Il giorno della marmotta della CDU

Esattamente come un anno fa la CDU si ritrova a dover eleggere un nuovo leader, con due candidati che sono gli stessi dell’altra volta

Tra gli iscritti alla CDU la sensazione di déjà vu dev’essere molto pronunciata.

Proprio come l’anno scorso si ritrovano a fine dicembre nel pieno del percorso congressuale per eleggere una nuova leadership. Non solo: due dei tre candidati in lizza sono addirittura gli stessi di un anno fa. Uno in particolare parte sempre come favorito e poi viene regolarmente sconfitto, e anche questa volta sembra godere dei favori del pronostico – proprio come nel 2020 e, andando anche più indietro, nel 2018.

Certo ci sono anche delle differenze. Stavolta la base dei militanti è chiamata a esprimersi. Ma soprattutto la CDU non è più al governo. Anzi, dopo la sconfitta elettorale più fragorosa della sua storia si sta incamminando lungo il sentiero dell’oppo­sizione, un sentiero che non percorreva da sedici anni.

Helge Braun, Norbert Röttgen, Friedrich Merz (Foto: Michael Kappeler/dpa/picture alliance)

Come detto, la lista dei contendenti è per due terzi uguale a quella di un anno fa. E, come detto, il favorito è sempre lo stesso: Friedrich Merz, l’antico avversario di Angela Merkel che per la terza volta prova a prendersi la guida del partito.

Per molto tempo Merz è stato il volto più noto di quella parte di CDU che voleva cambiare direzione, dare un taglio netto alla fase del merkelismo e riportare i conservatori più chiaramente a destra, rottamando il centrismo esasperato che da sempre ha rappresentato un marchio di fabbrica della Cancelliera. Su di lui ricadevano le speranze di chi ambiva a riconquistare i voti degli elettori che, stanchi di un’ identità politica e ideologica annacquata e a volte indistinguibile da quella socialdemo­cratica più moderata, si erano spostati a destra, magari dalle parti di Afd. Ed effettivamente nei confronti degli alternativi Merz è sempre parso l’arma perfetta. Duro sull’immigrazione, critico sul multiculturalismo, molto attento al tema dell’identità culturale tedesca: l’ex capogruppo al Bundestag sulla carta ha tutto per convincere quegli elettori in fuga a tornare indietro.

Il problema però è che, per farlo, bisogna prima conquistare la guida del partito. E per due volte a Merz è andata male, nonostante partisse da favorito.

Forse per questo motivo stavolta la strategia scelta sembra essere diversa. Quando credeva di trionfare guardando a destra, Merz ha sempre perso: ora per vincere sta invece guardando al centro.

Come notava un editoriale dello Spiegel un mesetto fa, in questa campagna congressuale Merz sta costruendosi un altro profilo, più smussato, meno polarizzante. Pur incarnando sempre il desiderio di un deciso cambio di rotta, il suo messaggio è più rassicurante, meno incentrato sullo scontro diretto con il weiter so (“avanti così”) che ha caratterizzato gli ultimi anni di vita del partito. Durante la conferenza stampa con cui ha ufficializzato la sua candidatura Merz è sembrato soprattutto voler tranquillizzare i moderati: bisogna rinnovare, sì, ma nel solco dei nostri valori e della nostra storia. Nessuno spostamento a destra, nessun inseguimento di Afd. Segno che, dalle due sconfitte precedenti, Merz ha imparato almeno una cosa: magari per conquistare i tedeschi bisognerà puntare a destra, ma certamente per conquistare la CDU bisogna puntare al centro.

