Un, due, tre, Merz!

Dopo due sconfitte, nel 2018 e lo scorso gennaio, Friedrich Merz prova per la terza volta a conquistare la guida della CDU

In tedesco esiste un modo di dire che solo apparentemente ne ricorda uno italiano. Aller guten Dinge sind drei: tutte le cose buone accadono in tre.

A prima vista sembra la versione germanica di “non c’è due senza tre”, ma in realtà il significato è diverso. Non indica tanto che a due eventi ne seguirà inevitabilmente un terzo dello stesso tipo, ma quasi il contrario: che la terza volta sarà quella buona, dopo due insuccessi iniziali. Se dovessimo trovare un corrispettivo ci verrebbe in aiuto l’inglese con il suo third time’s the charm.

Forse è a questo detto che ha pensato Friedrich Merz quando, martedì 16 novembre, ha ufficializzato la sua candidatura alla guida della CDU.
Per l’annuncio Merz ha fatto le cose in grande. A partire dalla location: il centro congressi dell’hotel Estrel di Berlino, gigantesco albergo nel cuore della capitale usato anche per numerosi concerti ed eventi ad alto tasso di glamour. Sul palco dai contorni blu elettrico, con alle spalle un grosso maxischermo, Merz ha lanciato in diretta streaming il suo terzo assalto al vertice dei conservatori. L’hashtag scelto, che campeggia sul podio, è #TeamCDU: chissà se gli porterà più fortuna rispetto ad Armin Laschet, che aveva usato la stessa formula durante i trielli in tv prima del voto di settembre.

Foto: Michael Kappeler/dpa

Va detto che questo terzo tentativo non parte benissimo. Salito sul palco, Merz saluta tutti con un caloroso Herzlich Willkommen in Ost-Berlin, Benvenuti a Berlino Est. Ma l’hotel Estrel si trova a Neukölln, un quartiere di Berlino che non faceva parte della zona orientale della città. E visto che la politica è veloce, ma la memetica ancora di più, alcuni utenti dei social hanno subito creato dei meme immaginando altri fail geografici dell’acerrimo nemico di Angela Merkel.

“Benvenuti e buongiorno da Venezia!”

Per quanto fosse nell’aria, il fatto che Merz voglia provarci un’altra volta dopo ben due sconfitte, nel 2018 e meno di un anno fa, suscita qualche reazione divertita, ancora consegnata a meme particolarmente efficaci come questa variazione sul tema del Giorno della Marmotta, il film con Bill Murray.

“… e Friedrich Merz vuole diventare capo della CDU”.

Altri immaginano invece un lontano 2046 in cui l’ormai novantunenne Merz cerca per la diciassettesima volta di conquistare quella poltrona che continua a sfuggirgli.

Nonostante le perplessità stavolta Merz parte davvero favorito. Dopo la tremenda batosta rimediata da Armin Laschet alle elezioni di due mesi fa l’esigenza di rinnovamento fra i conservatori non è mai stata così forte, e Merz è da anni uno dei suoi interpreti più noti. Il suo profilo si è sempre delineato nei termini di una profonda rottura con l’era del merkelismo, e con l’obiettivo di spostare il partito in maniera più decisa verso destra abbandonando il centrismo esasperato che ha rappresentato uno dei trademark di Merkel. Ora che la CDU si trova spaesata e senza direzione, incapace di ricostruire con chiarezza la propria identità dopo sedici anni in cui questa identità essenzialmente emanava dalla Cancelleria, chi incarna in maniera riconoscibile l’inversione di rotta gode di un notevole vantaggio. Vantaggio che i suoi due avversari non hanno, quantomeno non nelle stesse proporzioni.

Da un lato abbiamo Helge Braun, capo dello staff della Cancelleria e uomo fidatissimo di Merkel. La sua candidatura sembra il tentativo disperato dell’ala merkeliana di non farsi travolgere dalla sconfitta di Laschet e riaffermare il proprio controllo sul partito. Ma la batosta del 26 settembre è stata troppo mortificante per non avere conseguenze anche sui rapporti interni fra le correnti. Legato a doppio filo alla Cancelliera e alfiere di una continuità ormai priva di fascino, Braun è quello che con più difficoltà può impersonare il rinnovamento dei conservatori.

Dall’altro lato però il discorso non è troppo dissimile per l’altro sfidante, Norbert Röttgen. Anche lui ci aveva già provato un anno fa, proponendosi come una specie di via di mezzo fra il merkeliano Laschet e il rottamatore Merz, e sembra intenzionato a seguire la stessa strategia. Più che una rivoluzione, una serie di piccoli passi che rivelino una CDU dal volto rinnovato, rendendola un partito più innovativo, più giovane, più femminile, più digitale. Lo scorso gennaio il messaggio non era stato accolto con grande successo: sconfitto al primo turno, Röttgen era stato escluso dal ballottaggio. Il rischio è che riproporre la stessa ricetta anche stavolta, dopo il peggior risultato elettorale nella storia dei cristiano-democratici, non sia abbastanza.

