1953: l’accordo sul debito di Londra

Un vecchio accordo negoziato alla fine della Seconda Guerra Mondiale è tornato d’attualità. Il debito tedesco e i costi per le riparazioni di guerra naziste sono stati effettivamente rinegoziati, ma per un motivo diverso dalla solidarietà. Le condizioni imposte alla Germania vanno ben oltre i termini monetari.

L’attuale dibattito europeo sugli Eurobond – o Coronabond – vede due schieramenti opposti. Semplificando: Nord Europa da una parte e Sud Europa dall’altra. Capi fila per il Nord ci sono Paesi Bassi e Germania mentre per il Sud, Spagna e Italia. Senza entrare in tecnicismi economici che esulano dall’argomento dell’articolo, con Eurobond si parla un titolo di debito pubblico emesso da un’istituzione europea e garantito da tutti i 19 paesi dell’Eurozona. La Germania e i paesi nordici, dati i loro conti pubblici più solidi, sono contrari perché ritengono che pagherebbero maggiori interessi su quel debito rispetto a quello che pagano attualmente e non avrebbero alcun controllo su come il Sud spende quel debito pubblico condiviso. L’Italia e i paesi mediterranei li richiedono perché, dati i loro debiti pubblici più alti e rischiosi, sarebbero avvantaggiati da interessi più bassi grazie alla condivisione del debito con paesi i cui titoli sono meno rischiosi, come la Germania. Gli Eurobond sono un vecchio argomento della politica fiscale europea e sono stati riproposti ora dai paesi dell’Europa meridionale in quanto maggiormente colpiti dal Covid-19, per cui sono bisognosi di ingenti quantità di denaro per far fronte alla crisi sanitaria ed economica.

Nell’aspro dibattito che ne è scaturito, molti in Italia hanno utilizzato un altro vecchio argomento per cercare di convincere la Germania ad accettare gli Eurobond: il condono del debito tedesco ad opera degli Alleati dopo la Seconda guerra mondiale. Alcuni esponenti politici italiani hanno scritto una lettera aperta sulla versione cartacea della Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei principali quotidiani conservatori tedeschi, richiedendo solidarietà da parte tedesca come dovere morale per il trattamento di favore ricevuto dopo la guerra. Anche parte del dibattito pubblico tedesco fa riferimento a questo episodio della storia tedesca per concedere maggiore solidarietà.

L’argomento è spinoso e tutt’ora dibattuto all’interno della storia economica. La prima precisazione da fare è che il debito pubblico della neonata Bundesrepublik Deutschland non è stato estinto ma tagliato del 50% circa. Il documento Agreement on German External Debt o London Debt Agreement (LDA) del 1953, Abkommen über deutsche Auslandsschulden o Londoner Schuldenabkommen in tedesco, aveva l’obiettivo di ripristinare l’affidabilità finanziaria della Germania occidentale sui mercati internazionali, tagliando il debito accumulato nel periodo tra le due guerre mondiali e dilazionandolo in un tempo più lungo, legando la capacità di rimborso tedesca alle sue abilità di esportare beni e servizi all’estero.

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Per comprendere come si arrivò a questo accordo è necessario considerare il contesto in cui venne ratificato e gli eventi storici pregressi. Secondo il Trattato di Versailles del 1919 gli Alleati avevano il diritto di richiedere un risarcimento per i danni subiti alla neonata Weimarer Republik, senza tuttavia specificare una somma esatta. Tale somma venne calcolata solo due anni più tardi tramite il London Schedule of Payments in 132 miliardi di Goldmark. Questi 132 miliardi vennero suddivisi in tre tipi di bond, i primi due “A” e “B” da 50 miliardi e un terzo “C” da 82 miliardi. L’apparente confusione tra debito estero e costo delle riparazioni non deve trarre in inganno. In teoria sono due cose differenti ma l’art. 231 del Trattato di Versailles venne interpretato non solo come strumento per imporre i costi di riparazione alla Germania, ma anche per riparare le finanze pubbliche alleate a spese della Germania. In sostanza, debito e riparazioni vennero considerate la stessa cosa dopo la firma a Versailles.

Le discussioni tra gli Alleati si focalizzarono già allora sul come la Germania potesse restituire una tale cifra senza ridurre i tedeschi in povertà. Sia per le potenze vincitrici,sia per le classi politiche tedesche era chiaro che ci si aspettasse realisticamente un risarcimento inferiore. Il terzo bond, ad esempio, era legato ad una clausola: solo se l’economia tedesca avesse resistito sarebbe dovuto essere restituito. La Commissione del London Schedule of Payments doveva stabilire se il bond “C” da 82 miliardi fosse realistico da ripagare solo dopo che il primo bond “A” da 50 miliardi fosse effettivamente estinto.