Questo cambiamento strategico serve anche a scongiurare l’eventualità che più di ogni altro fattore ha contribuito alla sua sconfitta di un anno fa. Evitare cioè che gli altri due contendenti, meno “estremi” e più in sintonia con il corpo moderato del partito, si coalizzino dopo il primo turno, dirottando al ballottaggio i voti di chi arriva terzo sull’altro. Per costruire un campo il più largo possibile Merz ha anche gia’ annun­ciato chi farà parte della sua squadra, in caso di vittoria. E si tratta di un gruppo particolarmente nutrito. Mario Czaja, quarantaseienne deputato berlinese, sarebbe il nuovo Generalsekretär, a cui si affiancherebbe come vice – ruolo finora inedito nell’organigramma del partito – Christina Stumpp, deputata trentaquattrenne proveniente dal Baden-Württemberg. Fra i vice di Merz figurerebbero invece Silvia Breher, che già ora svolge questa funzione, la Ministra dell’Istruzione dello Schleswig-Holstein Katrin Prien e il Ministerpräsident della Sassonia Michael Kretschmer. Un ruolo speciale sarebbe poi riservato a Carsten Linnemann, esperto di questioni finanziarie e figura sempre più influente fra i giovani conservatori.

Da sinistra Mario Czaja, Christian Stumpp e Friedrich Merz (Foto: picture alliance/dpa I Michael Kappeler)

L’altro candidato che ci riprova è Norbert Röttgen, esperto di politica estera che la volta scorsa arrivò terzo al primo turno e fu quindi eliminato dal ballottaggio. Un anno fa il suo profilo si situava più o meno a metà fra quello di Merz, esplicitamente di rottura, e quello di rassicurante continuità incarnato da Armin Laschet.

Adesso, per questo secondo tentativo, il posizionamento rimane lo stesso. Röttgen propone un partito rinnovato, più moderno, più femminile e più giovane, orientato al digitale, ma il cui ancoramento al centro politico della società tedesca non è in discussione. La CDU deve cambiare, ma con moderazione – in tutti i sensi.

Anche Röttgen ha già individuato il suo eventuale Generalsekretär, che però nel suo caso sarebbe una Generalsekretärin, cioè una donna: Franziska Hoppermann, deputata trentanovenne di Amburgo. Rispetto a un anno fa Röttgen ha molte più chance di arrivare quantomeno secondo, e di poter così accedere al ballottaggio qualora risultasse necessario. Ciò che gli serve tuttavia è un modo per emergere in maniera più riconoscibile, avere un profilo maggiormente caratterizzato che gli permetta di conquistare un sostegno più ampio rispetto a quello dello scorso gennaio. E per farlo Röttgen sembra intenzionato a percorrere una strada inversa a quella intrapresa da Merz. Non tanto nel senso di un progressivo spostamento a destra, quanto piuttosto nell’intensificare il livello dello scontro con il governo semaforo appena insediato, presentandosi come capofila di un’opposizione dura e inflessibile a Olaf Scholz e ai suoi ministri. Già da metà novembre Röttgen è stato molto vocale nel criticare i tre partiti della coalizione soprattutto riguardo ai loro piani per la gestione della pandemia, e in particolare la decisione di non rinnovare lo stato di emergenza pandemica.

Franziska Hoppermann e Norbert Röttgen (Foto: dpa)

Il volto nuovo è un debuttante nella sfida per la leadership, ma non certo nella politica: si tratta di Helge Braun, Capo della Cancelleria durante l’ultimo governo e collaboratore strettissimo di Angela Merkel. Ultimo fra i candidati ad annunciare la sua discesa in campo, Braun è chiaramente la mossa della disperazione dell’ala ancora rigidamente merkeliana del partito. Anche lui nelle sue dichiarazioni auspica un rinnovamento profondo della CDU, ma il suo punto di forza è legato alla continuità con l’era della Cancelliera, che lui incarna in maniera impeccabile. Il problema però è che, in una fase politica del tutto nuova in cui i conservatori devono ritrovare il proprio posto, questo non è un punto di forza, tutt’altro. Per chi vuole la continuità Braun è il candidato perfetto. Ma a volere la continuità nella CDU sono rimasti tutto sommato in pochi

