Le Germanie dei coronabond

Nel dibattito sui bond europei si inseriscono dinamiche più ampie interne ai partiti tedeschi

Nell’ultima settimana, i Coronabond hanno occupato larga parte del dibattito europeo, e ancora una volta la Germania si trova al centro della questione a causa del suo peso politico e finanziario. La sua discussione interna viene osservata oltre i confini nazionali, non sempre però problematizzando adeguatamente le diverse posizioni sui Coronabond.

Ma se guardiamo più ampiamente allo scenario tedesco, notiamo come queste rispondano anche a logiche di posizionamento interno, e diventano quindi utili per capire cosa si muove nelle varie forze politiche.

Euro vor der EZB
Foto: Frank Rumpenhorst/ dpa

Appena sollevata la questione, la maggioranza di governo composta da CDU e SPD si è dichiarata contraria agli eurobond, preferendo invece discutere di una riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità per affrontare le conseguenze della pandemia. Questa era la posizione tanto della CDU di Angela Merkel quanto dei socialdemocratici, e non deve sorprendere: già nel caso della crisi del debito in Grecia entrambi i partiti, uniti anche allora nella Große Koalition, condividevano l’approccio rigorista.

L’avvicinarsi del congresso dei cristiano-democratici, inoltre, fa sì che i diversi esponenti giochino sulla vicenda una partita più ampia. Con il ritiro di Annegret Kramp-Karrenbauer, delfina di Angela Merkel (che da parte sua ha già annunciato di essere alla sua ultima legislatura), la linea europeista della Cancelliera sta tramontando. La crisi del coronavirus ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, procurando visibilità e sostegno a coloro che si trovano ad avere responsabilità di governo: è il caso di Markus Söder, Presidente della Baviera e leader della CSU che di recente ha conquistato il primo posto nell’indice di gradimento dei politici in Germania, superando Angela Merkel, e Jens Spahn, attuale Ministro della Salute di orientamento anti-merkeliano (già allo scorso congresso ha sfidato Kramp-Karrenbauer). Rispetto al centrismo di Merkel, entrambi hanno un profilo più di destra, orientato a non far concessioni agli alleati europei, e la loro contrarietà ai coronabond potrebbe derivare anche dalla necessità di rinforzare questa percezione. Questa posizione, inoltre, permetterebbe ai due di mettere temporaneamente in secondo piano Friedrich Merz, uno degli altri papabili per la segreteria. Conservatore sui diritti civili e molto pro-mercato sul fronte economico, Merz rischia ora di essere oscurato a causa della visibilità degli altri due contendenti, per giunta su un tema che avrebbe potuto usare per consolidare il suo sostegno presso un certo tipo di elettorato.

Nella SPD, il Ministro delle Finanze Olaf Scholz è divenuto il capofila dei socialdemocratici contrari ai coronabond. Sostenitore delle larghe intese, fino a qualche mese fa Scholz era avviato a diventare segretario del partito, ma l’ultimo congresso ha visto la vittoria a sorpresa di Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, critici verso la GroKo e con un programma più spostato a sinistra.

Di fronte a questa compattezza della maggioranza, il segretario dei Verdi Robert Habek, principale partito d’opposizione, ha dichiarato in un’intervista di essere favorevole ai coronabond. I Grünen sono da sempre europeisti, e questa posizione non sembra certo in contraddizione con la loro storia e la loro proposta politica (nel 2018 ad esempio il loro responsabile all’economia, Sven-Christian Kindler, ha affermato che la Germania ha beneficiato molto della crisi in Grecia, e ha chiesto di ridurre il debito ellenico). È innegabile, però, che questa mossa permette di marcare una chiara differenza dalla maggioranza, presentandosi come alternativi non solo alla CDU (che sembra ormai destinata a spostarsi a destra) ma anche alla SPD, dove fino a quel momento Scholz rappresentava la voce principale sul tema.

Non a caso, l’intervista ha scatenato una serie di reazioni, specialmente tra i socialdemocratici.

Proprio Walter-Borjans, infatti, in un’intervista posteriore a quella di Habek, si è espresso per i coronabond, affermando che questi siano non solo in linea con la solidarietà europea ma anche con l’interesse tedesco a un’Europa stabile.

La posizione del neo-segretario socialdemocratico (che nell’intervista propone i bond a fianco al MES) è coerente con l’identità della nuova segreteria SPD, ma è chiaro che questo posizionamento risponde anche all’esigenza di non lasciare ai Verdi uno spazio politico in cui si riconoscono anche alcuni elettori socialdemocratici. L’emorragia di voti dalla sinistra agli ecologisti è stata forte già negli anni passati, e uno dei compiti della nuova dirigenza sarà invertire il trend. È possibile quindi che il rischio di finire più a destra dei Verdi agli occhi di molti elettori socialdemocratici abbia spinto Walter-Borjans a questa posizione, anche a costo di creare una spaccatura e sottoporre la sua segreteria a una prova di forza non scontata.

Allo stato attuale, infatti, i Verdi sono compatti sui coronabond, come dimostra ad esempio il fatto che lo stesso gruppo parlamentare al Bundestag e gli eurodeputati hanno fatto partire, nei giorni scorsi, un appello a cui hanno aderito figure politiche di tutta Europa. La SPD, invece, è divisa tra i suoi Ministri (tendenzialmente contrari alla proposta) e la nuova leadership, con meno dubbi in proposito. Con gli eurodeputati SPD già sulla linea dei segretari, nei prossimi giorni sarà particolarmente importante capire se la nuova leadership riuscirà a portare dalla sua parte anche i gruppi parlamentari al Bundestag e al Bundesrat, oltre che le varie personalità locali del partito e la base degli elettori non convinta dalla proposta.

La divisione interna potrebbe evolvere al punto da cambiare l’orientamento della maggioranza, ma se l’operazione non dovesse funzionare sarebbe un duro colpo per Walter-Borjans ed Esken. In questo scenario, Scholz ha la possibilità di dimostrare la sua rilevanza anche dopo il congresso, con tutte le conseguenze che questa lotta intestina potrebbe avere sui nuovi leader e sul partito in generale.

In effetti, con CDU e Verdi compatti al loro interno sul tema coronabond, sembra che la vicenda dimostri ancora una volta tutte le difficoltà che i socialdemocratici incontrano nelle larghe intese. Se da una parte è chiara la necessità di mantenere buoni rapporti con i cristiano-democratici e di presentarsi credibili di fronte all’elettorato moderato in una fase delicata per il Paese, è ormai evidente come questa posizione abbia limitato in maniera forte l’autonomia della SPD, che perde consenso da anni. Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken sono stati eletti prima di tutto con il compito di ridare al partito l’agibilità politica che sembra compromessa, ma con la pandemia di Covid-19 anche questa storia rientra, ora, in una dinamica più grande.

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che il dibattito sui coronabond è anche lo strumento con cui alcuni esponenti dei diversi partiti stanno provando ad accreditarsi di fronte all’elettorato.

Luigi Daniele

@luigi_daniele

1 commento su “Le Germanie dei coronabond”

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