Nonostante le difficoltà e grazie alle condizioni favorevoli della restituzione, la Weimarer Republik riuscì a pagare circa 23 miliardi di Goldmark entro il 1932. La Germania potè pagare questa cifra grazie a quello che alcuni storici hanno definito “American reparation to Germany”. In sostanza, il neo-Stato tedesco poté permettersi di pagare tale cifra grazie a ingenti prestiti forniti per la maggior parte da creditori americani. Parte di quei prestiti pagarono le riparazioni alle potenze alleate in Europa, che a loro volta ripagarono i loro debiti agli Stati Uniti. Un’altra parte dei prestiti americani finì invece nelle banche e nelle aziende private tedesche per permettere un normale funzionamento della società, nonostante l’alto costo delle riparazioni. Questo sistema entrò in difficoltà con la grande crisi economica del 1929.

Nel 1929 gli Stati Uniti tramite il piano Young decisero di tagliare del 20% i costi di riparazione decisi dalla London Schedule of Payments, passando così dai teorici 132 miliardi di Goldmark a 112, e dilazionando i pagamenti fino al 1988. Nonostante questo taglio, ancora in pochi si aspettavano che la Germania potesse pagare questo debito per più di un decennio. A causa della crisi bancaria e sociale causata dal crollo di Wall Street del 1929 la Germania ebbe un tasso di disoccupazione del 40% nel 1932. Nel frattempo, il governo tedesco decise di imporre una stringente regolazione sul cambio valutario con cui veniva pagato il suo debito pubblico (transfer stop). La Germania decise di pagare i creditori in marchi e impedì che questi potessero essere cambiati in altre valute costringendo i creditori a reinvestire quel denaro in Germania, aumentando l’export del paese. In tal modo, essendo il pagamento del debito legato alle esportazioni, il governo riuscì a ridurne gli oneri. Tale imposizione governativa venne resa inutile con la crisi del 1929 quando le valute dei creditori, come dollaro o sterlina, si deprezzarono. Il Presidente statunitense Hoover, stante le condizioni eccezionali, decise di convocare le potenze europee nella Conferenza di Losanna nel 1932. Rappresentanti di Stati Uniti, Germania, Italia, Francia, Belgio, Regno Unito e Giappone giunsero ad un accordo di riduzione del debito di guerra tedesco del 90%. L’avvento di Hitler al potere rese poi tutto ininfluente. Il nuovo governo nazionalsocialista rifiutò di pagare altri debiti agli Alleati e quello rimanente andò in default.

Dopo la Seconda guerra mondiale si può dire che gli Alleati erano punto e a capo con la ricostruzione tedesca. Quel che rimase del Reich tedesco subì una pesante limitazione di sovranità e venne spartito in quattro parti, tre di queste rappresentavano la parte occidentale del paese controllata da Stati Uniti, Regno Unito e Francia, la parte orientale invece era controllata dell’Unione Sovietica. Il territorio diviso in due blocchi formò ad ovest la Bundesrepublik Deutschland (BRD), ad est la Deutsche Demokratische Republik (DDR). I problemi del debito di guerra e delle riparazioni tedesche presero due sentieri differenti.

Come successore legale del Reich nazista la BRD si fece carico del debito pubblico precedente e Konrad Adenauer, primo Cancelliere, decise che il nuovo stato tedesco dovesse farsi carico anche dei debiti privati come richiesto dagli Alleati. Inoltre, la BRD accettò la responsabilità per il debito contratto dal governo austriaco nel periodo dell’Anschluss (l’annessione) e successivamente propose un fondo per il risarcimento delle vittime dell’Olocausto per il neo-Stato di Israele.

L’accordo di Londra prevedeva tre tipi di bond: il primo comprendeva i prestiti che fornirono ossigeno durante il periodo tra le due guerre. Il secondo riguardava due bond che comprendevano i debiti contratti delle aziende private. La terza parte sommava i prestiti forniti ai singoli Länder, ed infine quello relativo agli aiuti ai civili tedeschi dopo la presa di Berlino insieme alla parte del Piano Marshall (circa il 10% degli aiuti) che andava restituita.

Un calcolo esatto delle cifre in discussione fu difficoltoso per via di svariati fattori, tra cui i cambiamenti economici e di governo subiti dalla Germania dalla fine della Grande Guerra, le fluttuazioni dei vari cambi valutari sia tedeschi che dei creditori internazionali e le difficoltà create dallo stratagemma tedesco del transfer stop. Alla fine, ci si accordò per i debiti pre-guerra a 13.5 miliardi di marchi, di cui 7.7 di debito pubblico, più 2.6 miliardi di interessi. Per i debiti post-guerra la cifra ammontò a 16.2 miliardi. Da un totale di 29.7 miliardi, l’accordo di Londra decise di dimezzare sia il debito pre- che quello post-guerra arrivando alla cifra di 14,5 miliardi. Le riparazioni imposte con il Trattato di Versailles non vennero menzionate, proprio in virtù della precedente Conferenza di Losanna.