Forse per questa ragione Braun sta puntando fortissimo su un team che rappresenti plasticamente un partito nuovo e diverso, più aperto a settori della società che finora hanno tradizionalmente trovato scarsa rappresentanza al suo interno. Anche lui, come Röttgen, vuole una Generalsekretärin al suo fianco: Serap Güler, Sottosegretaria all’Integrazione nel governo del Nordreno-Vestfalia e figlia di Gastarbeiter turchi emigrati in Germania, di religione musulmana. Inoltre intende nominare un’altra giovane deputata alla guida del gruppo responsabile di sviluppare il nuovo programma e la nuova struttura del partito: Nadine Schön, che tra l’altro fa parte sia della Junge Union, l’organizzazione giovanile che tende a favorire Merz, che della Frauen-Union, l’organizzazione femminile.

Da sinistra Serap Güler, Helge Braun, Nadine Schön (Foto: TOBIAS SCHWARZ/AFP)

Tutte e tre queste candidature lasciano comunque aperto un problema di fondo. Nonostante i proclami, possono tre esponenti di questo tipo rappresentare davvero l’esigenza di cambiamento che anima la base dei conservatori? Tutti e tre sono vecchie, vecchissime conoscenze della politica: al di là dei discorsi programmatici, possono realmente entrare in sintonia con un partito che vuole trovare una nuova identità e prepararsi in maniera adeguata agli anni di opposizione che l’aspettano? Un dibattito fra i tre, a fine novembre, ha mostrato poche differenze, concentrate su dettagli e sfumature più che su posizioni radicalmente diverse. Un aspetto da un lato positivo, che conferma come le coordinate principali siano condivise, ma dall’altro preoccupante, perché rivela una scarsa capacità di segnare una cesura autentica e di costruire un profilo chiaramente riconoscibile. Più che sulle proposte, sembra che i tre puntino tutto su ciò che rappresentano, sulla loro storia politica. Ma appunto: in un momento come questo, ha senso puntare sulla propria storia politica? Puntare sul proprio passato, invece che sul futuro?

La palla fino a giovedì pomeriggio è in mano ai 400.000 iscritti alla CDU, che possono votare sia online che per posta. Finora l’affluenza sembra abbastanza alta, pare oltre il 50%. I risultati verranno annunciati venerdì 17 dicembre: se nessuno dei candidati otterrà la maggioranza, si terrà un ballottaggio fra i primi due, tra il 29 dicembre e il 12 gennaio. La nomina ufficiale avverrà poi al Parteitag del 21 e 22 gennaio, ad Hannover.

Difficile dire chi vincerà. Friedrich Merz parte favorito, come sempre: gli ultimi sondaggi lo vedono in testa fra gli elettori dell’Union con il 36%, seguito da Röttgen con il 19% e Braun fermo a 9%. L’ordine cambia però se si guarda agli elettori in generale, non solo a quelli conservatori: in questo caso Röttgen è in testa con il 23%, seguito da Merz con il 21% e Braun con il 10%. 

Ma il dato che colpisce di più è quello relativo a chi risponde che nessuno dei tre è la scelta giusta. Fra i sostenitori dell’Union si tratta del 36%, fra gli elettori in generale addirittura del 46%. Un segnale piuttosto chiaro: chiunque vincerà, la sua leadership sarà strutturalmente debole, e ci sarà molto da lavorare per conquistare il sostegno e la fiducia dei tedeschi. Anche che i rapporti di forza all’interno dell’Union sono destinati a mutare: con una guida della CDU debole, i bavaresi della CSU hanno l’opportunità di aumentare la propria influenza e mettersi già adesso in una posizione privilegiata per strappare la candidatura alla Cancelleria, quando sarà il momento. E chi può sfruttare questa situazione meglio di Markus Söder, popolarissimo leader dei bavaresi?

Edoardo Toniolatti

@AddoloratoIniet

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