Holocaust, 1979

Quando i tedeschi scoprirono l’Orrore

Una serie tv americana di pessima fattura è riuscita là dove centinaia di libri, pièce teatrali, film e trasmissioni televisive, migliaia di documenti e tutti i processi sui lager in tre decenni di storia postbellica hanno fallito: mostrare ai tedeschi i crimini compiuti contro gli ebrei in loro nome in un modo così forte, da sconvolgerne milioni.
Così apriva l’articolo principale dello Spiegel del 29 gennaio 1979, il primo numero comparso in edicola dopo quello che divenne a tutti gli effetti l’evento mediatico dell’anno: la proiezione in tv della miniserie americana Holocaust.

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Dinner for one: stessa procedura di ogni anno

Il tradizionale appuntamento televisivo del San Silvestro tedesco

In Italia ci sono film che sono diventati cult delle vacanze natalizie per intere generazioni: Una Poltrona per Due (Trading Places – John Landis, 1983) è senz’altro il più noto.

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Weimar non è mai stata così cool

Come la serie tv Babylon Berlin sta riscrivendo il modo in cui i tedeschi pensano agli anni Venti

La Berlino dei dorati anni Venti è una “Germania sull’orlo dell’abisso”, come titola l’americano Weekly Standard, oppure una meravigliosa boccata d’aria fresca e libera prima della barbarie nazista? Entrambe! Dopo decenni di tabù, nei quali per gli anni Venti c’era posto solo in qualche romanzo o ai convegni di storiografia, finalmente la Germania di Weimar – che ancora si faceva chiamare Reich ma era già una repubblica – irrompe fra il grande pubblico e fa colpo alla grande. Continua a leggere “Weimar non è mai stata così cool”

Cosa c’è dietro un simbolo

La decisione dell’USK sui simboli nazisti nei videogiochi e cosa ci rivela sulla cultura e sulla società tedesca

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Un ben noto stereotipo, assai duro a morire, vuole che sia praticamente impossibile parlare della Germania senza in qualche modo dover parlare di Nazismo.

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The Statue

Come un film svedese aiuta a capire la polemica che ha coinvolto la Biennale d’arte contemporanea di Wiesbaden.

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A Stoccolma il direttore artistico del più importante museo d’arte della città si lascia sopraffare dalle tribolazioni private e perde di vista il suo ultimo progetto: la campagna di marketing per un’opera che vuole stimolare riflessioni e dibattiti nella società, ma anche ripromuovere un senso dell’arte come rifugio protetto, uno spazio sicuro di interazione dove non ci saranno violenza o sopraffazione, ma “uguali diritti per tutti”. Perde di vista l’opera al punto che forse si ritrova, nel privato, agente di tutto ciò che le è contrario e così arriva indirettamente a contaminare l’opera stessa, finendo per affidarne la diffusione a un team PR totalmente assorbito dal solo obiettivo di renderla virale. L’opera scompare dal discorso, rimane solo la grettezza del messaggio virale. Alla fine tutto è inevitabilmente perso, sia sul piano pubblico che privato. Continua a leggere “The Statue”

Gamescom, o del paradosso tecnologico tedesco

Lo strano caso di un Paese che è il quarto mercato mondiale per i videogiochi ma ha anche una pessima infrastruttura tecnologica

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Nel 2018 si festeggia la decima edizione di Gamescom, una delle più grandi e importanti fiere di videogiochi al mondo che si tiene ogni anno a Colonia, appuntamento fisso per appassionati e professionisti del settore; e per l’occasione siamo andati a farci un giro anche noi.

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Tatort – Il sismografo della società è sulla scena del delitto

La cerimonia televisiva della domenica sera tedesca

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Ogni serie tv che duri nei decenni ha i suoi cliché e le sue leggende. Una di queste leggende vuole che, quando nel 1970 il primo canale televisivo pubblico tedesco – l’ARD – concepì “Tatort”, la sigla fosse stata pensata per essere impossibile da fischiettare: la musica d’apertura doveva essere qualcosa di facilmente memorizzabile dallo spettatore, ma non altrettanto facilmente riproducibile, per non rovinare suspense e pathos del genere poliziesco.

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