Armin Laschet ce l’ha fatta

La vittoria del Ministerpräsident del Nordreno-Vestfalia conferma che il merkelismo scorre ancora potente nella CDU

Il discorso con cui Angela Merkel è intervenuta venerdì sera al Parteitag digitale della CDU ha confermato chi era il candidato preferito della Cancelliera, e soprattutto chi invece era il più sgradito.

Merkel ha iniziato ricordando quanto erano diversi il mondo e la Germania quando ha assunto l’incarico la prima volta, nel 2005. Il cellulare più diffuso era un Nokia, la Cina non era la potenza economica globale che è oggi, in Germania non esisteva ancora il sostegno al congedo parentale (Elterngeld). Una vita fa, praticamente, costellata in questi anni anche da numerosi momenti difficili e delicati: la crisi finanziaria, quella dei rifugiati, e ora una pandemia. Dal 2005 è cambiato tutto. 

Ah, tra l’altro al 2005 risale l’ultima volta che Friedrich Merz si è candidato in un’elezione. Merkel questo ovviamente non l’ha detto, ma non c’è stato bisogno, il senso era chiaro: come può uno che è rimasto fuori dai giochi così a lungo guidare il partito, e magari un domani il Paese?

La Cancelliera si è poi augurata l’unità e la collaborazione nella CDU indipendentemente dal risultato, sperando che a vincere fosse “un team”. E come certo ricorderete l’unico dei tre candidati a correre “in team” era proprio Laschet, in ticket con il vice Jens Spahn, il Ministro della Salute. Come sempre, Merkel riesce a essere eloquentissima senza mai dover essere esplicita.

Sabato mattina si è cominciato presto, intorno alle nove e mezza, con i discorsi dei tre candidati.

Il primo a salire sul podio è stato proprio Laschet. Il suo intervento si è concentrato soprattutto sulla fiducia, un tesoro prezioso che il partito deve riconquistare: molti hanno dimostrato di avere fiducia nella Cancelliera ma non nella CDU, ha detto il Ministerpräsident del Nordreno-Vestfalia. “Dobbiamo riconquistare la fiducia del centro.”

È stato poi il turno di Friedrich Merz. L’anti-Merkel ha messo al centro il mondo post-pandemia: questo virus ha cambiato tutto, e non torneremo mai più alla “normalità” che conoscevamo prima. Davanti a noi ci sono grandi sfide, da quelle economiche a quelle ambientali, e potremo risolverle solo con l’aiuto della scienza e della tecnologia. Anche per lui bisogna guardare al centro, e dunque è da escludersi ogni collaborazione con AfD – anzi, il successo di AfD indebolisce profondamente la CDU: “ogni voto dato a AfD è un voto per un governo rosso-rosso-verde.”

Infine ha parlato Norbert Röttgen, l’outsider le cui quotazioni in queste settimane sono cresciute tanto da fargli superare Laschet in quasi tutti i sondaggi. Röttgen vuole una CDU rinnovata, più giovane e digitale, apertamente schierata contro gli estremismi di destra e di sinistra e che sia un “partito della sostenibilità”, in grado di guidare la discussione sui temi ambientali.

E poi, via al voto.

Il risultato del primo turno conferma le attese: Merz davanti, Laschet secondo, Röttgen terzo e quindi eliminato. Si va al ballottaggio, come ampiamente previsto.

La sorpresa però è nel numero di voti raccolti dai candidati: 385 per Merz, 380 per Laschet. Un distacco risicatissimo, molto minore rispetto a quanto ci si aspettava. Uno scenario pessimo per Merz, e ideale per Laschet: è molto probabile che la gran parte delle 224 preferenze accordate a Röttgen vadano a lui, vista l’affinità dei loro due profili.

Il ballottaggio conferma i timori di Merz, e le speranze di Laschet.

521 voti per Laschet, 466 per Merz.

Armin Laschet è il nuovo Vorsitzender della CDU.

Ha vinto la continuità. Laschet è il candidato più simile alla Cancelliera, di cui condivide le posizioni in economia, in politica estera, sul tema dei valori fondamentali. Non ci si aspettino grandi cambiamenti: con ogni probabilità il partito continuerà nel solco tracciato da vent’anni di merkelismo, che evidentemente scorre ancora potente nella CDU.