I sondaggi fra gli elettori CDU al momento danno Röttgen al secondo posto con il 45%, davanti a Braun che è l’unico dei candidati la cui nomina verrebbe giudicata negativamente più che positivamente: 31% a favore, 45% contro. In testa naturalmente c’è Merz, dall’alto del suo 56%.

“Come giudicherebbe l’elezione di questo candidato alla guida della CDU?”, in un grafico elaborato dallo Spiegel su dati Civey, basati su interviste fatte a elettori CDU/CSU

In più Merz potrebbe avere un ulteriore vantaggio. Nelle scorse settimane la base dei circoli e dei militanti CDU ha fatto molta pressione sui vertici per venire maggiormente coinvolta nella scelta della leadership, e alla fine le sue richieste sono state accolte. Saranno gli iscritti a scegliere il prossimo capo del partito, con voto online o per posta il cui risultato verrà reso noto il 17 dicembre e che dovrà comunque essere confermato dai delegati nel congresso previsto per gennaio. E fra i militanti il sostegno di cui gode Merz è decisamente più ampio di quello riservato a Braun e Röttgen.

Merz ha già vinto, allora? Beh, non corriamo troppo.

Non dimentichiamoci che c’è ancora una parte consistente del partito per cui la sua vittoria rappresenterebbe uno scenario da incubo. Ed è a questa parte che certamente rivolgeranno le loro attenzioni Braun e Röttgen, cercando di costruire un fronte comune contro Merz con un patto di non belligeranza. Magari anche con il tacito accordo di sostegno reciproco in caso di ballottaggio. L’ultima volta ha funzionato: al primo turno Merz era in testa con 385 voti, seguito da Laschet con 380. Buona parte dei 224 voti di Röttgen, escluso dal ballottaggio, finirono al Ministerpräsident del Nordreno-Vestfalia, che riuscì così a prendersi la leadership.

Merz è consapevole del rischio. Ed è forse per questo motivo che, come notano Florian Gathmann e Kevin Hagen  sullo Spiegel, sembra intenzionato a smussare gli angoli, a ridurre quel potenziale di polarizzazione che invece è sempre stato una delle sue armi più efficaci. Per evitare un’altra sconfitta Merz ha capito che parlare solo ai suoi non basta più: deve cominciare ad attirare anche chi in linea di principio non è uno suo grande fan. Deve ampliare la base del suo consenso.

Il fatto di non dover più avere a che fare con Merkel gioca a suo favore. Non deve più delineare il suo profilo innanzitutto come antitesi al merkelismo, può permettersi di costruire un messaggio più propositivo, meno legato allo scontro con il weiter so (“avanti così”) che ha segnato l’ultimo quindicennio dei conservatori. Durante il discorso con cui ha annunciato la sua candidatura Merz ha usato toni molto diversi rispetto al passato e rassicurato la parte più moderata del partito, confermando che non ci sarà nessuno spostamento a destra, nessuno tentativo di riconquistare chi ha votato AfD. Come se avesse capito che per vincere, in Germania come all’interno della CDU, bisogna soprattutto guardare al centro. 

Non solo: bisogna anche passare dallo one-man show, la sua specialità, al gioco di squadra. Per questo motivo si è fatto accompagnare sul palco dell’Estrel da due giovani, Mario Czaja e Christina Stumpp. Nei suoi piani Czaja dovrebbe diventare il nuovo Generalsekretär della CDU, e Stumpp la vice – un ruolo inedito nel partito.

Friedrich Merz sul palco insieme a Mario Czaja e Christina Stumpp. Foto: pa/dpa

Ma il #TeamCDU che ha in mente Merz non finisce qui. Dal palco fa già alcuni nomi per gli Stellvertretende Vorsitzende, i vice in caso di vittoria: si va da Silvia Breher, che già ricopre il ruolo, a Katrin Prien, Ministra dell’Istruzione e della Cultura nella Jamaika-Koalition che governa in Schleswig-Holstein. E dentro finirebbero anche Michael Kretschmer, Ministerpräsident della Sassonia, e l’esperto di finanze Carsten Linnemann, per il quale si penserebbe addirittura a dei compiti speciali. Insistere sulla squadra permette inoltre a Merz di risolvere almeno parzialmente un altro problema: quello legato alla sua età. Circondarsi di volti giovani può aiutarlo a far passare in secondo piano il fatto che si sta affidando la profonda esigenza di rinnovamento che anima la CDU a un uomo di 66 anni, che ne avrà 70 quando ci saranno le prossime elezioni.

Insomma, questa volta Friedrich Merz sembra aver pensato a tutto: il messaggio, il profilo, la strategia, la squadra.

Chissà se la terza volta sarà quella giusta. E se invece davvero non ci fosse due senza tre?

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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