La CSU ha un problema di nome Karin

In Baviera un Primo ministro di successo deve avere una moglie di nome Karin. Ne va del bene indissolubile dello Stato e del Partito! Se Söder andrà a Berlino, toccherà a lui stesso ed ai grandi della CSU decidere se sfidare la validità di questo dogma della politica monacense.

Il Primo ministro della Baviera, Markus Söder, può guardare fino ad oggi al 2020 come un anno straordinario. Le sue chances di avanzare politicamente fino al punto di diventare il primo Cancelliere bavarese nella storia tedesca sono confermate giorno dopo giorno da sondaggi che attestano solo per lui un consenso simile a quello goduto da Angela Merkel.

Freschissimo sondaggio dell’istituto Civey rilanciato dallo Spiegel il 28 settembre: alla domanda “Chi dovrebbe essere il candidato Cancelliere dell’Union?”, il 43% degli intervistati indica il Primo ministro bavarese, anni luce davanti agli altri papabili.

Anche se questo e diversi altri argomenti depongono a favore dell’opzione-Söder, alcuni ostacoli si frappongono al trasloco del popolare Markus da Monaco a Berlino. Certo, non è pensabile che la CSU candidi per la Cancelleria il suo leader, se prima la più grande sorella CDU non avrà rinunciato a fare altrettanto. Non è tanto una questione di galateo, ma di dimensioni dei due partiti. Sempre le dimensioni tutto sommate ridotte della CSU potrebbero fare di un eventuale Cancelliere Söder un generale senza esercito, dal momento che in qualsiasi pensabile coalizione di governo fra CDU, CSU ed un terzo partito, quella dei bavaresi sarebbe comunque la più piccola delle forze di governo. Tuttavia c’è un problema assai più rilevante, che rischia di trascinare la CSU in un dilemma senza fine. Un problema di nome Karin.

Nei lunghi anni Novanta e Duemila, i quasi tre lustri di potere ininterrotto di Edmund Stoiber (Primo ministro di Baviera dal 1993 al 2007; politicamente il padrino di Söder) furono coronati da due successi incredibili: alle elezioni statali del 2003 la CSU raggiunse e superò con lui un’incredibile maggioranza dei due terzi dei seggi, un traguardo mai raggiunto da nessuno nella storia della Bundesrepublik. Un anno dopo, Gerhard Schröder e Jacques Chirac furono molto vicini a fare di Stoiber il successore di Romano Prodi alla Presidenza della Commissione europea, consacrando così di fatto la Cancelleria statale della Baviera quale attore non secondario della politica continentale. A tutti i bavaresi era però chiaro che Stoiber, che pure nel 2002 aveva perso di un soffio proprio contro Schröder le elezioni federali, nulla di tutto ciò avrebbe potuto, se non avesse avuto al suo fianco la paziente e fedele moglie Karin, amata come “first lady” attivissima per l’impegno in cause sociali.

Karin ed Edmund Stoiber

Come in ogni favola che si rispetti, i gelosi prìncipi della CSU decidono nel 2007 di deporre Re Edmund ed al suo posto installano l’assai meno popolare Günther Beckstein, la cui moglie di nome fa Marga. A meno di un anno dal cambio di cocchiere la CSU perde clamorosamente un abisso di voti (dal 61% al 43%), Beckstein e soci si ritirano dalla scena ed al loro posto da Berlino arriva l’allora Ministro dell’agricoltura Horst Seehofer, che fa tabula rasa nel disastrato partito e conduce i cristiano-sociali cinque anni dopo (2013) ad un nuovo successo. Nei suoi quasi dieci anni al governo della Baviera Seehofer può contare su un appoggio sempre più flebile dall’ala sinistra del partito, ma certo per lui a non venire mai meno (neppure dopo notizie di scappatelle e figli illegittimi) è il sostegno della consorte, la signora… Karin.

Karin ed Horst Seehofer

Nel tardo 2017, dopo il pessimo risultato alle elezioni federali, l’eterno sfidante interno di Seehofer ed allora Ministro delle finanze bavarese, Markus Söder appunto, riesce a compattare dietro di sé forze ed argomenti abbastanza robusti per far finalmente sloggiare Seehofer da Monaco (nuovamente in direzione Berlino). Il nostro Söder pianta magari in asso amici e mentori di lunga data, ma a lui riesce nel giro di pochi mesi il “salvataggio” delle elezioni per il Landtag – dove la CSU risale la china rispetto ai sondaggi dell’èra Seehofer, la pacificazione fra CSU e CDU (i cui rapporti sotto il predecessore erano arrivati pressoché ad un punto di non ritorno), una svolta programmatica centrista ed europeista ed un ottimo risultato alle europee 2019, quando il partito – alla luce di tutto questo e della candidatura di Manfred Weber per Bruxelles – riesce dopo lunga pena a tornare sopra la fatidica quota del 40%. È chiaro che per raggiungere tali successi Söder abbia potuto contare su diversi alleati, ma niente gli sarebbe possibile senza il silenzioso e fedele supporto della moglie, che ovviamente – l’avrete capito – si chiama Karin.

Karin e Markus Söder

Allora, in Baviera la questione è chiara: Un Primo ministro di successo deve avere una moglie che si chiama Karin. Se non si chiama Karin, è un problema per il bene indissolubile dello Stato e del Partito.

Il punto problematico, su cui immaginiamo i grandi del Partito si stiano scervellando da mesi, è oggi che nella prima fila della CSU nessun papabile alla successione di Söder ha una Karin al suo fianco, nell’eventualità che questo opti per Berlino (e vinca). La signora Gerswid accompagna il Ministro degli interni Joachim Herrmann, donna Renate condivide gioie e dolori del Capo della Cancelleria statale Florian Herrmann, mentre Evelyne accompagna da una vita il Ministro delle finanze Albert Füracker (il preferito da Söder per l’eventuale successione, si mormora). Del segretario generale della CSU, Markus Blume, addirittura non si conosce pubblicamente il nome della consorte.

Qualora il generale Markus decidesse di fare il grande salto verso Berlino e la scena mondiale, i colonelli della CSU sarebbero di fronte dunque ad un atroce dilemma: rompere con la scaramanzia e tentare la via, finora sventurata, di un Primo ministro senza una Karin al fianco, oppure scorrere il non breve elenco degli iscritti al partito fino a trovarne almeno uno che corrisponda al criterio. La ragione farebbe propendere per la prima soluzione, ma, si sa, militem aut monachum facit desperatio.

Una terza alternativa in realtà ci sarebbe. Perché accanto ai “colonnelli” ci sarebbero anche alcune “colonnelle”. Dopo che finalmente con Söder nel governo bavarese è stata raggiunta la parità di genere (almeno fra i componenti in quota CSU), alcune cristiano-sociali potrebbero finalmente far valere la loro popolarità e competenza. Fra queste senz’altro spicca Ilse Aigner, politica popolarissima, segretaria del partito nella potente “provincia” dell’Alta Baviera, ma soprattutto presidente del Parlamento bavarese e fautrice in questo di una linea durissima contro la destra di AfD. La Aigner, spesso in elegantissimi abiti tradizionali (il Dirndl), non perde occasione – in Aula e di recente anche in tribunale – per tenere testa agli estremisti di destra e per ribadire, anche nei confronti degli amici al governo, la centralità del Parlamento quale consesso delle forze che si riconoscono nella democrazia e nella Costituzione. Insomma, carte eccellenti per quel ruolo da mater patriae che i bavaresi si aspettano da chi li governa.

Non si chiama certo Karin, ma questo è un aspetto che – nell’eventualità – le si potrebbe perdonare.

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof

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