Chemnitz, atto secondo

A sette mesi dalla “caccia all’immigrato”, continua a non esserci pace nella città sassone

Esattamente sette mesi fa, a fine agosto 2018, la Germania era sulle prime pagine di tutti i giornali, in tutto il mondo. Non c’entravano però Angela Merkel o una grande vittoria della nazionale di calcio; c’entrava una cittadina della Sassonia, nell’est del Paese.

C’entrava Chemnitz.

Probabilmente ricordate i fatti dell’estate scorsa. Nella notte fra il 25 e il 26 agosto, in una rissa degenerata in un accoltellamento trovò la morte Daniel H., trentacinquenne tedesco di origine cubana. La polizia arrestò due persone, un siriano e un iracheno poco più che ventenni: una notizia che scatenò la reazione della scena locale di estrema destra, da AfD ai gruppi organizzati degli ultras della squadra di calcio di Chemnitz. Le strade furono invase da un corteo spontaneo i cui partecipanti raggiunsero rapidamente il migliaio, e che si trasformò in una vera e propria caccia all’immigrato.

Nei giorni immediatamente successivi si tennero altre manifestazioni, su entrambi i fronti: sfilarono gruppi di estrema destra e movimenti antifascisti, con numerosi scontri ed episodi di violenza che riportarono l’attenzione di tutto il paese sull’Est e sulla “riunificazione mancata”, che puntualmente ritorna nel dibattito a quasi trent’anni dalla sua data ufficiale.

Nelle scorse settimane le vicende legate a Chemnitz sono tornate sulle prime pagine dei giornali.

A inizio marzo, durante una partita della squadra di calcio di Chemnitz, il Chemnitzer FC – che milita nel campionato regionale – l’attenzione degli spettatori e dei media è stata catturata da una corona di fiori, posta dietro una delle due porte dagli ultras.

Chemnitz vs VSG Altglienicke 09 03 2019 Chemnitz Stadion an der Gellertstrasse Fussball Regiona
“In silenzioso ricordo – Ultras Chemnitz 1999” (Foto: Imago)

In curva poi era stato appeso uno striscione con su scritto “Riposa in pace, Tommy”.

striscione
(Foto: Imago/HärtelPRESS)

Tommy è – o meglio, era – Thomas Haller, capo della tifoseria e membro della scena neonazi locale morto proprio in quei giorni di cancro, a 53 anni.

Haller era anche tra i fondatori degli HooNaRa (Hooligans-Nazis-Rassisten, secondo me non c’è bisogno di traduzione), gruppo ultras attivo dai primi anni Novanta fino al 2007, e addirittura fino al 2006 pare abbia diretto il servizio d’ordine del Chemnitzer FC.

La squadra, comprensibilmente in imbarazzo, ha cercato di prendere le distanze, ma le cose non sembrano essere così facili. La scena di estrema destra del tifo locale gode di una buona rete di connessioni, con strutture flessibili ma solide e numerosi sostenitori pronti a mobilitazioni rapide e potenzialmente violente; e come dimostrato durante i fatti dell’estate scorsa, anche la gente comune non sembra sentire troppo l’urgenza di distanziarsi e condannare queste tendenze.

Lunedì 18 marzo si sono tenuti i funerali di Haller: anche in questa occasione i gruppi di estrema destra si sono riuniti in un corteo a cui hanno partecipato quasi un migliaio persone, sotto osservazione della polizia schierata in forze. Come ha titolato la Frankfurter Rundschau, una vera e propria dimostrazione di forza, simbolo di una città divisa ma in cui chi guarda tutto sommato con simpatia agli estremisti non è difficile da trovare. Si sono intraviste corone di fiori con lo stemma ufficiale del Chemnitzer FC: nonostante la condanna dell’uso improprio dei propri simboli rilasciata dal team sul suo profilo Twitter ufficiale, si tratta probabilmente di un’ulteriore prova della presa che i gruppi organizzati hanno sulla squadra – e non solo.

TweetChemnitzer
“Il Chemnitzer FC sporgerà denuncia per l’utilizzo non autorizzato dell’emblema della società”

Per una macabra coincidenza, oltre al funerale di Haller lunedì 18 c’è stato un altro evento che ha riportato Chemnitz sotto i riflettori: a Dresda si è infatti aperto il processo per la morte di Daniel H. Degli imputati solo uno era presente in aula, il siriano Alaa S.: l’altro, di origini irachene, è latitante. Una tragedia sassone, dai contorni ancora non del tutto chiari ma inevitabilmente caricata di un enorme peso politico e sociale.

Sullo sfondo, infatti, si staglia una data cruciale: il primo settembre 2019, quando nel Land si terranno le elezioni regionali. Alla tornata precedente, nel 2014, AfD era nata da poco eppure riuscì a entrare nel Landtag, raggiungendo quasi il 10%; stavolta le previsioni la danno intorno al 25%, giusto 4 punti dietro alla CDU.

Sondaggio
Un sondaggio dell’istituto INSA per la BILD, del 20 dicembre scorso

E la Sassonia potrebbe essere solo l’inizio: sempre il 1 settembre si vota anche in Brandeburgo, con sondaggi che danno AfD al 19% a due punti dalla CDU, e il 27 ottobre in Turingia, dove gli alternativi sono al 22% e il distacco dai cristiano-democratici è di un solo punto.

In Baviera e in Assia la marea azzurra di AfD è stata arginata con successo soprattutto grazie all’ascesa dei Grünen. Il rischio concreto è che l’Est del paese, dove tradizionalmente i Verdi faticano molto di più a far penetrare il proprio messaggio, possa non essere altrettanto fortunato.

 

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet 

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