmazione anche di medio e lungo periodo, lasciarsi sfuggire un’occasione simile? No, non può, se siamo onesti. Solo che il partito di cui stiamo parlando è lei: l’Alternative für Deutschland, la destra etnopopulista tedesca. E che politicamente sarebbe non irrilevante se AfD si comprasse all’asta un pezzo di un castello quattrocentesco in una delle posizioni storicamente più significative dell’intera Germania… beh, su questo ci sono pochi dubbi. Anche per AfD stessa, che ovviamente non ha messo per caso o noia gli occhi su questo immobile così unico.

Ora, per il momento sembra che la faccenda si sia un poco sgonfiata, giacché pochi giorni prima dello svolgimento dell’asta il proprietario ha saldato al Comune di Meißen il suo debito fiscale (le imposte immobiliari). Così sfuma l’ipotesi di una vendita forzosa al miglior offerente, nella quale AfD avrebbe avuto ottime chances. Tuttavia il partito ha già fatto sapere di rimanere interessato e di avere comunque intenzione di acquistare una struttura di dimensioni analoghe in Mitteldeutschland, la Germania centrale o – per meglio dire – la porzione meridionale della vecchia Germania Est. Le tre carte che seguono non tardano a svelare il perché.

In questa prima vediamo le vittorie dei collegi uninominali alle elezioni federali dello scorso settembre 2021. Quella macchia azzurra al centro – molto compatta geograficamente – rappresenta i collegi vinti da AfD: quasi tutta la Mitteldeutschland. Se riuscite a leggere il numerino 155, lì è Meißen.

Qui invece vediamo la distribuzione geografica del voto di AfD. Molto chiaramente concentrata nella parte centro-orientale del paese, la Mitteldeutschland appunto, con i risultati migliori proprio in Sassonia, ma anche in Turingia, Sassonia-Anhalt e nella porzione meridionale del Brandeburgo.

Qui invece vediamo la differenza di voti per AfD fra 2017 e 2021, entrambe elezioni per il rinnovo del Bundestag, il parlamento federale. Mentre quasi ovunque, a Sud come ad Ovest, i colori tendono al blu e segnalano un calo dei voti (la contrazione è livello nazionale è stata del -2,3%), solo in Mitteldeutschland compare quel colore rosato segno di un loro aumento. Tant’è che sia in Sassonia sia in Turingia il partito si è piazzato al primo posto (con rispettivamente il 24,6% ed il 24,0%) alle scorse elezioni federali. E proprio la Turingia, Land dirimpettaio della Sassonia e patria politica di Björn Höcke, “anima nera” dell’ala più intransigente della destra, è l’unico di tutti i 16 Länder nel quale AfD alle ultime elezioni non ha peggiorato, ma anzi migliorato il proprio risultato.

Insomma. La Germania centro-orientale, fra Turingia, Sassonia e Sassonia-Anhalt, si rivela il granaio di voti della destra etnopopulista – con un partito che cala ovunque altrove, ma qui invece si rafforza, cresce, è ormai più che radicato e la forza dei cui risultati costringe gli altri a formare, a livello di Land come nei comuni, coalizioni fra l’assurdo e l’impossibile, pur di lasciare AfD lontana dal potere. Non può dunque stupire se in questo granaio di voti AfD punti a consolidare ulteriormente le proprie strutture e dare un segnale visibile di una presenza che gli elettori da ormai un decennio confermano nelle urne.

Il quattrocentesco granaio del castello di Meißen forse non diventerà la scuola di partito di AfD – ora il proprietario è in trattativa con altri ed i partiti a sinistra del centro premono perché lo Stato di Sassonia lo (ri-)compri. Con quale piano non si sa, ma almeno non in mano ad AfD – questa è l’idea. Se sarà effettivamente così è tutto da vedere. Certo è che i risultati elettorali nella Germania centro-orientale parlano chiaro, chiarissimo – per ragioni su cui si può discutere e che magari un’altra volta riassumeremo. E se anche si evitasse che l’antico granaio finisca in mano all’ultra-destra, è un altro granaio – quello dei suoi voti – a preoccupare di più.

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof

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