L’ape, piccolo e grande animale politico

Come la operosa Baviera vuole riconvertire la propria agricoltura per salvare paesaggio e biodiversità

Mentre tutto il mondo guarda alle fanciullesche e grintose guance della svedese Greta che grida agli scolari di tutti i paesi “unitevi!” per salvare il clima, gli zelanti ed operosi bavaresi si apprestano nel silenzio globale a fare un grande passo per una tutela reale dell’ambiente e della biodiversità nel Land al centro dell’Europa.

Sotto il titolo “Salvate le api!” il piccolo partito ecologista moderato ÖDP, insieme ad altre organizzazioni sociali e politiche, ha lanciato nei mesi scorsi una proposta di legge popolare assai ambiziosa, volta ad inserire una lunga serie di divieti ed incentivi nella regolamentazione dell’agricoltura per contrastare non solo la graduale scomparsa degli insetti (fra cui le api) da campi e boschi della Baviera, ma anche la omogeneizzazione e standardizzazione delle colture e del paesaggio. Ed è stato un successo senza precedenti: nelle sole due settimane in cui la legge consente a ciascun cittadino di recarsi nel proprio comune per firmare la proposta, oltre 1,7 milioni di bavaresi sono andati in municipio ed hanno apposto il proprio nome sotto l’impegnativo disegno di legge d’iniziativa popolare.

L’articolo 74 della Costituzione bavarese prevede una soglia piuttosto elevata per le proposte di legge d’iniziativa popolare: un testo dev’essere sottoscritto da almeno il 10% di tutti gli elettori per poter essere validamente ammesso. Ma sotto il segno delle api i bavaresi evidentemente non si sono lasciati scoraggiare, giacché quelle 1,7 milioni di firme depositate in due settimane corrispondono ad oltre il 18% degli elettori. Un po’ come se in Italia in quindici giorni si fossero mossi 8 milioni e mezzo di cittadini per andare nel proprio comune a sottoscrivere una proposta: inimmaginabile! Con una percentuale così alta l’iniziativa batte qualunque precedente ed entra nella storia giuridica e politica bavarese e tedesca come la proposta di legge popolare più di successo di tutti i tempi.

Ora però, superato uno scoglio così impegnativo, tutto o quasi è in discesa per organizzatori e sottoscrittori. Perché Governo e Parlamento statali hanno tempi ristrettissimi (e vincolanti) per esaminare la proposta ed elaborare, se del caso, un testo alternativo. Non senza rischi, però, perché se il Parlamento bavarese decidesse di non approvare la proposta d’iniziativa popolare così com’è, si andrebbe in massimo sei mesi (cioè ad ottobre prossimo) ad un referendum deliberativo, dove tutti gli elettori dovranno scegliere fra il testo “popolare” e quello “parlamentare”. Un sondaggio su come potrebbe andare c’è già e non lascia molto spazio ai dubbi: se il Parlamento rifiutasse di accettare la proposta di legge popolare sulla biodiversità, l’84% degli elettori sarebbe pronto a votarla (ed imporla) nell’eventuale referendum.

Con le api, si sa, ci si punge, con la politica ambientale in Germania pure. Questo rischio non vuole certo esser corso dal Primo ministro bavarese Markus Söder, appena eletto alla guida anche del proprio partito (CSU) con la promessa di renderlo più giovane… e “più verde”. Passando dalle parole ai fatti, Söder non ha tardato a deludere le associazioni di categoria degli agricoltori, storicamente intimissime con la CSU ed ora sul piede di guerra contro la proposta di legge popolare, rea di voler costringere il settore agricolo ad una svolta ecologica. Anziché andare allo scontro, il Primo ministro ha avocato a sé la questione e convocato una tavola rotonda con organizzatori ed oppositori della proposta. Obiettivo dichiarato: non opporsi alla proposta popolare, ma accompagnarla con incentivi economici che aiutino e sostengano i coltivatori in quella svolta che ormai gran parte della popolazione chiede loro. Mentre questa tavola rotonda si è riunita il 18 marzo per la seconda volta, né l’uno né l’altro fronte sembra disposto a venirsi incontro. Che Governo e maggioranza parlamentare vadano allo scontro aperto su questo punto, rischiando di perdere clamorosamente un referendum così sentito dopo solo un anno di mandato, sembra al momento improbabile. E, come ha fatto capire apertamente il capogruppo dei Verdi (quelli famosi!) Ludwig Hartmann, nel fronte ecologista è forte la tentazione di abbandonare il tavolo delle trattative e passare all’incasso, avendo dalla propria la gran parte della popolazione.

Soder
Agnes Becker (ÖDP), portavoce del comitato promotore della proposta di legge popolare “Salvate le api!”, in conferenza stampa insieme al Primo ministro bavarese Markus Söder (CSU). (foto: dpa/Süddeutsche Zeitung)

I veri protagonisti di questa pagina di appassionata politica ambientale non sono però i Verdi “grandi”, che pure stanno sostenendo con convinzione e risorse la proposta, ma i piccoli cugini della ÖDP. Nonostante alle elezioni di ottobre scorso non abbiano raggiunto più dell’1,6% dei voti, questa piccola formazione radicalmente ecologista e socialmente moderata (da cui la fama, un po’ ingiustificata, di “verdi di destra”) si è dimostrata nel corso dei decenni un agguerrito combattente della CSU al potere (loro sì tendenti a destra). Un vero caso di Davide contro Golia o, per dirla con la Süddeutsche Zeitung, “una puntina da disegno piantata nella schiena della CSU”. E mentre partiti d’opposizione con seggi in Parlamento e risorse a disposizione (per non fare nomi, la SPD) in Baviera non hanno cavato per decenni il proverbiale ragno da un buco, questi piccoli e agguerriti ecologisti danno a ripetizione filo da torcere al “partitone” di governo. Riuscendo ad imporre a suon di referendum deliberativi, sempre contro le resistenze di governo e maggioranza parlamentare, un serio divieto di fumo nei locali pubblici (2009), la fine del bicameralismo in Baviera con l’abolizione del Senato (1997) e l’introduzione di strumenti democratico-partecipativi a livello comunale (1995). Tanto da far affermare ad Agnes Becker, vicepresidente della ÖDP e portavoce del comitato promotore della proposta di legge popolare “Salvate le api!”, che il suo partito è l’unico che, in Baviera, sia riuscito a far approvare una legge contro il volere della CSU. Solo i Freie Wähler, da novembre scorso al governo insieme alla CSU, ottennero nel 2013 attraverso un’analoga iniziativa popolare l’abolizione delle tasse universitarie, proposta che allora fu però fatta propria dalla maggioranza parlamentare. Una strada ora che il governo Söder potrebbe seguire, accettando la sfida e mettendo così la Baviera all’avanguardia nella legislazione ambientale. Altrimenti ci penseranno, operosi come api, gli elettori.

 

Edoardo D’Alfonso Masarié

@furstbischof 

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