Il trionfo di Friedrich Merz e le sfide che lo attendono

Al terzo tentativo Friedrich Merz ce l’ha fatta a diventare capo della CDU. Si annuncia un nuovo corso per il partito, e alcune elezioni locali ci faranno presto capire se esiste davvero un “effetto Merz”.

Probabilmente neanche Friedrich Merz si aspettava il 94,62% dei voti a favore con cui i 1001 delegati al Parteitag digitale della CDU hanno confermato la sua nomina a Vorsitzender del partito, sabato scorso. Qualche giorno prima aveva dichiarato che una percentuale “con un 8 davanti”, quindi sopra l’80%, sarebbe stata positiva, ma una cosa così va oltre ogni più rosea previsione.

Friedrich Merz durante il Parteitag digitale della CDU (Foto: AFP/HANNIBAL HANSCHKE/POOL)

La vittoria di metà dicembre, quando Merz ha sconfitto i suoi due avversari – Norbert Röttgen e Helge Braun – al primo turno delle primarie, aveva già sancito un nuovo inizio per il partito conservatore, trionfalmente ratificato questo sabato. Con il vecchio rivale di Angela Merkel al comando, il corso della CDU sembrava puntare dritto a destra, ponendo fine alla stagione di saldo centrismo tipico della Cancelliera e dei suoi sfortunati eredi designati, Annegret Kramp-Karrenbauer e Armin Laschet. Tuttavia le prime dichiarazioni post-vittoria alle primarie confermavano l’impressione di un Merz meno radicale e più smussato che era emersa durante la campagna elettorale. Ad esempio è arrivata subito una durissima presa di posizione contro AfD: ogni forma di collaborazione è categoricamente esclusa, e anzi se qualcuno nelle sedi regionali della CDU pensa di contravvenire alla disposizione si prepari ad essere espulso dal partito, “soprattutto a Est” – dove la tentazione è effettivamente molto forte. E anche sul tema dei diritti civili si sono sentiti toni inattesi, con una dichiarazione di apertura nei confronti delle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Insomma, sembra che il Merz eletto a capo della CDU sia abbastanza diverso dal fiero paladino della destra la cui unica missione era riportare i conservatori là dove dovevano stare dopo la ventennale sbandata dell’era Merkel. Chi stavolta l’ha votato con convinzione per iniziare una nuova fase radicalmente diversa si ritrova dunque la brutta sopresa di un altro weiter so?

La risposta in realtà è no, ma è forse più complessa di quanto possa sembrare a prima vista.

Da un lato il sospetto che si tratti puramente di tattica è ovviamente legittimo. Nonostante sia rimasto fuori dai giochi per quasi un decennio, fra il 2009 e il 2018, Merz è un politico esperto, abile ad annusare l’aria e a capire da che parte tira il vento. In una fase in cui AfD sta vivendo momenti difficili a causa dell’acuirsi degli scontri interni, alla CDU conviene approfittarne e mostrarsi molto rigida, sperando che il partito estremista entri in una spirale irreversibile. E anche riguardo ai diritti, va bene i valori conservatori, va bene che la C di CDU vuol dire christlich (“cristiano”), ma ci sono temi su cui la Germania del 2022 non intende tornare indietro: un discorso che vale in particolare per i giovani, la cui riconquista elettorale è uno degli obiettivi di Merz.

Dall’altro lato però dobbiamo tenere bene a mente il contesto. Dopo una sconfitta clamorosa e dolorosissima, la CDU si ritrova all’opposizione, un ruolo a cui non era più abituata grazie ai sedici anni al governo di Angela Merkel. Per costruire un’alternativa credibile e attraente alla coalizione semaforo guidata da Olaf Scholz a Merz serve innanzitutto un partito compatto dietro di sé. È probabilmente questa la ragione della scelta di moderazione durante la campagna elettorale per le primarie e in questo primo mese di reggenza virtuale: in questo momento è fondamentale rappresentare un blocco coeso, dove non ci sono “regolamenti di conti” né tensioni pronte ad esplodere. 

