Tre sfide per Armin Laschet

Nei prossimi mesi il neoeletto capo della CDU avrà molto da fare, soprattutto su tre fonti. Troppi?

In questi giorni la CDU celebra il suo neoeletto Vorsitzender, Armin Laschet, vincitore della corsa a tre conclusa sabato scorso durante il Parteitag digitale del partito. 

Comprensibile: siamo giunti alla fine di un percorso accidentato, complicato dalla pandemia, che segna il termine del lunghissimo regno di Angela Merkel, e della breve reggenza di Annegret Kramp-Karrenbauer. Laschet è il candidato della continuità, ma si tratta comunque dell’inizio di una nuova era per i conservatori, che per la prima volta dovranno cavarsela da soli senza poter più contare sulla popolarità e sul peso elettorale della Kanzlerin.

Una volta terminati i festeggiamenti, sarà più evidente che il compito davanti a Laschet è tutt’altro che semplice. Sono infatti tre i fronti su cui il nuovo leader della CDU sarà impegnato, e le sfide che lo attendono non lasciano tempo per riposare sugli allori della sua vittoria.

Armin Laschet (Foto: ©David Inderlied)

Il primo fronte è quello interno. L’esito del congresso ha dimostrato che la minoranza è viva e vegeta, ed è qui per restare. Friedrich Merz ha perso, ma il risultato del ballottaggio è stato molto più equilibrato di quanto ci si attendesse: i voti che nel primo turno sono andati a Norbert Röttgen non si sono riversati in massa su Laschet, un’ottantina (su 224 disponibili) sono andati a Merz. Un chiaro segnale del fatto che anche fra i delegati la voglia di un nuovo corso non è da sottovalutare. Anche la bizzarra richiesta avanzata da Merz nel pomeriggio di sabato di sostituire Peter Altmaier, fedelissimo di Merkel, al Ministero dell’Economia può essere interpretata come un avvertimento alla nuova dirigenza. Il fronte critico intende dare battaglia, soprattutto su un tema cruciale in questa fase della pandemia come l’economia e la ripresa post-Covid. 

In economia Laschet ha posizioni centriste, conservatrici ma molto vicine a quelle della Cancelliera, quindi si tratta di un terreno di scontro ideale per una minoranza il cui obiettivo principale è proprio una rottura decisa con il merkelismo. Rottura che con l’elezione di Laschet è molto improbabile, ma questo è secondario: l’importante, dal punto di vista della minoranza, è che rimanga una certa tensione interna e lo scontro non venga neutralizzato del tutto, in modo da mantenere visibilità. 

Anche la minoranza ha poi qualche problema da risolvere. Merz è ancora la figura più riconoscibile di quell’area, ma è pur sempre uscito sconfitto entrambe le volte che ha provato a prendersi il partito. Un record del genere di solito prelude a un cambio di cavallo su cui puntare, e infatti alcuni stanno già iniziando a prendere le distanze. Ad esempio Thomas Bareiß, sottosegretario al Ministero dell’Economia e da anni sostenitore di Merz, ha dichiarato che “il vuoto lasciato da Merz dovrà essere riempito da qualcuno più giovane”. La situazione è ancora molto fluida, quindi è difficile prevedere che piega prenderà la faccenda, ma molto dipenderà anche da come Laschet riuscirà a gestire le dinamiche interne.

Il secondo fronte è quello che ci condurrà al voto di settembre, quello della Wahlkampf – la campagna elettorale. L’elezione di Laschet chiarisce un po’ il quadro, ma la domanda cruciale è ancora senza risposta: chi sarà il Kanzlerkandidat, il candidato Cancelliere dell’Union? Dagli ultimi sondaggi il nome più caldo è ancora quello di Markus Söder, Ministerpräsident della Baviera e leader della CSU. Secondo una rilevazione dello scorso fine settimana condotta dall’istituto Civey, il 43% degli intervistati ritiene Söder la scelta migliore, solo il 12% vede in Laschet un buon candidato. Un nome di cui si era parlato molto nelle scorse settimane, quello Ministro della Salute Jens Spahn, non arriva al 9%: un tracollo per chi ha concluso il 2020 come ministro più popolare del governo.

La scelta sembra essere fra Laschet e Söder, nonostante come si vede dall’immagine quasi il 30% vorrebbe qualcun’altro (Jemand anderes). Molto dipenderà da come andranno i prossimi mesi, e c’è una data da tenere bene a mente: il 14 marzo.

In quel giorno si terranno le elezioni regionali (Landtagswahl) in Baden-Württemberg e in Renania-Palatinato. Il calcolo è molto semplice: se la CDU riuscirà a ottenere un buon risultato le quotazioni di Laschet salgono, se la CDU subirà una doppia battuta d’arresto salgono quelle di Söder. Qualche speranza per far bene c’è, soprattutto in Renania-Palatinato, Land governato dalla SPD che però negli ultimi sondaggi rincorre a 5 punti di distacco dalla CDU.

Sondaggio di Infratest/dimap del 14 gennaio

Più equilibrata la situazione in Baden-Württemberg: Grünen e CDU sono dati alla pari, 30% per entrambi – ma nel Land governa già una coalizione verde-nera sotto il Ministerpräsident verde Winfried Kretschmann, quindi è probabile che dalle urne non escano grandi sconvolgimenti. Certo arrivare primi sarebbe un buon risultato, ma la vera partita si gioca in Renania: strappare la regione alla SPD sarebbe un ottimo auspicio per le elezioni di settembre, e per la candidatura di Laschet.

Non dimentichiamoci però che Laschet un incarico molto prestigioso e delicato lo aveva già: è l’attuale Ministerpräsident della Renania Settentrionale-Vestfalia, il Land più popoloso e più politicamente rilevante dell’intero Paese. E non pare assolutamente intenzionato a lasciare il posto a qualcun altro, almeno fino alle elezioni di settembre – quando spera di traslocare a Berlino da trionfatore e Cancelliere in pectore. Il problema è che il suo governo è stato duramente criticato in questi mesi, per una pessima gestione dell’emergenza sanitaria che lo ha relegato agli ultimi posti nelle classifiche di popolarità fra i governatori regionali. E con la nomina al vertice della CDU l’opposizione locale, guidata dalla SPD, ha già parlato di un “Ministerpräsident part-time”, troppo preso dalla guida del partito per potersi dedicare con efficacia all’amministrazione del Land. Questo terzo fronte potrebbe essere il più problematico per Laschet, proprio perché parte già da una situazione di difficoltà ed è costretto sulla difensiva.

Tre sfide, una più complicata dell’altra. Troppo per una persona sola?

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

1 commento su “Tre sfide per Armin Laschet”

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