La SPD colpisce ancora

Tanti danno la Socialdemocrazia tedesca per pressoché morta, schiacciata dalle sue eterne liti ed in ultimo dal successo travolgente dei Verdi. Tuttavia ci si dimentica spesso di quanto forte sia il radicamento territoriale della SPD, confermandola un attore irrinunciabile della democrazia tedesca. Come le recenti elezioni comunali in Baviera dimostrano.

Sulla crisi dei partiti socialdemocratici occidentali, dall’italiano PD ai Laburisti britannici, sono già stati scritti i proverbiali fiumi d’inchiostro. Cui Kater non aggiungerà qui neppure un modesto rivoletto. Il Partito socialdemocratico di Germania, SPD, difende il proprio nome e la propria idea della politica dal remoto 1890 e nella citata tendenza mondiale è conforme alla regola.

Visto che la geografia della politica non spiega tutto, ma ci va molto vicino, una rappresentazione cartografica ci può dare conto della difficoltà esistenziale nella quale versa la SPD al giorno d’oggi. Il partito raccoglie consensi che rendono possibile pensare ad un governo solamente nel nord-ovest della Germania (e comunque anche qui calanti), mentre nel resto del Paese ormai solo minoranze d’opinione o d’abitudine paiono ancora affidare la propria rappresentanza al più antico fra i partiti tedeschi in attività. Zone di forza e zone di debolezza appartengono alla topografia di qualsiasi formazione politica, ma guidare la società intera è impensabile per un partito che si riveli solamente regionale o, nella migliore delle ipotesi, interregionale. Uno status di cui pare ben consapevole il nuovo co-segretario della SPD, il renano Norbert Walter-Borjans, quando afferma lapidario (e sincero) che nella situazione attuale il suo partito farebbe meglio a non presentare alcun candidato Cancelliere.

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Percentuali ottenute dalla SPD nelle elezioni locali

C’è però un grande “però”. Perché se è vero che i consensi della Socialdemocrazia tedesca sono ormai da lustri in pressoché vertiginoso calo alle elezioni europee, federali e dei Länder, la musica cambia quando si tratta di eleggere i Sindaci. A confermarlo è la Baviera, non esattamente una roccaforte rossa, nella quale per giunta alle elezioni statali di anno e mezzo fa la SPD raccolse il peggior risultato della sua storia, cioè dal 1893. Qui la campagna elettorale per le elezioni comunali, svoltesi il 15 e 29 marzo scorsi, è stata l’ultimo evento degno di nota prima della crisi dovuta all’attuale pandemia. E mentre i normalmente trionfanti Verdi devono accontentarsi di qualche consigliere comunale in più, partiti vecchi e démodé come CSU ed SPD possono guardare soddisfatti ad un esito elettorale che ne ha premiato quasi ovunque i candidati. Questo fatto non è banale: al ballottaggio gli elettori hanno voluto pressoché ovunque un Socialdemocratico, resuscitando quel bipolarismo rosso/nero che tanti avevano dato per morto e sepolto. Ed al secondo turno, svoltosi esclusivamente con voto per lettera per evitare i rischi di contagio, i candidati della SPD hanno raccolto un successo in molti casi oltre le aspettative.

Bayern
Il colore politico dei nuovi sindaci delle maggiori città bavaresi, eletti il 15-29 marzo scorsi. (Grafica: BR)

Certo, una rondine non fa primavera. Ma mentre “fuori porta” il panorama politico si conferma dominato dalla CSU e da un grande protagonismo dei Freie Wähler, civici centristi che dei democristiani sono a Monaco partner di governo, nelle città la SPD si gode una agognata ed evidente riscossa. A farne le spese sono soprattutto i Verdi che, per quanto assai benvoluti dall’elettorato, a livello locale soffrono ancora molto di un radicamento fragile e di candidati poco esperti e conosciuti. Ne risulta un desolante zero nella casella dei sindaci conquistati dal partito ecologista, un risultato magro come forse nessuno s’aspettava. SPD e CSU possono invece godersi un successo pieno, coronato per ciascuna da una vittoria dal valore simbolico nel campo dell’altra: la CSU strappa ai Socialdemocratici dopo decenni dal guida di Norimberga, la SPD ai Democristiani quella di Ingolstadt, patria dell’Audi. E mentre a Monaco il sindaco rosso Dieter Reiter viene riconfermato al ballottaggio con un bulgaro 72% dei voti, “in campagna” la CSU si aggiudica la bellezza di 50 Presidenti di Circondario (Landräte) su 64.

Persino a Ratisbona, dove un discusso scandalo di corruzione ha portato prima in custodia cautelare e poi alla sospensione dall’ufficio del sindaco socialdemocratico uscente, la SPD riesce a recuperare lo scranno più alto del municipio in una sfida tutta al femminile fra la Vicesindaco reggente ed una giovane e dinamica deputata democristiana al Bundestag. Certo, lo spoglio proceduto a rilento a causa della pandemia ha tenuto gli interessati col fiato sospeso fino a tre giorni dopo il voto, ma alla fine neppure lo scandalo ratisbonense – con un acclamatissimo sindaco ex-SPD prima in carcere e poi alla sbarra – ha dimostrato di danneggiare più di tanto l’ormai antico partito di centrosinistra.

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Il sole splende su Ratisbona/Regensburg, città dove la SPD ha vinto le elezioni comunali nonostante debolezze e scandali del recente passato. (Foto: EDM)

Il risultato delle comunali bavaresi 2020 dimostra che i grandi partiti popolari – CDU, CSU ed SPD – sono sicuramente in una profonda crisi d’identità e consensi, ma essi dispongono a livello locale di un capitale di esperienze, impegno e fiducia tale da consentire loro di dimostrarsi ancora quali forze capaci di raccogliere il consenso anche di grandi maggioranze fra gli elettori. E se è senz’altro ad oggi irrealistico pensare un successore di Angela Merkel targato SPD, non meno improvvido sarebbe credere che si possa governare realisticamente un grande Paese come la Germania, basato sul confronto ed il consenso, senza o addirittura contro forze politiche che esprimono così tanti sindaci ed amministratori locali. La SPD quindi non solo batte un colpo oggi, ma ha confermato di avere le basi per poter far parlare ancora di sé anche domani.

Edoardo D’Alfonso Masarié

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