Ciò non significa però mostrarsi arrendevoli e remissivi. Da questo punto di vista Merz ha compiuto un rovesciamento di prospettiva: l’atteggiamento agguerrito e determinato che ha dedicato negli ultimi anni al suo partito viene ora indirizzato alla compagine di governo e soprattutto a Olaf Scholz, la cui mancanza di carisma e di leadership viene sottolineata dal nuovo Vorsitzender in ogni occasione. Anche durante il suo discorso di accettazione, sabato scorso, Merz ha attaccato frontalmente il Cancelliere, che non offre alcuna risposta sui temi più importanti del momento, dall’obbligo vaccinale alla crisi ucraina, dall’inflazione che cresce al costo dell’energia. L’obiettivo evidente è quello di accreditarsi come leader principale dell’opposizione, unica alternativa credibile a Scholz sia dal punto di vista della leadership e del carisma che da quello programmatico – e a questo proposito Merz intende preparare un nuovo Grundsatzprogramm, un nuovo manifesto fondamentale per la CDU, che dedichi particolare attenzione ai temi più rilevanti per le nuove generazioni come ad esempio la transizione ecologica. In questo modo Merz spera anche di vincere la competizione interna con Markus Söder, il leader della CSU che molti, l’anno scorso, avrebbero preferito come candidato Cancelliere rispetto ad Armin Laschet. Söder pianificava di capitalizzare sulla sua grande popolarità – e sul caos interno alla CDU – per modificare gli equilibri all’interno dell’Union e ipotecare la candidatura alla Cancelleria per le prossime elezioni, ma l’attivismo di Merz e il suo trionfo fra i delegati al congresso di sabato gli creano un problema di difficile soluzione. Anche perché prima della candidatura alla Cancelleria bisogna pensare alla Baviera, dove si vota nell’autunno del 2023: e la CSU secondo gli ultimi sondaggi è in crisi nera, ferma a un 36% che sarebbe un risultato ancora peggiore di quello delle regionali del 2018, e che già fu considerato una catastrofe.

Avremo comunque modo abbastanza in fretta di valutare il successo del nuovo corso inaugurato da Friedrich Merz: nei prossimi mesi ci aspettano infatti alcune elezioni locali che saranno molto utili per capire meglio lo stato di salute della CDU. Si comincia il 27 marzo in Saarland, poi a maggio sarà il turno dello Schleswig-Holstein e soprattutto della Renania Settentrionale-Vestfalia. Infine a ottobre toccherà alla Bassa Sassonia. 

Da tenere d’occhio saranno soprattutto lo Schleswig-Holstein e la Renania Settentrionale. Il primo Land è infatti governato da una coalizione Jamaika (CDU + Grünen + FDP), di cui per alcuni mesi ha fatto parte anche l’attuale Ministro per l’Economia e la Protezione del Clima Robert Habeck: confermare la maggioranza al governo rafforzerebbe la credibilità di un’alleanza alternativa al semaforo anche a livello federale. Ovviamente le dinamiche locali sono sempre indipendenti da quelle nazionali, ma una certa influenza reciproca c’è sempre, e non va sottovalutata. 

In Nordreno-Vestfalia la situazione invece è molto più complessa. Tradizionale feudo della SPD, il Land fu strappato a sorpresa ai socialdemocratici nel 2017, con l’inattesa vittoria di Armin Laschet. Laschet è finito com’è finito, e il suo successore alla guida del governo regionale, Hendrik Wüst, non se la passa benissimo. I sondaggi danno la CDU e la SPD alla pari, ma soprattutto una crescita vertiginosa dei Verdi, intorno a un 17% che significherebbe ben dieci punti in più rispetto al risultato delle elezioni precedenti. Non dimentichiamo poi che il Nordreno-Vestfalia è il Land più ricco e più popoloso dell’intero Paese: quello che succede qui ha delle conseguenze a livello nazionale, sempre.

Meno importante ma comunque significativo sarà il risultato in Saarland, piccolissima regione occidentale da cui però negli ultimi anni sono giunti politici di primissimo piano, come l’ex Ministro degli Esteri SPD Heiko Maas e l’ex leader della CDU Annegret Kramp-Karrenbauer. Al governo al momento c’è una Grosse Koalition guidata dal Ministerpräsident CDU Tobias Hans, ma i sondaggi vedono davanti la SPD, al 33% rispetto al 28% del partito conservatore. La stagione di Friedrich Merz potrebbe quindi aprirsi con una sconfitta elettorale, ma le ultime rilevazioni sono del novembre dell’anno scorso, prima che il nuovo Vorsitzender venisse eletto. Chissà se il trend verrà invertito. Chissà se già da fine marzo assisteremo a un “effetto Merz”.

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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