L’effettivo ammontare diminuì ulteriormente grazie alla fine del sistema Gold Standard e l’introduzione degli accordi di Bretton Woods nel 1944. Il sistema di cambi valutari fissi con l’oro terminò ed il dollaro divenne la valuta degli scambi internazionali. In questo periodo il deprezzamento del dollaro permise quindi di diminuire l’onere del debito tedesco.

Stabilito l’ammontare, l’accordo decise i termini per onorare tale debito. Si stabilì che nel periodo 1953-58 dovessero essere pagati solo gli interessi maturati dopo la guerra, pari a 2.6 miliardi. In questo modo si diede un periodo di respiro al paese che così potè permettersi di onorare la promessa di risarcire le vittime di Israele. Inoltre, si inserì una clausola sulla riunificazione del paese: l’ammontare ricevuto prima della Seconda Guerra Mondiale doveva essere restituito solo dopo l’eventuale riunificazione con la DDR. Tale clausola fu inserita per tenere conto dell’effettiva perdita di territorio, di economia e forza lavoro subita con lo spaccamento in due del paese. Fu chiamata clausola ombra – Schattenquote.

La struttura dell’accordo di Londra permise alla BRD di saldare i debiti stabili post-guerra nel 1988. Successivamente, dopo la Wende del 1989, la Bundesbank emise i bond per la parte di Schattenquote pre-guerra e saldò il suo ultimo pagamento nel 2010.

Altra storia invece è quella della DDR. Per quanto concerne i costi subiti dalla repubblica socialista è difficile trovare fonti affidabili. La poca trasparenza sovietica e tedesco-orientale non permette di avere stime unanimemente accettate. Al momento, alcune fonti stabiliscono la cifra in 14 miliardi di dollari a prezzi del 1938, pari a 54 miliardi di marchi. Stanti i danni subiti dall’invasione, l’Unione Sovietica effettuò un vero e proprio “sacco” della DDR, smantellando circa il 50% delle aziende e buona parte del sistema ferroviario. Sarebbe interessante studiare come questo avvenimento abbia influenzato il ritardo economico dei vari Länder ad est, tutt’oggi molto marcato.

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La mappa indica le principali sedi delle aziende tedesche.
Sembra che la cortina di ferro sia ancora in piedi.

Il taglio del debito tedesco non fu un problema prettamente economico. Uno degli obiettivi dell’LDA era principalmente politico, soprattutto da parte americana non c’era l’intenzione di ripetere gli errori fatti dopo la Grande Guerra. Imporre costi impossibili da esigere alla BRD non si coniugava con la necessità di inserirla nell’ordine capitalistico-liberale USA-centrico, in contrapposizione al blocco dell’est guidato dall’URSS. La BRD e la DDR furono l’epicentro dello scontro ideologico tra est ed ovest durante la Guerra Fredda. Secondo un calcolo che si rivelerà lungimirante, l’amministrazione americana non decise di trattare favorevolmente la Germania per una questione di solidarietà. Bensì avere una BRD prospera, democratica e caposaldo della NATO era imprescindibile per il progetto egemonico statunitense. Domandare un enorme costo per la sconfitta non si sposava con questo obiettivo. Chiedere alla BRD il conto totale dei danni provocati dal nazionalsocialismo, oltre che difficilmente calcolabile, avrebbe significato pretendere una cifra di gran lunga superiore alle riparazioni della Prima guerra mondiale. Le conseguenze dell’imposizione di pesanti costi alla Germania sconfitta furono uno dei motivi su cui giocò la stessa propaganda di Hitler con esiti nefasti per tutto il continente.

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“Vittoria su Versailles”
Poster di un film della propaganda nazista del 1939

Nonostante il taglio del debito e delle riparazioni ci sia stato, è difficile far calzare la situazione tedesca del dopoguerra con qualsiasi paese europeo oggi. La Germania si ritrovò divisa in due, priva di sovranità territoriale e controllata militarmente da altri paesi. La Bundesbank, la banca centrale tedesca, fu istituita dal governo militare americano sul modello della Fed e fu la prima banca centrale in Europa indipendente dal controllo politico. La stessa cosa successe in Italia e Francia, ma solo, rispettivamente, nel 1981 e nel 1993. La Germania era il paese più esposto alla battaglia ideologica e al rischio di una guerra aperta tra i blocchi dell’est e dell’ovest. Si può dibattere inoltre sull’effettiva sovranità della politica estera tedesca riprendendo una frase di Lord Ismay, primo Segretario Generale della NATO: “[NATO was created to] keep the Soviet Union out, the Americans in, and the Germans down”.

 

Simone Vona

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