“Tutto è migliore con la musica di Titanic”

Per Friedrich Merz è una brutta batosta. I suoi sostenitori sono comunque sul piede di guerra, a causa di quella che percepiscono come un’irregolarità. Dopo i discorsi dei tre candidati, infatti, c’è stato un breve giro di domande da parte dei delegati, domande che per problemi tecnici sono state ridotte a tre. Fra queste quella di Jens Spahn, collegato in video: ma il Ministro della Sanità, più che porre un quesito, si è lanciato in un elogio di Laschet, “la risposta giusta” per il partito. Tanto che la moderatrice, fra i sorrisetti di Laschet e l’irritazione degli altri due contendenti, è intervenuta alla fine commentando “questa non era una domanda”. Molti hanno trovato il gesto di Spahn abbastanza discutibile, non solo all’interno del partito, ma ovviamente i più arrabbiati sono i delegati vicini a Merz, che hanno parlato di uno “sporco trucco” che in qualche modo ha inciso sul risultato finale. E visto che la politica va veloce ma la memetica molto di più, un utente Twitter ha aperto le danze:

Meme a parte, per Merz è una disfatta: per due volte ha provato a prendersi la CDU, e per due volte ha perso. Certo il risultato finale dimostra che una minoranza consistente esiste, ed è quasi la metà del partito, ma è difficile pensare che possa essere ancora lui a guidarla, dopo due sconfitte consecutive. Più tardi nel pomeriggio ha provato anche una mossa molto azzardata: come prova della propria volontà di collaborazione, si è offerto di entrare nel governo come Ministro dell’Economia. Ma non nel prossimo governo, in caso la CDU vinca le elezioni: in questo, nel governo attuale guidato da Angela Merkel. Che ha risposto a stretto giro con un perentorio “certo, come no”. Attualmente il dicastero è occupato da Peter Altmaier, da sempre uno degli uomini più vicini alla Cancelliera e uno dei suoi consiglieri più fidati: chiedere di andare a prendere il suo posto, da parte di Merz, è parso a tutti più un tentativo dettato dalla disperazione che altro. Un altro significato forse c’è, e potrebbe essere questo: un segnale da parte della minoranza che non intende arrendersi, e darà battaglia – come nota il giornalista Lorenzo Monfregola.

Come detto, però, è legittimo dubitare che sarà Merz a condurre ancora una volta questa battaglia.

Laschet per ora si gode la vittoria, che per tanti motivi raccontati in questi mesi è sia prevista che inaspettata. Un risultato che certamente per qualche tempo farà dimenticare le dure critiche alla sua gestione della pandemia in Nordreno-Vestfalia, e che dà ufficialmente inizio alla prossima grande partita da giocare, quella relativa alla candidatura alla Cancelleria. Chi rappresenterà l’Union a settembre? Il neoeletto Vorsitzender, o il suo compagno di mozione Jens Spahn? E Markus Söder, il Ministerpräsident bavarese in testa a tutti i sondaggi, che dice?

Ah, a proposito di Spahn: dopo la nomina del leader sono stati votati anche i vice. Spahn è stato eletto, ma con il risultato peggiore. Tanto da far dire a Robin Alexander, giornalista della Welt, che Laschet non ha battuto solo due concorrenti per la candidatura a Cancelliere, ma tre – includendo appunto il Ministro della Salute fra gli sconfitti della giornata.

Vedremo come si svilupperà la faccenda. Molto dipenderà anche da come andranno le Landtagswahl in Renania-Palatinato e in Baden-Württemberg il 14 marzo: un buon risultato della CDU darebbe una grande spinta alle quotazioni di Laschet. 

Ma questa è un’altra storia.

Non possiamo chiudere senza però celebrare la vera star del congresso: Hans-Werner Adams, delegato dalla Renania-Palatinato. Collegato durante il giro di domande per i candidati, è caduto vittima di ciò che in questi mesi di lavoro da casa abbiamo vissuto un po’ tutti. Prima ha avuto problemi di connessione e audio, con secondi di imbarazzato silenzio in studio; poi ha iniziato a parlare lasciando il microfono in mute, senza che quindi si potesse sentire ciò che stava dicendo. La moderatrice ha provato più volte a intervenire con la frase che forse abbiamo sentito più volte nel 2020: “provi ad accendere il microfono”, ma non c’è stato niente da fare.

Non importa, Herr Adams: non abbiamo sentito cosa avevi da dire, e tutti stanno celebrando Laschet, ma per noi il vero vincitore di questo congresso sei tu.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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