Bavarese europeo

La candidatura di Manfred Weber e i suoi risvolti per la politica interna tedesca e per la destra europea.

weber
(Foto: dpa)

Manfred Weber, europarlamentare bavarese della CSU e attuale presidente del gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo, sarà il candidato del PPE alla presidenza della Commissione Europea.

Il ruolo di Presidente della Commissione ha assunto negli ultimi anni una valenza molto più politica che in precedenza, dato che si è passati da un sistema in cui il Presidente veniva quasi sempre dalla Commissione stessa ad uno in cui i diversi partiti europei indicano già prima delle elezioni chi intendono sostenere per il ruolo (il cosiddetto Spitzenkandidat), di fatto creando un meccanismo che, seppur non vincolante, permette agli elettori di scegliere indirettamente chi guiderà l’organo esecutivo dell’UE. È chiaro quindi che la scelta di un candidato sia risultato di una sintesi all’interno dei partiti europei, e riveli spesso tendenze e orientamenti futuri di essi.

Ed è proprio in quest’ottica che la candidatura di Weber si caratterizza come particolare, tanto per la Germania che per l’Europa. Egli è infatti un ex ingegnere di 46 anni, che non ha mai avuto incarichi di governo; dal 2002 al 2004 è stato consigliere comunale a Kelsheim e deputato al Landtag – il parlamento regionale – bavarese, per poi diventare eurodeputato e, nel 2014, presidente dei popolari. È passato, quindi, dal piano locale a quello europeo, portando con sé l’impronta di un politico legatissimo al suo territorio d’origine e alla sua CSU, il partito bavarese di centrodestra alleato della CDU di cui è presidente (su Kater abbiamo già parlato della Baviera e della CSU qui e qui, ad esempio). Basti pensare, ad esempio, che nella Bio di Twitter si definisce “bavarese ed europeo”.

Ma Weber è soprattutto un cristiano-sociale appartenente all’ala “destra” dei popolari europei: ha più volte detto di volere politiche più dure sull’immigrazione, e non ha fatto mistero di non vedere di buon occhio la trasformazione multiculturalista in atto in Germania e in Europa. Annunciando la sua candidatura, ha detto di essere un uomo del popolo che intende ripristinare il legame tra l’Europa e i cittadini. Ma soprattutto, ha detto che le elezioni europee del 2019 saranno un punto di svolta per l’Europa e che “oggi si tratta di difendere l’autoaffermazione dell’Europa e i nostri valori, che vediamo attaccati dall’esterno e dall’interno” (va notato tra l’altro che in tedesco Selbstbehauptung, autoaffermazione, è un sostantivo molto forte, dal sapore sicuramente conflittuale: lo usa ad esempio Heidegger, entrato nel partito nazista e divenuto rettore a Friburgo nel 1933, quando prova a definire i tratti dell’accademia nazionalsocialista pronunciando il discorso intitolato “L’autoaffermazione dell’università tedesca”).

Queste dichiarazioni aiutano a capire cosa quale sarebbe l’impostazione di una Commissione Europea guidata da Weber e le conseguenze della sua candidatura sulla politica interna tedesca. Per capirle bene, come spesso accade, bisognerà guardare all’Europa per capire la Germania, e viceversa.

Innanzitutto, è ovvio che una vittoria di Weber rinforzerebbe la CSU, sia in Europa che in Germania. Il partito bavarese, in questa legislatura, è cruciale per gli equilibri di governo, come abbiamo visto nei mesi scorsi, quando la rottura sul tema dell’immigrazione tra il Ministro degli Interni Horst Seehofer (CSU) e la cancelliera Angela Merkel (CDU) ha fatto sembrare imminente la crisi della maggioranza. Anche all’interno del governo, quindi, i cristiano-sociali vedrebbero aumentare il loro potere di contrattazione.

Ovviamente, anche il Partito Popolare Europeo sarebbe influenzato da una Commissione a guida Weber, dato che essa rappresenterebbe la vittoria della destra contro i partiti più centristi. In quest’ottica, non è assurdo ipotizzare un avvicinamento tra il PPE e partiti europei come l’ENF, tradizionalmente euroscettici e con posizioni molto forti sull’immigrazione. Il risultato di questo avvicinamento oggi non è prevedibile: potrebbe derivarne una radicalizzazione di parti del PPE o l’istituzionalizzazione di alcuni partiti oggi estremisti. Per il momento, però, è chiaro che la vittoria di Weber romperebbe il dialogo che i popolari hanno avuto finora con i socialisti e i liberali in chiave europeista, per diventare un soggetto conservatore con un chiaro profilo di destra. Non è un caso infatti che Weber non dispiaccia a Orban, avversato invece tra i centristi del PPE, che hanno più volte sottolineato la necessità di far uscire il suo partito dal gruppo dei popolari.

Da ultimo, proprio questa dinamica potrebbe causare, in Germania, lo spostamento a destra della CDU. A causa del diverso clima europeo e di una CSU più forte, infatti, i cristiano-democratici si vedrebbero incalzati a destra, e potrebbero decidere di contendere voto ai loro alleati. Ovviamente, anche in questo caso il prezzo sarebbe la rottura con la SPD.

Capire bene cosa avverrà nella CDU, tuttavia, oggi è difficile. Sicuramente il partito della Merkel sentirà la pressione della destra in Europa e della CSU in Germania, ma bisognerà capirà come evolverà prossimamente il consenso dei diversi partiti. Per le motivazioni esposte, però, è facile capire perchè Angela Merkel, che pure ha annunciato di supportare Weber, avrebbe in realtà preferito un altro candidato (come Peter Altmaier, attuale ministro dell’Economia).

Ad ogni modo, Weber è attualmente il candidato più forte per la Commissione: viene dal gruppo parlamentare più grande, e appartiene alla delegazione nazionale più numerosa nel Parlamento Europeo e nel PPE. È in pole position, ma le prossime elezioni europee saranno complesse: in caso di maggioranza incerta, tutto potrebbe essere messo in discussione.

 

Luigi Daniele

@luigi_daniele 

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